“I AM” MY WORDS?


Consideration about conceptual “I”, “fictional self”.
Where the verbal “I”, the sense of “me” is located?
How can simply communicate the conceptual “I am” in a down-earth terminology, to whom doesn’t “speak” the language of dzogchen?
An interesting support can come from neuroscience.
Let’s suppose that the conceptual “I” is a product of schooling and his roots are findible in the brain, precisely in the Broca-Wernicke’s area. If we understand that the linguistic brain section is involved in our limitated/distorted’s identification we are also motivated to pay more attention to the implications of our (or others) way of talking and thinking.
We will not be tricked by linguistic games (the main source of our confusion and delusions about many things, especially our identity).
Verbalization is the big deal, dialectic is the bound.
If we can point out that the neurotic mechanism (the auto-referential tendencies culminating in stories about a mitical “me”) are in fact a conseguences of a learning process (started in the primary school) we then can correct this misleading linguistic process by ourselves.
The localization of the “false self” is just an aid to point out a practical way to dissolve a dilemma that maybe with the mere spiritual’practice will never be solved.
It’s like Don Chisciotte: many teaching, books, forums and people talk a lot about non-self etc. without actually saying nothing important, useful or concrete.
In that sense a practitioner that doesn’t recognize this mental process will always be caught in this neuro-linguistic cheat, never be able to get rid of this deceptive pattern, even if he meditate for many lifes. His looking begins (unintentionally) from the wrong place. His is spellbound by the sound “me”, his sense of existence is associated to this word, therefore his fellings will always be unsatisfactory.
 

QUEL CHE VEDI/SENTI NON E’ REALE


QUEL CHE PERCEPISCI SENSORIALMENTE NON E’ VERO

… Da non confondere con l”EFFETTO POLITICA” dove, non importa come le labbra si muovano, si dicono sempre stronzate

LA PERNACCHIA CHE GUARISCE


Facile e rapido esercizietto per scrollarsi di dosso le sensazioni (spesso inutili o indesiderate) associate a situazioni-persone-oggetti quotidiani.

immagina l’evento o la persona speciale e contemporaneamente emetti una sonora rista, una pernacchia (dei suoni incomprensibili)

Alla presenza di quell’idolo (persona/oggetto significativo) proverai un grande senso di ilarità.

Non ti imbarazzerai, non ti sentirai minacciato da niente e nessuno.

Fai una veloce carrellata mentale di cose a cui hai dato molta importanza (ripensa ad amici, parenti, episodi del passato, traumi, colleghi, etc.) e nel frattempo produci delle stimolazioni insolite nel corpo. La tecnica funziona anche se la risata è forzata. L’importante è indurre una percezione inconsueta tale che sminuisca l’importanza dell’idolo, cioè di tutto ciò che prima ti provocava forti e spiacevoli sensazioni.

spiegazione del metodo:

Quando vediamo, ascoltimao o semplicemente pensiamo a qualcuno il corpo reagisce attivando il centro emotivo e producendo particolari sensazioni. Queste sensazioni dipendono dal significato che abbiamo inconsciamente attribuito agli idoli (l’idolo è – per semplicità – tutto ciò con cui entriamo in contatto). Dal momento che è improduttivo e pressoché impossibile intervenire per via razionale, il miglior stratagemma consiste nell’intervenire a livello cinestesico, cioè sul piano delle sensazioni fisiche. Il bello dell’intervento percettivo è che ottieni istantaneamente dei risultati; risultati che a liv. cognitivo avrebbero richiesto anni di operazioni mentali. Questo evita un noioso lavoro di scavo sulle proprie convinzioni.

In fin dei conti l’obiettivo finale di ogni interazione è sempre il medesimo: esperire la miglior percezione possibile della realtà.

Perché non rimanere costantemente in quella percezione, spontaneamente – senza la necessità di oggetti esterni (stimolanti)?!

Perché servirsi di mezzi macchinosi, lenti, ripetitivi quando hai già a disposizione gli strumenti efficaci per ottimizzare le percezioni del tuo corpo?

Lascio a te la scelta degli strumenti migliori, mi permetto soltanto di ricordarti che esistono sempre dei mezzi più rapidi ed efficaci. Ricercali, testali o semplicemente inventali sul momento.

Se una cosa (una relazione) funziona te ne accorgi subito: ti senti leggero, spensierato… non prendi sul serio niente e nessuno.

Se una cosa (una relazione) non funziona provi l’effetto contrario: tensione, diagio… prendi dannatamente sul serio tutto e tutti.

 

CAUSE ESTERNE


Di Andrea Panatta –>  maghierranti.blogspot.com

 

Crediamo a tutto, tranne che al nostro potere. Crediamo al fatto che qualsiasi cosa possa condizionarci, pianeti, influssi astrali, il cambio di stagione, l’ora legale, le energie ‘negative’, le ‘entità’. Poco o nulla ci viene detto sul fatto che forse, e sottolineo forse, queste cause esterne possano agire in noi soltanto perché hanno trovato una ‘debolezza’ nella nostra coscienza. Ultimamente ho avuto uno scambio di vedute con un praticante dello yoga integrale di Sri Aurobindo e sorprendendomi di quanto la teoria e la pratica dei metodi fossero vicine a quanto descritto nel Piccolo libro della centratura e praticato con il metodo Yin, ho azzardato
una domanda: “Secondo te l’esterno ci influenza davvero? È a causa di un problema nell’inconscio che avviene questa influenza?” La lunghissima discussione che ne è seguita ci ha portato a poche semplici conclusioni. Tutto ciò che non è gradualmente reso consapevole e che striscia non visto nelle regioni del subcosciente può virtualmente dare forma a zone di minore resistenza nel nostro campo di attenzione (la coscienza appunto) nel quale certe forze possono dunque infilarsi e agire indisturbate. Ma, diceva il mio amico, noi possiamo rifiutare la nostra adesione a queste forze, proprio nel momento in cui osserviamo il loro tentativo di agire su di noi. Possiamo smettere di credere che siano inevitabili. Possiamo usare la volontà, la purezza dell’intento e l’aspirazione costante come puntello per sganciarci da queste energie (e da qualsiasi altra ‘sostanza psichica’) e decidere di negare attivamente la loro influenza. All’inizio potrebbe stentare a funzionare e forse ci sentiremo ancora per un po’ come immersi in un groviglio di sensazioni e stati fisici che ci spostano di qua e di là, quasi come fossimo una boa in un mare in tempesta. Ma continuando a negare la nostra adesione la coscienza imparerà a sganciarsi gradualmente dall’azione di queste forze e inizieremo a vedere con i nostri occhi interiori dov’è quel buco nel subcosciente che permette alle forze ‘esterne’ di influenzarci. Quel vedere sarà l’inizio del nostro renderci progressivamente indipendenti da tutte quelle forze che fino a poco prima ritenevamo assolutamente inevitabili e vedremo come molto probabilmente tutto quello che ci influenza lo fa con il nostro – anche se inconsapevole – consenso.

RASATI A ZERO E SCIOGLIERAI TUTTI I NODI ESISTENZIALI


Metafora dei nodi come problemi quotidiani.

Trascorriamo la maggior parte della nostra vita a districarci tra innumerevoli difficoltà.

E’ tutto un grattacapo.

Come possiamo sciogliere in un colpo solo tutti questi nodi?

RASANDOCI A ZERO!

Sembra una fesseria, ma da un punto di vista psicologico (quindi esistenziale) la rasatura è una procedura potentissima, pari a concetti come quello di realizzazione, liberazione, illuminazione, risveglio, etc… In un certo senso sono sinonimi.

Rasarsi a zero significa avere un atteggiamento completamente distaccato, indifferente alle infinite scocciature di questo mondo. Ribatterai che fisicamente non è possibile e io ribatto chiedendoti qual è la tua autentica identità. Chi sei tu in verità?

Se credi di essere solo un ruolo sociale che deve adempiere con zelo delle pratiche burocratiche, allora sì, ti do ragione; non ne puoi uscire e continuerai a grattarti nervosamente il capo.

Se non credi di essere un burattino sociale o un contenitore di carne ma qualcos’altro (di cui dovrai fare esperienza da solo), allora ti assicuro che è possibilissimo sbarazzarsi di qualsiasi problema. Puoi liberarti di qualunque cosa: qualunque dilemma (dubbio, incertezza, enigma, ostacolo,) verrà immediatamente risolto, le complessità si semplificheranno,  le seccature non ti irriteranno più, le crisi non ti tocheranno mai più.

Non dovrai più sforzarti di districarti in questa giungla di problematiche poiché sulla tua testa non ci saranno più nodi da sciogliere.

Che senso ha cercare ancora di risolvere problemi quando ormai non hai più problemi?

Devi accorgerti della futilità di questo tentativo!

Se segui questo blog dovresti già sapere in che modo rasarti quindi è inutile che mi dilungo sugli aspetti tecnici…

Proseguo soltanto per offrirvi un’altra analogia. Leggi il seguito di questo post »

ABBANDONARE LE OPINIONI = SVUOTARE LA MENTE


Vivere senza opinioni = non investigare i “perché” = non affrettarti nel giungere a conclusioni = non sforzarti di spiegare la semplice verità = lasciare in sospeso gli interrogativi = ammettere di non poter sapere niente = non assecondare l’urgenza intellettuale di accumulare informazioni = abbandonare i tuoi giudizi = rinunciare alle tue valutazioni = non credere alle storie che senti nella tua testa.

All’inizio ti sentirai come un finto invalido che abbandona il proprio cane, ma in un secondo tempo la tranquillità si siederà al tuo fianco.

Il test per capire se hai davvero abbandonato i pensieri molesti è questo:

Appena vedi/senti qualcosa, ad es. assisti ad un episodio spiacevole, avverti un senso di fastidio oppure percepisci una calma risollevante?

Tendi a rimuginare o te ne dimentichi subito come fosse un’inezia?

Se rimani infastidito e rimugini significa che sei nei panni di quel finto invalido: non può fare a meno di farsi condurre da un cane cieco. L’assurdo è che tu sei il vedente e il cane è cieco.

Se afferri questo messaggio allora cercherai subito di sbarazzarti di quella pericolosa guida (opinioni altrui + tue convinzioni, etc.).

Altrimenti verrai ogni giorno investito da una realtà che il tuo cane mentale non è in grado di vedere.

RIMEDIO ALL’INFATUAZIONE


Amore/brividi/rabbia/allegria sorgono spontanemente (senza perché, dal nulla). In un secondo tempo l’intelletto associa/attribuisce tale sensazione al 1° oggetto visibile/sensibile (es. una persona). Ecco che – a causa di questa involontaria attribuzione di significato – la fonte di quel sentimento non è più il soggetto stesso ma la donna o l’uomo che appaiono come “la donna o l’uomo della tua vita”, “il guru”, etc… Questa incapacità di riconoscersi come la fonte di tutte le sensazioni che emergono nel corpo ha causato da millenni frustrazioni di ogni genere. In pratica il meccanismo di attribuzione psicologica consiste nel conferire delle qualità positive o negative agli oggetti esterni.

Siamo tutti vittime di questo meccanismo, avviene in millesimi di secondi, è micidiale,  tecnicamente non si può intervenire  poiché ciò richiederebbe la capacità di modificare le incalcolabili associazioni neurali che si creano nel cervello. L’unico rimedio efficace è la comprensione “effettiva” di questo meccanismo. Per comprensione intendo un riconoscimento attuale e definitivo. Devi ripensare all’ultima volta che ti sei infatuato di qualcuna e accorgerti che tu e soltanto tu hai attribuito una virtù – una caratteristica speciale – a quella persona e poi ti sei sentito fortemente attratta poiché credevi che vicino a lei ti saresti sentito migliore, appagato, felice. Non è difficile riconoscerlo, però bisogna essere sinceri. Il premio di questo riconoscimento consiste nel non essere più vittima di se stessi, delle proprie attribuzioni improprie di significato.

La sequenza per quanto banale è assai insidiosa:

  • Prima assegni una virtù agli altri (ad un NON-IO)
  • In seguito corri dietro a quella persona o quel’oggetto desiderato (lavoro dei sogni, etc.)
    • –> l’ogg. viene desiderato perché in te c’è la convinzione latente che là (dentro quella persona) ci sia quella virtù (puramente ipotetica,  da te inventata sul momento)
    •   il solo vederlo ti fa venir l’acquolina in bocca –> il cervello ha neuro-associato un intenso piacere a quell’oggetto.
  • In assenza di quella persona – o in termini spirituali in assenza di quella pratica, quell’oretta di meditazione, etc. – ti senti incompleto, inappagato.
  • Ed ecco che ora sei una vittima dell’oggetto desiderato!
    • non puoi letteralmente farne a meno
    • in realtà sei vittima del tuo delusionale processo psicologico, ma a te – essendo ignaro di tale processo – sembrerà di sentirti davvero insoddisfatto perché ti manca quel qualcosa/qualcuno di speciale
      • Magari è una relazione che va avanti da parecchi anni ed ora saresti disposto a sacrificare tutto per Lei o Lui, persino la tua vita.
      • In questo senso la comprensione repentina del tuo stesso auto-inganno ti può letteralmente salvare la vita, evitandoti il tormento del rincorrere per anni un qualcosa che soltanto alla fine scoprirai essere un miraggio.
  • Se non riesci ad ammetterlo e rimani vittima di questa convinzione, il loop andrà avanti all’infinito; è un classico processo di dipendenza.
    • Non avendo ottenuto il tal oggetto desiderato (persona amata) o non avendo raggiunto il tal obiettivo, vai alla continua ricerca di surrogati,  esperienze sostitutive che forniscano una sensazione simile a quella che poteva darti quell’oggetto. Non si tratta di qualche giorno o mese, ma di vite intere trascorse nel tentativo di rincorrere o rimpiazzare una virtù immaginaria. Sorgerà questa meschina giustificazione: “ne vale la pena e comunque è qualcosa di piacevole
    • Non puoi nemmeno immaginare il sollievo che sentirai una volta interrotta questa sciocca abitudine.
  • Si interrompe quando sorge in te il famoso “Aha moment”, cioè quando ti stanchi di questo meccanismo (della frustrazione che ne deriva) e quando ammetti di avergli attribuito un valore eccessivo (come se fosse la cosa più importante al mondo). Il meccanismo si verifica ogni giorno con qualsiasi tipo di emozione. La tua consapevolezza è l’unico antidoto, la lucidità quotidiana ti rende immune a questi meccanismi psico-emotivi.
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