COSA CI GUADAGNI DAL TUO SHOW QUOTIDIANO?


che reali vantaggi ti aspetti dal tuo show quotidiano?

cosa stai cercando di dimostrare agli altri, al mondo? e perché dovresti dimostrargli qualcosa?
cosa stai ancora difendendo?
quali aspetti del tuo “io sociale” immaginario stai proteggendo? che reali vantaggi ti aspetti dal tuo show quotidiano?

QUANDO LA REALTA’ TI PROVOCA


Articolo dal blog di Andrea Panatta -> http://maghierranti.blogspot.com

Uso il mondo come un esercizio continuo. Vedo le reazioni delle persone alle cose che accadono e ascolto i loro riverberi dentro di me, sento le loro voci diventare la mia, e le loro guerre diventare qualcosa di personale, che mi riguarda. Mi sento spinto a dire, a reagire, a esprimere un’opinione, a fare, a schierarmi. Lo sento. Ascolto il vento delle emozioni che mi trascina. Ogni tanto appare qualcuno la fuori che rappresenta qualcosa di me che non vedevo da tempo, un vecchio nemico, il bisogno di approvazione. Credevo di esserne fuori ormai.. non ne ero già fuori? Si?? Pensavi di aver finito di lavorare? Pensavi di essere arrivato chissà dove? Ma non lo sai che la sfocatura ha milioni di strati? Non lo hai ancora capito che ogni strato della sfocatura è uno strato di auto-inganno e che ogni volta penserai di avercela fatta e di esserne uscito? Già… ogni volta che ti sembra di essere arrivato in cima appare qualcuno che ti da un calcio e ti butta giù, e questo è quello che fa la sfocatura. E’ l’allenatore. E’ il caporale esigente. E ogni volta si rilascia, si trasforma e si risale. E’ il mio lavoro. E così è il mondo là fuori, inerziale, mosso dall’inconscio e dalle sfocature individuali e collettive. Così è l’esterno, una marionetta i cui fili invisibili stanno nel non visto, nel non curato aspetto di ciascuno di noi. Quindi mi ricordo la prospettiva. Rifaccio attenzione a quello che ho imparato, a quello che mi hanno insegnato e quello che ho scoperto da me. Niente è un caso. Vedo cadere questa nobile intenzione tutte le volte che reagisco all’esterno e credo che ci sia qualcosa da dire, da fare, da capire, un azione ‘giusta’ da intraprendere, e una ‘sbagliata’ da evitare..ma poi ricordo la prospettiva. Non c’è giusto o sbagliato, ma azioni ispirate e altre che non lo sono. C’è lo spirito, e c’è la mente. C’è l’amore, o la paura. Mi ricordo allora che l’ispirazione sorge dal silenzio interiore, dal non schierarsi,  dal non dire, dal contenere, dall’atteggianento Yin, e mi ricordo che esiste una modalità Yang della sfocatura che è quella di mantenere la tua attenzione all’esterno, dove ogni pensiero ed ogni parola può potenzialmente portarti via quintali di energia. Mi ricordo che l’ispirazione può esserci solo nella centratura, nella calma mentale, nell’assenza di emozioni trascinanti e nella piena intensità. Oggi mi basta ricordarlo per accendere il mio campo yin di attenzione e accedere alla quiete dietro i pensieri e le emozioni, ed ogni giorno che passa  è  più facile. Ma non è sempre così, specialmente quelle volte in cui la mia sfocatura produce delusione, rammarico, separazione, distanza dagli altri. Non è semplice voler essere pace quando sembra che qualcuno ti stia attaccando, e pensi di aver ragione, e di dover dire, fare qualcosa, nel pieno della coesione coi tuoi stati alterati. Ma uso anche questo come esercizio, quando riesco a ricordarmi di me. Vedo la mia voglia di avere ragione, la mia voglia di dimostrare che io sono superiore agli altri. Vedo quella posizione nella quale io ho scoperto una verità, io sto avanti e gli altri stanno indietro. Vedo me su un trono che giudico tutti gli altri, che stanno sbagliando! E ascolto tutte le emozioni e i pensieri che questo mi provoca. Rimango fermo. Un campo di attenzione focalizzata, perpetua, progressiva, amplificata. Ad un tratto avviene lo spostamento. Non sono più quello che recita quella pantomima, ma sono qualcos’altro, una vastità dietro i fenomeni, gentile e accogliente. Sono quella pienezza. Sono quell’assenza di mete. Sono il senza scopo. Sono la totale inutilità di ogni comprensione intellettuale e la caduta di ogni opinione personale. Sono pace. Dura qualche ora, quella pace così profonda, e poi qualcuno dice qualcosa là fuori e sento di nuovo nascere la perturbazione della rabbia, dell’identificazione, del voler avere ragione. La realtà non la smette mai di provocarti, ecco perchè non si finisce mai di lavorare.

AZIONE PURA E REAZIONE


L’azione spontanea è qualcosa di inaspettato e incalcolabile, nasce insieme all’istante presente ed è sempre nuova e diversa poichè sempre nuovo e diverso è l’istante presente.
L’azione artificiosa o condizionata parte da ricordi e giudizi cioè con azioni morte, inefficaci e quindi non risolutive. Sono atti prevedibili e automatici. Non possono essere chiamate azioni, ma reazioni.
L’azione pura (detta anche meditazione) non è attinta dal passato e non è ripetibile nel futuro, è radicata nell’istante e di conseguenza è realmente risolutiva. Alcuni l’hanno chiamata “non-azione” per sottolineare una sorta di azione che non può essere controllata ma fluisce insieme agli eventi e che quindi è “priva di sforzo”.

LA REGOLA DEL 40%


Quando sei al limite e pensi di non riuscire più ad andare avanti,  in realtà sei soltanto al 40% del tuo potenziale.  Quando vorresti mollare e gettare la spugna, ricorda che sei solo al 40%

L’ATTACCARSI ALL’IO CAUSA INUTILE SOFFERENZA


Per smettere di soffrire, smetti di ragionare in termini di “io, me, mio…”
Non è così difficile. Provaci.

IL PROBLEMA SEI TU


Problema in greco significa gettare avanti.
La mente tende a generare costantemente nuovi problemi, vuole anticipare qualunque cosa proiettando uno scenario dopo l’altro.
Non puoi impedirle di “gettare avanti” i pensieri, puoi soltanto riconoscere che questa sua tendenza non è un reale problema nel senso comune del termine, cioè non produce alcun disagio e non richiede alcuna soluzione.
Quando realizzerai che non occorre alcun antidoto ai naturali movimenti della mente e la accetterai per quel che è, allora potrai goderti tranquillamente tutti i suoi scenari, senza più preoccuparti di come reagire alle sue infinite manifestazioni.
Le sue manifestazioni sorgono spontaneamente senza interruzione.
I tuoi disagi derivano dall’affannarti per impedire i liberi movimenti della mente.
Il tuo voler risolvere problemi (inesistenti) é il vero problema.
Le tue sofferenze provengono quasi sempre da questo fraintendimento di fondo.

RECIDERE LE RADICI DELL’EGO


Quando si tagliano le radici di un albero non c’è più bisogno di tagliare rami, foglie e fiori; essi cadono tutti contemporaneamente.

Allo stesso modo, quando si taglia alla radice l’idea di un sé, la credenza in un “io”, si recidono di conseguenza tutti le apprensioni, i problemi, lo stress dipendenti da quella profonda radice ideaologica.

Una volta che comprendi come abbandonare questa convinzione radicale, allora qualunque cosa ti accada non ti turberà. I frutti velenosi della pianta dell’ego non stordiranno la mente ed essa rimarrà incontaminata.

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