QUAL E’ IL MIGLIOR INSEGNAMENTO?


QUAL E’ IL MIGLIOR METODO?

IL TUO ! (Forse)

Supponi che i metodi e i modelli siano come delle scarpe.

Il Buddha indossava un paio di scarpe che gli consentivano di camminare bene. Queste scarpe sono state chiamate “Buddhismo” e miliardi di persone stanno tuttora cercando di indossare le scarpe del Buddha sperando di sentirsi bene (raggiungere la pace dei sensi). Ovviamente i tuoi piedi non sono come quelli del Buddha, il tuo metodo – il tuo stile di vita, la tua pratica – cioè le scarpe appropriate a te sono diverse. Sembra banale eppure molti indossano le scarpe degli altri e sperano così di sentirsi meglio. E poi magari danno la colpa ad altri.

Cristo aveva un altro paio di scarpe (un altro tipo di insegnamento) e ad oggi miliardi di altri fenomeni ambulanti provano ad indossare le sue scarpe sperando nel “miracolo”.

Gurdjieff, Don Juan, Krishna  o un famoso pinco pallino qualsiasi indossava altre scarpe  – le aveva create da(l) Sé – ma poi sembrerebbe che le abbia vendute ad altri o meglio altri hanno voluto replicare quelle scarpe e camminare come i loro idoli.

Pensa a tutti i libri di auto-aiuto che hai letto e a come anche tu sei caduto in questo trabocchetto.

In parte è colpa degli autori stessi che promettono risultati strabilianti con titoli del tipo “come vivere felici e contenti in tre semplici mosse…”, ma per il resto la responsabilità è di chi compra e si beve quel che legge/ascolta da questi personaggi.

In tale ottica Buddha o Cristo stessi -sempre che siano esistiti – hanno errato nella loro missione fin dall’inizio, cioè nel momento stesso in cui si sono messi a raccattare discepoli che diffondessero la loro parola o la parola di Dio. Col senno di poi – osservando imparzialmente la storia – questi “personaggi” hanno contribuito più in peggio che in meglio. Basti pensare ai conflitti  (non ancora terminati) che si portano avanti per difendere una marca di scarpe (cristianesimo) contro un altra marca (islam).

Un vero saggio si sarebbe subito accorto della condizione dell’umano medio e sicuramente avrebbe evitato di “farsi un nome” allo scopo di insegnare come vivere in pace. Già l’idea che l’amore, la consapevolezza, la compassione vadano insegnante con un “metodo preciso” la dice lunga su quanto siamo superficiali.

L’unico che forse poteva salvarsi la faccia, cioè che sembrerebbe essere stato coerente con se stesso- era (in teoria) Lao tzu. Il libro a lui attribuito era cominciato bene – “Il Tao che puoi nominare non è l’eterno Tao”.  Peccato che poi si sia dilungato con 80 capitoli nel descrivere l’indescrivibile Tao. E comunque già nominare “l’innominabile” come “Tao” è un controsenso. Al di là di questo, lui sembra essere l’unico che non è andato in giro a fare miracoli e soprattutto a “suggerire” le sue scarpe agli altri. Anzi la prima cosa che ha fatto è stato licenziarsi, uscire dall’ufficio e imboscarsi nel nulla. Sembra che abbia scritto soltanto per accontentare le richieste di un tizio. Ma sopra ogni cosa non voleva discepoli. Si era solo divertito nello scrivere qualche strofa e stop. Tra l’altro non professava sentieri, esaltava poteri taumaturgici, non imponeva regole monastiche. Era troppo consapevole del fatto che ognuno deve indossare le “proprie” scarpe per suggerire agli altri le tecniche “giuste”, visualizzazioni, preghiere o mantra speciali.

Che scarpe stai indossando?

Quelle con la marca “Steiner, Krishnamurti, Tony Robbins, Castaneda, Roberto Re, Katie Byron?”

Se sono strette, se ti danno troppo fastidio (come è ovvio e naturale che sia) sappi che stai indossando quelle sbagliate. Fossi in te non aspetterei altri 10 anni prima di togliermele. Levatele subito di dosso e sentirai un sollievo incredibile.

Ecco come devi tradurre gli le frasi spirituali:

“come entrare nel qui ed ora” = “come non accorgersi che sei sempre nel qui-ora”

“come essere te stesso” = “come essere qualcun altro”

“come essere felice” = come essere infelice

CHE SOLLIEVO!


Tentare/sforzarsi di accettare questo momento è come tentare di respirare. La respirazione sta già qui, e questo momento è stato già accettato… L’accettazione (amore, silenzio, connessione) è già avvenuta… avviene da sé.

* non “devo” imparare ad accettare, perdonare i difetti, coltivare compassione.
* Illuminazione (trasmissione/ricezione di luce) c’è già. Tutto è fatto di luce.
* Connessione (en. sottile, campo) è stabile ovunque, non occorrono saluti, sorrisi, abbracci etc per colmare distanza/separazione apparente a livello superficiale/sensoriale.
* tutti gli ogg. (corpi, pianeti) sono intessuti dello stesso filamento dorato che li collega a liv. profondo.
* mentire (credere di non poter accettare o ricevere luce) è una resistenza vana che produce sofferenza (è deleterio giudicare l’applicazione della corretta “forma” di accettazione, convenzionalmente ridotta e rappresentata come gentilezza, buona educazione).
* il corpo carnale “accetta” in maniera spontanea molte più cose di quanto si creda…
* il corpo di luce o la coscienza/spazio concede tutto (inclusa violenza, inquinamento)  – da la possibilità di esistenza/espressione a qualsiasi manifestazione. Senza criteri esclusivi.

Tu sei questa coscienza, questa accettazione illimitata… che ti piaccia o meno, che tu pratica o meno.

Il vero amore è semplice accetazione e questa c’è sempre stata indipendentemente dai sentimentalismi con cui l’intelletto ha distorto questa verità. Non riguarda coppie, anime gemelle, etc. Accettare un oggetto insignificate è un atto di puro amore come accettare un gesto da una persona particolare. Si tratta solo e sempre di accettazione. E’ facilissimo. Il tuo corpo sta già amando – cioè accettando –  tutti… il tuo intelletto invece si fissa su qualcuno di apparentemente speciale in basa a criteri fittizi… come se potesse “amare – accettare” di più la nonna rispetto all’amante. Non c’è gradazione nell’autentica accettazione. Il privilegiare (che implica l’escludere – il gradualizzare l’accettazione) provoca insensata frustrazione.

La prossima volta che dici o senti la fatidica frase “sei l’unico vero amore… la persona che amo più di tutti, quella con cui sento maggior connessione” rinsavisciti e accorgiti che hai fraintesto un mare di cose, in pratica tutto.

Istruzioni per maghi erranti: Andrea Panatta – BN PODCAST


 

DIVENTA UN AGHORI


aghori = guerriero che attraversa l’inferno rimanendo intimamente immacolato

stato di coscienza di chiunque sia in grado di oltrepassare limiti e paure

facoltà di integrazione del lato terrificante con quello benevolente

superamento definitivo della dualità o distinzioni tra bene e male, lecito/legale e illecito/illegale, gentilezza e violenza

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SOFFERENZA VOLONTARIA


consiglio di rileggere tutto almeno un paio di volte

La sofferenza volontaria è moneta di scambio per la salute, l’arricchimento interiore/esteriore, la crescita personale, la pace interiore, la forza, l’intelligenza

sigilla nel cuore questo messaggio —> le persone più felici non sono quelle che hanno sofferto di più ma quelle che hanno saputo soffrire meglio.

  • l’auto-Realizzazione o “Liberazione” degli antichi saggi era semplicemente libertà dalla sofferenza.
  • Sofferenza Volontaria = Resistenza al sonno, alla fame, alla collera, alla stanchezza fisica, al desiderio sessuale
  •  ATTRITO
    • l’ideale sarebbe agire quando e dove c’è “attrito”, questo genera una trasmutazione interiore e favorisce un’accelerazione del processo. Il trucco sta nel fare qualcosa di utile proprio in quei momenti in cui hai meno voglia di farlo. In pratica devi riuscire a costringere il corpo a mettersi all’opera malgrado le resistenze della mente. Per superare l’attrito iniziale (resistenze dell’io pigrone o falsa personalità) devi affidarti alla forza di volontà e alla fiducia nel Lavoro sul corpo sottile o corpo energetico.
    • Es. di attrito = alzarsi presto quando non ne hai voglia; astenerti dal mangiare proprio quando desideri un dolcetto; fare una doccia fredda mentre sei appena sceso dal letto; fare una passeggiata o corsetta al mattino presto.
    • In soldoni, andare “consapevolmente” contro la via di minor resistenza, evitare la scelta più comoda, agire contro tutto ciò che è meccanicizzato (abitudinario) genera attrito e quindi “sofferenza volontaria” e infine trasmutazione da piombo in oro, salto ad un’ottava superiore ovvero un piano esistenziale migliore.
  • NON IDENTIFICAZIONE
    • Non scordare mai che la sofferenza è un mezzo e non il fine.
      •  con il crescere della tua consapevolezza, essa va scemando.
    • Renditi subito conto che non sei tu a soffrire bensì sono le emozioni negative, gli schemi di pensieri dominanti, le abitudini correnti, in due parole stai sacrificando la falsa personalità, l’identità con cui ti eri erroneamente immedesimato finora. Falsa personalità è sinonimo di sofferenza inutile, sofferenza immaginaria (provocata da preoccupazioni insensate, timori concettuali).
      • La soff. inutile  conduce soltanto ad un accrescimento della Falsa personalità. (l’io sociale, immaginario, ideale, concettuale)
    • Mentre pratichi rimani autoconsapevole, ricorda che tu sei solo un alchimista che controlla l’andamento del processo di trasformazione interiore. I processi che avvengono nel crogiulo umano riguardano le componenti del corpo. Sensazioni dolorose, emozioni sgradevoli, impressioni, pensieri e così via rappresentano il combustibile o la materia prima sottoposta al fuoco alchemico (fuoco = tua concentrazione/consapevolezza). All’emergere di queste sensazioni fastidiose non identificarti, rimani lucido, consapevole che tu sei l’osservatore “esterno” (non toccato da quei processi) che si prende cura della macchina biologica: la tua attenzione è necessaria alla riuscita dell’opera. Il principiante si fa del male (SOFFERENZA INUTILE) perché si identifica con il materiale che brucia. Il bravo praticante sa che non può scottarsi perché egli stesso è quel fuoco o meglio il generatore e manipolatore di quel fuoco.
    • Man mano che pratichi lucidamente acquisirai un incredibile potere personale. Carisma, autostima, capacità attrattiva, vigore, centratura, radicamento: queste sono soltanto alcune delle inevitabili benefici dello sforzo cosciente o sofferenza volontaria. Questa sofferenza “utile” si trasforma automaticamente – per una legge fisica infallibile – in nuova energia. La soff. inutile invece – per una serie di ragioni che non è il caso di analizzare – ti depriva di energia.
    • Es. di Soff. inutile =
      • dare istintivamente espressione alle emozioni negative (rabbia, gelosia, senso di colpa, senso di inferiorità, autocommiserazione, lamentarsi-criticare gli altri),
      • continuare a dubitare del lavoro interiore,
      • FANTASTICARE (evadere dalla realtà presente), desiderare di trovarsi altrove con una persona speciale, lontano da ogni difficoltà.
  • DOLORE = PROPELLENTE
    • la fatica, l’attrito, la tensione iniziale vanno visti come una molla che ci spinge ad uscire dall’indolenza: affinché questa molla funzioni è necessario esercitare una pressione verso il basso, al crescere della quale crescerà lo slancio verso l’alto. Considera questo meccanismo come un incentivo. Inoltre questo dolore consapevole ti scuote dal torpore abituale.
    • Spezza le colonne dietro cui il falso io (l’avversario, l’ego) ha edificato il suo nascondiglio
      • Più è grande è la sofferenza “utile” e maggiore sarà l“energia propulsiva” che hai a disposizione
    • eleva il tuo quoziente volitivo = sviluppi la facoltà di non arrenderti davanti a niente e nessuno
      • “la volontà è la quantità di sofferenza che siamo disposti a spendere per ottenere ciò che vogliamo”
  • Se pratichi correttamente puoi accedere alla sorgente vitale ed usufruire di una quantità inesauribile di energia

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ALCUNI MIEI APPUNTI SUL TRANTRISMO SHIVAITA KASHMIRO


la conoscenza (liberatrice) non si conquista  negando/fuggendo/andando oltre le apparenze ma prestandovi attenzione da vicino (tramite una profonda contemplazione della natura)

I PENSIERI SONO ESATTAMENTE DEGLI SCIAMI DI MOSCERINI ETERICI:

ogni tanto entrano nelle cavità eteriche, neurali… non darti pena per la loro presenza, non credere di averli generati, sono volati lì o inseguono per un po’ la bio-macchina (corpo). Transita altrove e  lasceranno in pace la psiche (apparato corpo-mente).

NON OCCORRE FERMARE I PENSIERI [sciame moscerini] ma semplicemente riconoscerli come ogg. esterni a te (che sei consapevolezza) e attraversarli… “Sposta l’attenzione” altrove (ad. es. verso il respiro, le sensazioni/movimenti del corpo).

Come esiste un sistema immunitario fisico (costituito da un insieme di anticorpi impercettibili, micro-organismi, di cui non sei consapevole) così esiste un sistema immunitario psichico che può proteggerti da attacchi energetici di vario tipo. Questo sist. immunitario è formato dalle linee guida che puoi rintracciare in tutti gli insegnamenti. Affinché il sist. imm. psichico sia robusto è necessario che la tua attenzione sia posta su questi insegnamenti, occorre che in te si sviluppino i dovuti anticorpi (pensieri creativi, intenzioni, scopi, ideali, aspirazioni, sentimenti pacifici). Questi anticorpi sono impercettibili ai sensi grossolani e all’intelletto ordinario, ciò non toglie che esistano e che rappresentino un tuo potente alleato.

La perdita di un qualcosa di inutile non è mai una perdita bensì sempre un guadagno.

Questa perdita viene percepita come un sacrificio a causa della tua ignoranza o dell’identificazione con ciò a cui rinunci. Se ti rendessi conto che non stai perdendo una parte di te, un oggetto o una persona di valore ma qualcosa che non ti è mai appartenuto o che ti può solo danneggiare allora ti rallegreresti di tale perdita e saresti ben lieto di lasciarlo perdere il prima possibile.

La perdita a cui mi riferisco è il senso di “io sono” (questo corpo, questa mente, questi pensieri, queste sensazioni, quest’anima che si è reincarnata, etc).  Da questa sensazione esistenziale di essere un individuo limitato nel tempo-spazio derivano tutte le altre sgradevoli e ingannevoli sensazioni che hanno accompagnato il tuo viaggio. Il senso di scarsità, il vuoto interiore, la sensazione che manchi sempre qualcosa, il bisogno di qualcuno di speciale che possa riempire questo apparente vuoto sensoriale: questi sono tutti sintomi che indicano che sei prigioniero del senso di “io sono” qualcuno di particolare separato da qualcun altro. Essendo identificato con il tuo stesso aguzzino è praticamente impossibile trovare l’agognata libertà. Il problema non è che non puoi perdere questo io-fittizio, il problema è che “non vuoi” perché ne sei assuefatto. Sei assuefatto agli organi sensoriali, ai piaceri carnali, alle fantasie mentali, alle preoccupazioni dell’io-sociale. Sai che è così.

La perdita di tutto ciò è una goduria che al momento non puoi immaginare.

il liberato lo è dalle qualificazioni (tra Sé e natura) = si ritira nello stato originario non-manifesto
per egli i movimenti di ascesa/discesa rappresentano l’attività spontanea della coscienza
porre fine all’infruttuosa ricerca, liberi dalla falsa nozione che il corpo sia impuro

viravrata (voto dell’eroe) = vedere ogni cosa – per quanto disgustosa o attraente – con occhi equanime/lucido (sapendo che sono tutte manifestaz. della coscienza)

tuffandosi ripetutamente dentro di sé, anche quando esce dalla meditazione, vibrando [interiormente], ebbro per i postumi della contemplazione/comprensione, vede tutto dissolversi nello spazio della propria coscienza.

Anche quando riemerge dall’assorbimento, è una cosa sola con l’esperienza dell’assorbimento. Congiunge gli stati inferiori e superiori. Non necessita più di mezzi liberatori.

Tutto ciò che dice o fa genera istantaneamente in lui il più alto liv. di coscienza.

In che modo può colui che – sbalordito dalla propria natura e testimone di una coscienza che sostiene l’esistenza di tutto – rimanere soggetto alle afflittive opinioni dell’intelletto?

Si sorprende nello scoprire che l’individuo che si credeva – invischiato nelle pastoie dei pensieri, impigliato nella ragnatela dello spazio-tempo, non esiste affatto.

Una volta capito ciò da cui puoi trarre beneficio e ciò che non è di alcun valore e anzi ostacola (questa realizzazione), puoi iniziare a progredire verso la meta.

non può esserci relazione tra sogg. eterno e ogg. temporaneo

il saggio fissa l’attenzione sulla fonte del piacere (liberando così la mente/attenzione da tutti i fenomeni che la seducono/disturbano). Si prepara in tal modo alla transizione verso una condizione in cui le preoccupaz. son trascese nell’esperienza pervasiva del sommo piacere. Non è un edonista che brama i piaceri sensoriali, sebbene li usi come trampolino per lanciarsi oltre i regni della transitoria oggettività fisica.

Al piacere sublime si accede tramite la rimozione di ostacoli come l’aspettativa di un vantaggio personale… Liberata da questi impedimenti, l’esperienza è quella di un assaporamento  e un riposo incessante.

risveglio vitalità = Canzoni, profumi, carezze sono mezzi che possono ridestare da uno stato di torpore/distrazione, stimolando il cuore (coscienza) a pulsare più intensamente.

intenzione disciplinata mirante all’innalzamento del liv. di sensibilità ci avvicina alla prolungata meravigliosa pulsazione. Il sapiente riconosce questa pulsazione dentro sé anche di fronte a difficoltà dolorose, ogg. disgustosi. I sensi interni, divini, potenziati o superiori (sono le divinità) rendono l’intero universo una sola cosa con la coscienza.

Muore a se stesso in un atto di adorazione, pieno di devozione per questa realtà che si dispiega al suo interno. Padrone della vitalità che rinvigorisce mente-corpo, può rafforzarsi direttamente senza bisogno di cibi o abbandonandolo a piacimento per animare il corpo di un altro.

ogni piacere è essenzialmente spirituale/energetico = il piacere è stato interno esperito dal sogg. non una proprietà dell’ogg.

colui che desidera il piacere dei sensi percepisce l’apparenza estetica/formale/carnale/rajas-tamas

colui che desidera la quiete, beatitudine percepisce luminosità energetica senza forma

non devi far nient’altro che comprendere (accettare totalmente) il sempre rinnovato flusso/eruzione di coscienza sotto forma di apparizioni che si affaccia a te (consapevolezza)

deporre la molteplicità accumulata = scaricare il fardello “non-mio”

espansione incontrastata dei ridestati

salsi nel Supremo, si stabiliscono sul piano della beatitudine assaporando qualsiasi ogg. sensoriali che appaiono spontaneamente

ogni fase è ora luminosa: avendo consumato il senso di diversità, conserva l’auto-consapevolezza in ogni istante (sonno, veglia)…

riconosce la potenza pulsante della sua vera natura: lo scarto apparente  tra coscienza immanifesta e ogg. manifesto – si ricompone

il desiderio giocoso è la causa della differenziazione (tra sogg. percepiente, atto percepire e percettibile)

quando il d. giocoso è finito, quella differenza sparisce

Maya = potere/libertà creativa di apparire in forme incalcolabili – dare la “sensazione” di separazione tra sogg./ogg

distolto lo sguardo (dall’Unità della visione consapevole), ignori il tutto e rimani ossessionato dalla parti

l’anima danzatrice sebbene libera di lasciare la sala di ballo (il corpo, il mondo manifesto), si ritiene prigioniera perché si lascia in-trattenere dal guardiano (il pensiero) e così viene rigettata sul palco di Maya

nulla di nuovo viene conseguito, né si rivela (l’immanifesto), è soltanto sradicata l’idea che l’essere luminoso non splenda

il saggio percepisce direttamente lo sfolgorio del reale in quel luogo in cui non sorgono pensieri dicotomizzanti (nello spazio tra un pensiero o una percezione e il seguente). Viene all’istante assorbito nel vuoto vibrante e poi catapultato nell’attualità. In quell’attimo si libera dalla tirannia dello scorrere del tempo, rimane pienamente soddisfatto del presente (eterno): in quanto conquistatore del tempo, gode nel piacere di divorarlo. Ha capito che è l’eternità.

Rimani per ore – senza interruzione – nel tuo stato naturale e percepirai la libertà (assenza di contaminazioni limitanti)

il dubbio (circa lo stato naturale) è fonte di indisposizione (ostacolo al cammino)

coloro che dicotomizzano cadono ai liv. inferi e devono ricorrere alle pratiche.

Tutte le pratiche dipendono dalla coscienza e non possono servire come mezzo per realizzarla. In quanto coscienza, non puoi praticare per diventare cosciente o espander coscienza.

tutte le cose sono coscienza, quindi tutt’altro che irreali

 

 

ESTRATTI DA “INTRODUZIONE ALLA MAGIA”, GRUPPO DI UR


Tutte le masse materiali del mondo, nella bilancia dei valori, non pesano quanto il più semplice mutamento di coscienza – G. Colazza

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Corallo Reginelli:
Mai seguire qualcuno, la luce è in noi ma avvolta da tenebre, solo noi agendo nel di dentro e non muovendoci fuori possiamo diradarle, la luce è in noi, nessuno può darcela.
La possibilità di liberarsi di tutto e tutti, per sempre, c’è: basta osservare senza io, senza proiettare, senza legami.
C’è solo trasformazione, non evoluzione.
Questa è un’idea portata nel campo psicologico per superare i triboli: oggi sono pazzo domani sarò saggio, oggi sono povero domani sarò ricco, eminente ecc.
Vivendo la parte nel tutto, gli attriti si riducono al minimo fino a scomparire, sciogliersi, fondersi nel pensiero dell’Uno.
La natura è silenzio operante senza attriti.
Se non c’è paura ma si è questo vuoto, allora non c’è io, non c’è un centro, non c’è un muoversi, non c’è inizio né meta: c’è pace, gioia, apertura, nudità totale, così si vive la sacralità che è comunione, estasi totale.
Il samsara mi porge, se lo comprendo, il nirvana: non devo muovermi per vivere il nirvana.
La nudità dell’essenza è identica per tutti ma il fumo che l’avvolge impone a ciascuno un indagare diverso. Così anziché maestri, saremo veri fratelli.
Per vivere là occorre spogliarsi di tutto ciò che siamo qui.
Non c’è inizio che nel regno del tempo, della superficialità, dove c’è una meta da raggiungere, dove l’io sragiona, si agita nel regno delle illusioni che coprono le sue necessità, abitudini materiali.
L’osservare è azione precisa che si realizza nella calma e porta all’istante l’inesprimibile vivente in noi.
Mai respingere, mai accettare, solo osservare restando fermi.
Identificarsi, attaccarsi alle esperienze è modalità fisica, psichica, dell’ego che rinforza il caos, la tragedia delle illusioni, la caccia al piacere per raggiungere la felicità… che mai sarà.
Il pensiero impedisce l’ascolto ma solo proietta.
Nella realtà, nell’immanifesto non ci sono vie da percorrere, mete da raggiungere: c’è la libertà, il tempo svanisce nell’attimo dopo attimo che è il presente che contiene l’eternità. Vivere nella libertà è essere morto al tempo, al divenire, è vivere l’eterno.
La mente limpida, quieta riceve la realtà istante dopo istante con esplosioni silenziose che t’inondano di vera gioia: non c’è più dolore, morte, paura.

Abraxa – Conoscenza delle acque

Infrangi ogni necessità. Usa di tutto ed astienti da tutto a volontà. Fatti padrone assoluto della tua anima.

Crea una potenza di fare senza stancarti . Continua, fredda, dura e, nel contempo, labile, plastica. Voler bene, volere a lungo, voler sempre senza fermarsi – mai desiderare , ecco il Segreto della Forza.

Giunto a nulla desiderare e a nulla temere, ben poche cose vi sono di cui non diverrai signore; ma di nessuna godi, se prima non l’hai vinta in te

Fissa bene lo scopo e non cambiarlo mai.

Impara a volere senza desiderare, senza paura, senza pentimento.

La Forza non si dona. Prendila. Osa.

Libero ed equilibrato, forte, calmo e puro, avendo ucciso il desiderio , dì: VOGLIO.
La soglia ti sia schiusa. LA FORZA E’ IN TE.

LEO – AFORISMI

La coscienza spirituale è perenne, continua e sempre attiva – bisogna sentire l’oscurazione del sonno come una pausa dovuta ad una limitazione temporanea.
Ogni atto umano deve essere una preparazione o un avviamento verso una coscienza superiore: è questa la base cui l’uomo deve organizzare la sua vita normale.

La riparazione delle forze nel sonno non è solo dovuta al « riposo » – ma a due altri fattori: l’uno è il cessare della tensione della coscienza di veglia di fronte al mondo materiale; l’altro è il contatto con forze occulte creatrici, con cui rientriamo in rapporto durante il sonno. Sono le forze che ci hanno organizzato il corpo materiale e che sole sono capaci di tenerlo insieme e di riparare alle sue perdite.

La coscienza normale riceve e dà solo quel tanto che il cervello può trasmettere: l’attività spirituale evita invece il cervello e passa per altri organi, in cui la coscienza dell’uomo normale non può ancora stabilirsi.


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Gli altri esseri non esistano. Le loro azioni e i loro pensieri o giudizi non ti tocchino – qualunque essi siano.

Fa si che nulla riesca a penetrare di nascosto in te: sorveglia tutto, ciò che viene dall’esteriore e ciò che emerge dalle profondità ancora impenetrate dalla coscienza tua; osservando in silenzio con intelletto ed imperturbabilità, frenando rapidamente ogni giudizio.
Se passioni ti molestano, non reagire né turbarti. Conducile invece deliberatamente a soddisfazione e poi discioglitene.

Accresciti su questa direzione fino a riuscire ad avvertire la frivolezza, l’inutilità e l’insidia di ogni pensare, così che anche la mente tua a poco a poco si plachi e venga ad accovacciarsi in silenzio ai tuoi piedi.
Così metti lentamente in piedi una forza in te, simile ad un signore il cui sguardo impone silenzio, rispetto o confusione ai servi che gli sono d’intorno. Questo è il nostro Oro

A questo punto sperimenterai una propensione a riposare in te stesso, e da codesto riposo calmo ed illuminato scaturirà un senso di liberata contentezza.
Spia questa sensazione e trattienila. Quando te ne sarai impadronito interamente, cerca di connetterla al corpo così che come calore nell’acqua vi si diffonda ed alla fine dei due non risulti che una sola cosa, che un solo stato fluidico.
E’ la prima estrazione del Mercurio (o dell’Ermete ) dalla Miniera.

Tenga ben fermo, la tua coscienza, questo stato, con una calma fermezza. Poi lascialo andare, poi rievocalo, a più riprese; studialo, imparalo, finché sia da te sentito come una realtà che attende nella subcoscienza, pronta ad emergere al tuo richiamo.

… evita il pericolo di certe infezioni psichiche, che si possono risolvere positivamente solo applicando il fuoco interno in una speciale opera di trasmutazione dei «veleni» in «succhi vitali».

Come un’acqua profonda, chiara, non mossa, lascia trasparire le cose che sono nel fondo, così non più identificato con i sentimenti, accoglili ed osservali come faresti per cose del mondo esterno. « Come io non sono il cibo che gusto, così io non sono i sentimenti che lascio risuonare liberamente in me – essi non sono miei, essi non sono me »
Nasca in te questa evidenza.

Per isolare il corpo fluidico occorre che tu renda neutralizzata ed inerte la sensitività del corpo animale.

La tecnica dello « Specchio » agisce sul nervo ottico e lo stanca finché la potenza concentrata nello sguardo si scioglie dall’organo fisico e si attua nella luce fluidica. – (Rileviamo l’identità di scopo con la tecnica yoghica del pratyahâra, consistente nel fissare un dato punto del proprio corpo, o fuori di se).

Resterà chiusa, la via, fintantoché non abbi destata in te una prontezza ancor più rapida con cui fulmineamente arresterai la reazione prima ancora che essa possa intervenire a sospendere il distacco del corpo fluidico… ove la mente si congiunge con sé e realizza l’esperienza di una indipendenza, sussistenza e superiorità rispetto a tutto che è corporeo ed animale.
Quando nel tuo fissare reso continuo ed intensificato intrepidamente nella direzione interna avviene il distacco del corpo fluidico, è una base che viene meno, e devi tenerti fermo; assolutamente, in questo stato puro, immateriale, extracerebrale della mente e dell’« io ».
Se non ne sei capace, subentra lo stato medianico e sonnambolico in cui il corpo fluidico liberato è privo di nucleo e diviene uno strumento passivo del mondo inferiore.

Se invece sorpassi attivamente il punto neutro, realizzerai nella « magnesia dei Saggi » la « Rinascita in mente ». Voglio dire che dal nucleo d’oro della tua mente integrata, raccolta ed una, sboccerà una luce intellettuale, in cui realizzerai un senso di te nuovo, possente, trasformato. Vedrai. Sarai desto.

Dice Filalete: « Per il nostro oro (sole che è il nucleo destato e costituito dalla preparazione) avviene lo stesso (che per il seme); da principio esso è morto, o, meglio, la sua virtù vivificante è nascosta sotto la dura scorza del suo corpo … Non appena è bagnato dalla nostra acqua (che è il fluidico ) rinasce, riprende vita e diventa l’ORO dei filosofi … Il fisso diviene volatile per un tempo onde ereditare una più nobile qualità che serve poi a fissare il volatile

Con quest’esperienza il tuo io lascia dunque il veicolo animale, schiavo delle « acque », ed assume un corpo fluidico – o « corpo d’aria » – per organo d’azione, col quale e con adeguate determinazioni gli è possibile operare molteplici e miracolose opere.

Entrare in un cosciente contatto col mondo di là, e da là agire attivamente, dirigendo congrue reazioni ed effetti nella vita reale

Una volta cominciato, non desistere per nessuna ragione poiché, come già ti dissi, la via della Magia non conosce « angoli morti »: si può non entrare in essa – ma una volta entrati, vi è questa alternativa: riuscire o rovinare.

IAGLA – SULLA “LEGGE DEGLI ENTI “ Leggi il seguito di questo post »

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