RIPASSO DEL LAVORO DI GURDJIEFF


FONTE: http://www.italianseduction.it/forum/t-46250-luomo-gurdjieff/

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L’uomo Gurdjieff, chi è costui? Temo che cercare di “etichettarlo” sia impossibile, era l’uomo dai mille volti, ancora oggi si ignora chi fosse in realtà, per alcuni era un mercante di tappeti, per altri un mistico, altri ancora sono morti nella convinzione che fosse in realtà un maestro di danze, ma era anche imprenditore, un artigiano, un ingegnere, è stato una spia russa ed ha lavorato (si dice) persino nel controspionaggio per il dalai lama. Era l’uomo mascherato, ma soprattutto l’ideatore di un metodo che chiamava “lavoro” e che era un insegnamento basato sulla fusione di più scienze.

Gurdjieff diceva che gli uomini non sono uomini, ma sono esseri meccanici che funzionano in maniera involontaria, mossi da diversi centri, in un numero da due a sette. Il suo “lavoro” consisteva in un riequilibrio di ognuno di questi centri, per permettere a ciascuno di loro di lavorare correttamente e permettere il collegamento con i due centri “superiori”, intellettivo ed emozionale, identici a quelli inferiori, se non fosse per il fatto che nei superiori manca la dualità, è assente la differenza bene-male o l’opposizione si-no.
Il corretto funzionamento dei centri permette inoltre la costruzione di “corpi sottili”, che nonostante abbiano gli stessi nomi delle buddanate occultiste e teosofiche, altro non sono che delle proiezioni della volontà realizzata attraverso l’utilizzo dei centri superiori.

In base al centro maggiormente attivo, Gurdjieff (e anche la cultura indiana) diceva che gli uomini si dividono in tre categorie:
uomini di primo tipo o “fachiri”, dediti unicamente alle azioni, agli impulsi motori, istintivi e sessuali, cioè uomini che funzionano a “sensazioni”;
uomini di secondo tipo o “monaci”, dediti unicamente alle emozioni, mossi dai sentimenti
uomini di terzo tipo o “yogi”, uomini razionali, che lui chiamava i “filosofi”, cioè gli uomini teorici, dediti ai pensieri ed ai ragionamenti

Oltre a questi, parlava anche di “tipi d’uomo superiori”, facendo ovvi riferimenti ai centri superiori.

Quello dei centri era solo un piccolo ma fondamentale punto del “lavoro”, che Gurdjieff spiegava sottoforma di metafore ed esempi schematici non sempre chiari, come nel suo “Belzebù”, la sua magnum opus.

Una tra le metafore che usava spesso era quella della luna. Diceva sempre che gli uomini sono schiavi della luna e che tutto quanto fanno, guerre comprese, non è colpa loro, ma colpa della luna.
Nel “Belzebù”, la luna veniva sostituita dal misterioso organo kundabuffer e nonostante anche qui ci siano state le classiche speculazioni degli spiritati ehm spiritualisti, è evidente che sia l’organo che la “luna” siano molto più semplicmente la mente umana, intesa sia come centri individuali, sia come DNA.

Un’altro colosso del suo sistema è la spiegazione dell’essenza e della personalità.
Gurdjieff diceva che l’uomo alla nascita è un essere composto da un’essenza, ma che a causa delle “influenze planetarie” dell’educazione, sviluppa una certa personalità.
Gurdjieff diceva che la personalità è la maschera dell’essenza, e che noi in realtà non ne abbiamo una sola, ma ne abbiamo migliaia se non milioni. Egli diceva che queste personalità multiple si chiamano tutte “io”, nel senso che ogni volta che diciamo “io”, stiamo inscenando una personalità, che una volta terminato il compito scompare facendone apparire una nuova.
Quando dico:
io mangio, l’io che ne esce fuori “comanda” l’organismo finchè non termina il compito, e poi scompare.
Fin qui nulla di che, ma se ad uscire fuori è “io sono un completo incapace” questo io comanda l’organismo di essere un completo incapace. Attenzione alla parola essere. Non è messa a caso, significa proprio che questo io, comanda l’essenza. L’essenza è pressapoco quella definita come “l’inconscio” ed è la vera natura dell’uomo. Natura camuffata e mascherata dalla personalità, dall’io, la quale invia i suoi infidi comandi nascosti sottoforma di convinzioni, per dirla in maniera pnlista.
Gurdjieff diceva che ogni “io” si presenta come un re, e distribuisce frustate a destra e a sinistra, e quando lascia il trono, saranno altri a pagarne le conseguenze. Quante volte vi sarà capitato di trovarvi immischiati in qualcosa che non ricordate, il motivo è questo, un io sostituto che ha fatto qualcosa al vostro posto.

E adesso arriviamo alla parte più interessante. Il ricordo di sè. Gurdjieff diceva che le persone vivono i nove decimi della vita nel sonno, vivono come degli addormentati. Diceva che oltre ai sogni notturni, noi facciamo anche sogni diurni, che definiva delle immaginazioni, quante volte vi sarà capitato di fare sogni a occhi aperti, desideri irrealizzabili. Ebbene queste fantasie, tolgono spazio alla realtà. Sono anche questi derivati dagli “io”, e sono anche abbastanza pericolosi, specie a livelli di relazioni sociali. Pensate, secondo gli studi di Cialdini sulla persuasione noi siamo indotti (o indottrinati fin dall’infanzia) ad agire coerentemente con quanto dichiarato. Questo meccanismo però funziona solamente se l’azione è registrata da qualcuno, o scritta su un foglio, con una di queste “testimonianze”, noi siamo spinti dalla coerenza a muoverci nella direzione del desiderio dell’io, anche se questo se n’è andato. Così il venditore lusinga un io affinchè firmi il contratto, ma poi l’io se ne va, il desiderio cessa, e noi ci ritroviamo della mercanzia inutile a casa!
Ma torniamo a Gurdjieff, ho aperto questa parentesi perchè Gurdjieff a proposito di questi io diceva che è possibile controllarli, sorvegliarli, in modo da impedir loro di fare disastri. Ciò significa che parte del lavoro è osservazione, o meglio ricordo. Diceva che noi non ci ricordiamo di noi, delle nostre azioni quotidiane.
In effetti, che cosa ho mangiato oggi? Che cosa ho fatto oggi? Boh!!!!
Non ce ne ricordiamo perchè nessuno ci fa mai caso. E intanto che facciamo? Semplice, fantastichiamo, sognamo, dormiamo! Un sonno, ipnotico! Infatti chiunque di voi conosca un minimo di ipnosi saprà che la maggior parte delle tecniche, quelle più infide, hanno un effetto visivo interno, tradotto in emozione, o meglio, l’emozione neuro-associata ad un immagine mentale.
Contro questo sonno ipnotico Gurdjieff suggeriva una semplice tecnica, che chiamava “ricordo di sè”.
Semplicemente consiste nel domandarsi cosa si sta facendo nel mentre in cui lo si fa. Per esempio se lavo i piatti pongo attenzione sull’azione del lavaggio dei piatti invece che pensare a cosa dire l’indomani al mio datore di lavoro perchè invece di andare in fabbrica o forse in ufficio preferisco andarmene a pescare.
Quello sarà infatti un problema di domani, e non di adesso!
Oltre al ricordarsi di sè, Gurdjieff suggeriva anche di scattare delle “fotografie mentali di sè stesso”, cioè di memorizzare che cosa si fa, che postura abbiamo in quel momento, quali erano i nostri pensieri, che tipo di emozioni avevamo, e via discorrendo. Gurdjieff diceva che ad ogni postura corrisponde un particolare pensiero ed una determinata serie di emozioni e sensazioni. Osservandosi in queste maniere si ottiene lo stesso effetto che si otterrebbe a mettersi a studiare i manuali di comunicazione non verbale, con la differenza che si ottengono risultati migliori, provare per credere. Inoltre in questo modo si ha la possibilità di osservare gli “io” o personalità differenti all’opera. Con il tempo e la pazienza si ottengono sufficienti dati per potersi analizzare. L’osservazione deve essere imparziale, priva di giudizi, come se steste guardando la televisione, mi raccomando, altrimenti risulta falsata!
Secondo Gurdjieff tutte queste osservazioni tengono sveglio il padrone della carrozza, con l’effetto di far crescere la propria essenza, che altrimenti rimane un bambino (è per questo che più o meno tutti gli uomini, e soprattutto le donne, tendono ad assumere comportamenti sempre infantili, anche a 50 o 90 anni!).

E con padrone e carrozza, oltre che cavallo e cocchiere, Gurdjieff delineava un’altra metafora dell’essere, dell’essenza, cioè il corretto funzionamento dei centri. Adesso spero abbiate capito che tutta la storia del ricordo e della personalità servono unicamente a far funzionare correttamente i centri. I centri, sempre secondo Gurdjieff, dispongono di differenti energie, dotate di diverse “frequenze di vibrazione”: Secondo il suo sistema lungo e complicato da spiegare nel dettaglio, ogni centro lavora con degli “idrogeni” diversi, composti da “azoti”, “carboni” e “ossigeni” combinati. L’ovvio riferimento alla chimica organica e al sistema biologico spero sia noto, nel caso non lo fosse guardatevi wikipedia e sarete illuminati. Gurdjieff parlava di diverse sostanze prodotte, paragonava l’organismo ad una fabbrica e diceva che ogni centro ha un accumulatore (o pila) da cui pescare l’energia per funzionare. Questi accumulatori (3 in tutto, uno per pensieri, il secondo per emozioni, il terzo per sensazioni, motorie, istintive e sessuali), vengono ricaricati da un grande accumulatore, una sorta di magazzino energetico, da cui i centri pescano energia quando i loro accumulatori si esauriscono.
Ebbene Gurdjieff diceva che normalmente la fabbrica dovrebbe lavorare al massimo, tuttavia sosteneva che i centri invece di utilizzare la loro propria energia, rubavano quella degli altri. Diceva che il centro emozionale ruba energia al centro sessuale, e compie il proprio lavoro nel centro intellettivo. L’esempio lampante di questo cattivo funzionamento è l’immaginazione mentale. Gurdjieff diceva che ogni volta che in una nostra azione, emozione, o pensiero, vi è un ardore eccessivo, questo deriva dal centro sessuale. Gurdjieff lo chiamava l’abuso del sesso, non perchè si violenti una donna, o ci si masturbi (attività che Gurdjieff chiamava la necessaria espulsione della seconda merda), ma perchè si “violenta” il centro sessuale, privandolo delle sue proprie energie. Questa privazione impedisce alle persone di compiere una regolare attività sessuale, che invece viene investita in altre attività, a seconda del centro che utilizza l’energia del sesso. Se è il centro motore, si vedrà la persona impegnarsi eccessivamente nello sport, compiere scalate, maratone, allenamenti senza sosta, il tutto fatto con un vigore insolito per il centro motore, che solitamente si occupa di movimenti e basta, e anzi, tende ad impigrirsi.
Il centri intellettivo invece elabora teorie, o filosofie, la famosa leggenda del filosofo che non tromba è vera per questo, perchè impiega il sesso per ragionare (F. Nietzsche ne è l’esempio lampante, con il noto aforisma “se vai in cerca di donne, non scordarti la frusta”, quando l’unica donna che ha mai visto era la sorella), il centro emozionale con l’energia del sesso non ci fa solo le seghe (attività perfettamente naturale, il cui scopo è quello di eliminare sostanze che altrimenti danneggiano l’organismo) ma crea complotti, rivolte, mette ferocia, depreda, uccide, oppure predica l’astinenza, l’ascetismo, la paura, infine il centro istintivo con l’energia del sesso produce sensazioni sgradevoli.
Gurdjieff diceva che l’energia del sesso è la più sottile che il nostro organismo è normalmente in grado di produrre, cioè è quella di qualità migliore, di frequenza più elevata. Diceva che l’energia del sesso aveva la stessa frequenza, la stessa qualità, dell’energia del centro emozionale superiore, cioè significa che l’energia di questo centro poteva permettere al centro emozionale superiore di funzionare. Abbiamo già detto che questo centro superiore corrisponde al centro emozionale, la sola cosa che non ha è la polarità negativa-positiva, così come nel sesso. C’è eccitazione, o non c’è nulla. Ecco spiegato l’effetto dell’arcinoto sexual tantra, ed ecco spiegato perchè il cosiddetto massaggio tantrico risulta così benefico all’organismo, come del resto lo è il normale orgasmo. In quei momenti l’organismo produce una sostanza chiamata dopamina, che viene rilasciata nel sistema nervoso e genera quella sensazione di piacere intensa ed estatica che normalmente non c’è.
Ora, perchè mi sono soffermato così tanto sul sesso? Semplice, perchè ho visto numerose persone affermare che non scopano perchè non hanno tempo (troppo lavoro, troppo studio, troppo sport, spero almeno non troppa chiesa però :D ), così sfruttando il sapere di Gurdjieff mi sono soffermato a spiegar loro qual’è il motivo del “tempo”, che non è una scusa, una giustificazione, ma è proprio un cattivo lavoro dell’organismo, è l’intera fabbrica che va rivista, perchè se un centro usa l’energia di un altro centro, significa che spreca la sua di energia, altrimenti non userebbe quella dell’altro! Prima di fare il pieno di benzina alla macchina, devi svuotare il serbatoio, altrimenti la benzina viene espulsa dal troppo pieno, se non hai capito la metafora significa che verrebbe cagata fuori, o masturbata fuori!
Il centro intellettivo spreca la sua propria energia in pensieri inutili, e quando dico inutili parlo di tutto quel chiacchiericcio che facciamo a noi stessi, oppure il parlar male degli altri, i pettegolezzi, insomma tutti i discorsi e le parole che potrebbero essere risparmiate, siano, letti, scritti, parlati o solo pensati. Tutta energia bruciata!
Il centro emozionale spreca la sua energia in emozioni negative, si deprime, s’intristisce, si arrabbia, che spreco! I centri motore e istintivo invece sperperano l’energia in movimenti inutili. Il centro motore è responsabile dei movimenti dei muscoli “volontari”; mentre il centro istintivo muove quelli “involontari”. Per capire i movimenti “involontari” prova a pensare intensamente alle Haway, desiderando di andare là, sentirai qualcosa che al tuo interno produrrà una sorta di tensione, ecco i muscoli involontari. Chiamo involontari i muscoli responsabili di tutti i movimenti ideosensori. Questa opposizione fa si che per sollevare un ago da terra si impieghi la stessa quantità di forza necessaria a sollevare un oggetto molto più pesante.
In questo caso il centro sessuale funge da stabilizzatore, nel senso che tende a riequilibrare naturalmente lo squilibrio generato dai due centri. I tre centri, tutti insieme costituiscono un centro, che chiamo centro delle sensazioni. AL centro delle sensazioni è collegato il terzo accumulatore (ricordate? Gli altri due sono collegati al’intellettivo e all’emozionale.)

Ora che ho spiegato l’idea di Gurdjieff sulla funzione dei centri, posso tornare alla metafora iniziale, della carrozza.
Gurdjieff diceva che noi siamo come una carrozza trainata da un cavallo, controllato dal cocchiere e guidato da un padrone, che dimora nella carrozza. Tuttavia abbiamo visto che questo padrone dorme. E’ addormentato, e pertanto non guida il cocchiere nella direzione voluta. Ecco perchè Gurdjieff diceva che non c’è volontà; la volontà c’è solo dove il padrone è sveglio e guida verso una direzione, verso un obiettivo!
Il cocchiere non sapendo dove andare, si sostituisce al padrone a va dove vuole lui, o meglio, dove desidera lui. In questo modo si vengono a creare gli “io” della personalità. La personalità non è solo “io, la personalità è la persona, la carrozza, è l’estetica, la parte esteriore dell’essere, che è interno, o meglio, è il padrone che dimora all’interno della carrozza. Quello è l’essenza!
Il cocchiere non è la personalità, ma è colui che fabbrica gli “io”, aiutandosi con il cavallo. Il cocchiere sono i pensieri, mentre il cavallo sono le emozioni. Il cocchiere normalmente non è istruito a controllare il cavallo, perchè istruirlo, formarlo, è compito del padrone.Secondo Gurdjieff il padrone non è soltanto l’essenza, ma è anche l’apparato formatore, colui che ha il compito di formare il cocchiere.
Il cocchiere vive quindi assorto nei suoi pensieri, pensa di sapere, magari si istruisce anche, e tanto, può andare persino nelle più prestigiose università, e tuttavia non sa gestire il cavallo. Solo il padrone sa come nutrirlo, sa quando frustarlo e quando accarezzarlo, sa come tirare le redini affinchè obbedisca, e via dicendo. Nessun altro può istruire il nostro cocchiere, solo il nostro padrone conosce il nostro cavallo, perchè è lui che lo ha accudito, almeno nei primi anni di vita, prima che si addormentasse!
In questo modo il cavallo è senza controllo. Accade che il cocchiere lo frusta quando dovrebbe accarezzarlo, oppure che tiri le redini quando invece dovrebbe lasciarlo correre. Il cavallo si imbizzarrisce, e a questo punto si mette a galoppare all’impazzata. Va specificato che il cavallo ha anche il paraocchi, perciò ignora totalmente quel che gli sta di fianco, vede solo davanti e basta, inoltre ignora la carrozza che deve trainare, non sa se la strada che percorre è larga sufficientemente affinchè anche la carrozza passi oppure no. Questi sono calcoli che il cocchiere dovrebbe fare, ma essendo pigro e ignorante non fa. Il cocchiere preferisce leggere il giornale o bersi il grappino, lasciando tutto nelle mani del cavallo.
Ma il cavallo è incontrollabile, impazzisce, corre come un forsennato, e questo danneggia la carrozza. la strada è dissestata, le ruote si usurano, inoltre i sassi rigano i lati della carrozza, e ancor peggio i sobbalzi fanno perdere le redini, a questo punto anche le stanghe che uniscono cavallo alla carrozza si spezzano, ma è troppo tardi, e il cavallo … finisce dritto dritto nel burrone, con tanto di carrozza, cocchiere e padrone!
Questo è il tragico destino degli uomini! Gurdjieff li definisce delle macchine appunto perchè funzionano come una macchina, e questo perchè il padrone dorme!
Il primo compito è risvegliarlo, ed è un compito assai arduo! Le persone sono abitudinarie, tendono a far sempre le stesse cose, questa è anche la spiegazione del perchè le donne perdono attrazione per noi, a tutti piace il tipo imprevedibile, quello che non sai mai cosa fa, indipendentemente che sia alfa, beta, gamma o omega! E chiamiamo individui simili “amici simpatici”, o nel caso delle donne “il mio uomo ideale”! Il motivo è la pigrizia del cocchiere, che non vuole lavorare, e del padrone, che si addormenta e lascia al cocchiere il suo ruolo. Ma il cocchiere non essendo controllato, fa come gli pare e gli piace, si mette alla ricerca dei suoi desideri, produce “io”, e poi li distrugge sostituendoli ad altri “io”.

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STRAFATTI DI ILLUSIONI


Trovammo un tossicodipendente che “si era fatto”, svenuto sulla strada. Quando lo svegliarono; l’uomo s’arrabbiò e s’infuriò come “una bestia” perché era stato svegliato dal suo trip, dal suo “viaggio”, dalla sua illusione. Mi dicevo: “Li ringrazierà che gli salvano la vita!”, e invece bestemmiava, imprecava e si dimenava come un pazzo. E’ così: se svegli uno che dorme non sarà contento. Perché quando ti svegli scopri che la realtà non è quella che pensavi tu, o quella che ti eri faticosamente costruito o nascosto.

La tua Voce può Cambiarti la Vita – Ciro Imparato

Her – Lei [Sub-ITA] (2013)


 


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27.11.2014 | PROGETTO ZION – org. e territorio | BOLOGNA, R. Bruno – Deja vu e Social Innovation


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