Dustin Myers Picture’s


 Io conosco meglio la vita, perché tanto spesso sono stato sul punto di perderla: e proprio per questo dalla vita ricavo di più di voi tutti!»  – F. Nietzsche

 Io voglio creare per me il mio proprio sole» – F. N.

Tutti i predicatori morali, come anche  tutti i teologi, hanno in comune una mancanza di garbo: cercano di convincere i loro interlocutori che starebbero molto male e avrebbero bisogno  di una cura dura e radicale. E poiché gli uomini, nel loro complesso, hanno  teso l’orecchio a questi maestri con troppo zelo e per secoli e secoli, a lungo andare parte della superstizione sul loro star male ha finito per trapassare davvero in loro: cosicché adesso sono anche troppo pronti a sospirare  e a non trovare più niente nella vita e a metter su una faccia così afflitta da  dare quasi l’impressione che la loro vita sia davvero intollerabile. – F. N.

Dave Martsolf Picture’s


Dal paradiso. (F. Nietzsche)

«Bene e male sono i pregiudizi di Dio», disse il serpente.

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Esiste verosimilmente un’immensa invisibile curva e orbita siderale, in cui potrebbero essere ricomprese, quasi esigui tratti di strada, le nostre diverse vie e mete, – innalziamoci a questo pensiero!

… .Crediamo dunque nella nostra amicizia stellare anche se sulla terra, dovessimo essere nemici.  (F. N.)

Che cosa rende eroici?

Muovere incontro al alla propria suprema sofferenza e insieme alla propria suprema speranza.

Perché, – credimi! — Per  il segreto per raccogliere dall’esistenza la fecondità e diletto più grande si esprime così: vivere pericolosamente !

(F. N.)

 

A che cosa credi?

Al fatto che i pesi di tutte le cose debbano essere di nuovo determinati. – F. N.

Originalità. (F. N.)

Che cos’è l’originalità? Vedere qualcosa che non ha ancora  nome, che non può essere nominato per quanto sia davanti agli occhi di  tutti. Le abitudini degli uomini vogliono che sia il nome a rendere loro visibile una cosa. Gli originali sono perlopiù coloro che hanno dato per primi un nome  alle cose.

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Frédéric Clément Picture’s


Incenso. (Nietzsche)

Buddha dice: «Non adulare il tuo benefattore». Si ripeta questa massima in una chiesa cristiana: purificherà istantaneamente l’aria da tutto quel che c’è di cristiano.

Diversi pericoli della vita (Nietzsche)

Ignorate del tutto quel che state vivendo, correte come ebbri attraverso la vita e di tanto in tanto piombate giù da una scala. Eppure, grazie alla vostra ebbrezza, non vi rompete le ossa: i vostri muscoli sono troppo fiacchi e la vostra testa troppo ottenebrata perché possiate trovare troppo dure le pietre di questa scala, come noialtri! Per noi la vita costituisce un perìcolo maggiore: siamo fatti di vetro e, se cadiamo, guai a  noi! E quando cadiamo, tutto è perduto!

I pensieri sono le ombre delle nostre percezioni — sempre più scuri, più vuoti, più semplici di queste.  (F. N.)

Libri. (F. N.)

Che cosa può importarcene di un libro che non ci porta al di là di  tutti i libri? Leggi il seguito di questo post »

Bjorn Richter


L’istinto del gregge. Laddove incontriamo una morale troviamo sempre  una valutazione e un ordinamento gerarchico degli istinti e delle azioni  umane. Queste valutazioni e ordinamenti gerarchici sono sempre espressione dei bisogni di una comunità e di un gregge: ciò che giova in primo luogo  — ma anche in secondo e in terzo — alla comunità, diventa anche la suprema scala di valori di ogni singolo. Con la morale il singolo è addestrato ad  essere funzione del gregge e ad attribuirsi valore soltanto in quanto funzione. Poiché le condizioni della conservazione di una comunità sono assai diverse da quelle di un’altra comunità, ci sono state morali assai diverse e, in  riferimento alle sostanziali trasformazioni che ancora ci aspettano di greggi e comunità, Stati e società, si può profetizzare che ci saranno ancora  morali molto differenti. La moralità è l’istinto del gregge nel singolo.

(Nietzsche)

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Dietmar Gross : Crazy Nature


Fascino dell’imperfezione.

Vedo qui un poeta che, come alcuni uomini,  esercita più fascino con la sua incompiutezza che con tutto quello che pren- de forma sotto la sua mano: sì, i suoi vantaggi e la sua fama gli derivano  molto di più dalla sua incapacità che dalla sua forza. La sua opera non  esprime mai completamente quello che egli vorrebbe esprimere e avervi visto: sembra che si sia pregustato una visione, senza averla mai davvero  contemplata — ma nella sua anima è rimasta un’immane cupidigia di quella visione, da cui nasce l’immane eloquenza del suo desiderio e della sua fame. Così egli solleva colui che lo ascolta al di sopra della sua opera e di tutte le «opere», e gli dà ali per volare, per salire così in alto dove altrimenti  gli ascoltatori non salgono: e così, divenuti essi stessi poeti e visionari, tributano all’artefice della loro felicità una grande ammirazione, come se li  avesse condotti direttamente alla contemplazione del suo ultimo sancta  sanctorum, come se avesse raggiunto il suo scopo e avesse davvero contemplato e comunicato la sua visione. È un bene, per la sua fama, che egli non  abbia raggiunto il suo scopo.

(Nietzsche)

Gianni de Conno


 Soltanto in quanto creatori!

Questo mi dà una gran pena e, da sempre,  la pena più grande: rendermi conto che il nome delle cose sia indicibilmen-  te più importante della loro essenza. Reputazione, nome e apparenza, la  validità, il peso e la misura comunemente attribuiti a una cosa, originaria-  mente frutto di errore e arbitrarietà, gettati sulle cose come un abito pur  essendo completamente estranei al loro essere e alla loro stessa pelle: la fe-  de in tutto ciò, rafforzatasi di generazione in generazione, ha fatto sì che il  nome attecchisse alle cose, diventandone addirittura il corpo: l’apparenza  iniziale diventa, in ultima analisi, essenza, e agisce da essenza! Che folle  sarebbe mai colui che ritenesse sufficiente indicare questa origine e l’illuso¬  rietà dell’involucro per annientare il presunto mondo delle essenze, la co-  siddetta «realtà»! Soltanto in quanto creatori possiamo annientare! Ma  non dimentichiamo neppure questo: è sufficiente creare nuovi nomi e valu-  tazioni e verosimiglianze per creare, alla lunga, nuove cose.

(Nietzsche)

Brian Dettmer


Il desiderio di soffrire. Se penso al desiderio di darsi da fare che solletica   pungola milioni di giovani europei, i quali non riescono a sopportare la  noia e se stessi, comprendo che in loro deve essere presente un desiderio di  soffrire, di trarre dalle loro sofferenze un probabile motivo per fare e per  agire. Pensare è necessario! Da qui il grido dei politici, da qui le molte «si-  tuazioni penose» false, fittizie, esagerate, tutte le classi possibili e la cieca  disponibilità a credere in esse. Questo giovane mondo desidera che non la  felicità, ma l’infelicità provengano e risultino visibili doll ‘esterno; e la sua  fantasia si mette all’opera in precedenza per plasmare un mostro, onde es-  sere poi in grado di lottare contro un mostro. Se questi malati avidi di pena  avvertissero in sé, dall’interno, la forza di fare del bene a se stessi, di fare  qualcosa per sé, saprebbero anche come crearsi dall’interno una pena pro-  pria ed esclusiva. Le loro scoperte potrebbero poi essere più raffinate e le  loro soddisfazioni potrebbero somigliare a una bella musica, mentre ades-  so riempiono il mondo con le loro grida di pena e quindi, troppo spesso,  soltanto con il loro senso di pena! Così non sanno che farsene di se stessi, e  così dipingono alla parete l’infelicità degli altri: hanno sempre bisogno de-  gli altri! E sempre altri ancora! Perdono, amici miei, io ho osato dipingere  alla parete la mia felicità.

(Nietzsche)

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