STATO NATURALE – UG Krishnamurti


Un personaggio molto interessante è UG Krishnamurti (non Jiddu K.).
Lui parlava dello “stato naturale” come la condizione di defualt di ogni organismo, condizione in cui la coscienza (vita?) si esprime liberamente e nel migliore dei modi, cioè sotto forma di ineccepibile intelligenza.
Ciò che altri chiamano illuminazione (concetto da lui aspramente rifiutato) per lui era una “calamità”. Una trasformazione biologica imprevedibile ed estremamente sgradevole, ma soprattutto un’esperienza assolutamente involontaria, un colpo di scena che ti colpisce all’improvviso – non perché hai accumulato meriti in seguito ad opere straordinarie. E’ come una folgorazione, vieni fulminato senza un perché, il sistema nervoso si resetta e tutta la vecchia conoscenza (identità costruita negli anni) si dissipa in un nanosecondo, lasciandoti per alcuni istanti (anche giorni) in stato catatonico. Nulla a che fare con aggrazianti visioni luminose o incontri angelici. In seguito a questa calamità il suo cervello ha semplicemente smesso di porsi qualsiasi forma di domanda esistenziale. La mente formulava solo richieste basilari (dove sono le chiavi?) e per il resto della giornata era quieta/silenziosa. Si era spento la necessità di diventare qualcuno di speciale, non andava in cerca di esperienze intense, anzi non sapeva neppure chi era. Non gli interessava più “sapere” alcunché, cioè accumulare nozioni.
Non voleva più aiutare nessuno perché lo riteneva impossibile, anzi presuntuoso. Era totalmente indifferente alle pseudo-sofferenze psicologiche degli altri, cioè alle loro afflizioni immaginarie, agli atteggiamenti autocommiseranti. Se uno gli diceva di sentirsi trsite, deluso o disperato per la tal questione, lui gli voltava semplicemente le spalle, non voleva ascoltare i loro interminabili piagnistei.
In conclusione, dal suo punto di vista non ci sono livelli, nuovi/alterati/espansi stati di coscienza, niente da trascendere o trasalire. Per lui la maggioranza di questi concetti (soprattutto karma) sono frutto di un meccanismo di autosabotaggio mentale, propugnato da millenni non solo in ambito spirituale.
Ad es. se faccio credere alla tua mente che sei in “Debito” con me ti sentirai in bisogno di “riparare, rimediare, ripagare” tale debito. In tal senso debito karmico o finanziario sono la stessa cosa; concetti per manipolare la psiche altrui.
Oltre a ciò asseriva che non possiamo conoscere l’esperienza e neppure esserne testimoni. Al massimo possiamo tradurre (concettualizzare) qualche nuova sensazione in qualcosa di “familiare” ma questo qualcosa di concettualizzato non corrisponderà mai alla pura esperienza, in tal senso è inutile continuare a voler “comunicare” l’esperienza personale a qualcun altro. Non si possono comunicare esperienze banali come il sapore del pepe figuriamoci le epserienze più profonde. Lo strumento che utilizziamo – il pensiero o alfabeto – è inappropriato per ovvie ragioni. Questo strumento va bene per raggiungere un obiettivo terra a terra, come andare da A a B, ma per il resto (indagare “Chi sono io?” o trasmettere il sapore del pepe) non potrà mai tornare utile.
Al contrario di altri personaggio che sembra volessero convincere gli altri – o loro stessi – che quella fosse la verità, per lui non c’è bisogno di comunicare la verità (quale verità?) e nemmeno di aiutare altri a trovarla. E’ arrogante il solo tentativo di metterti in testa il concetto di verità. Per lui Buddha, Cristo, Osho hanno fallito miseramente o forse hanno peggiorato le cose creando ultetiori illusioni, una su tutte l’idea di una pace perfetta, eterna (a cui inevitabilmente l’umano di turno tenderà).
Insomma UG butta nel WC ogni conoscenza, senza distinzioni tra mistico e profano. La coscienza/vita non non ne ha mai avuto bisogno.

QUAL E’ IL MIGLIOR INSEGNAMENTO?


QUAL E’ IL MIGLIOR METODO?

IL TUO ! (Forse)

Supponi che i metodi e i modelli siano come delle scarpe.

Il Buddha indossava un paio di scarpe che gli consentivano di camminare bene. Queste scarpe sono state chiamate “Buddhismo” e miliardi di persone stanno tuttora cercando di indossare le scarpe del Buddha sperando di sentirsi bene (raggiungere la pace dei sensi). Ovviamente i tuoi piedi non sono come quelli del Buddha, il tuo metodo – il tuo stile di vita, la tua pratica – cioè le scarpe appropriate a te sono diverse. Sembra banale eppure molti indossano le scarpe degli altri e sperano così di sentirsi meglio. E poi magari danno la colpa ad altri.

Cristo aveva un altro paio di scarpe (un altro tipo di insegnamento) e ad oggi miliardi di altri fenomeni ambulanti provano ad indossare le sue scarpe sperando nel “miracolo”.

Gurdjieff, Don Juan, Krishna  o un famoso pinco pallino qualsiasi indossava altre scarpe  – le aveva create da(l) Sé – ma poi sembrerebbe che le abbia vendute ad altri o meglio altri hanno voluto replicare quelle scarpe e camminare come i loro idoli.

Pensa a tutti i libri di auto-aiuto che hai letto e a come anche tu sei caduto in questo trabocchetto.

In parte è colpa degli autori stessi che promettono risultati strabilianti con titoli del tipo “come vivere felici e contenti in tre semplici mosse…”, ma per il resto la responsabilità è di chi compra e si beve quel che legge/ascolta da questi personaggi.

In tale ottica Buddha o Cristo stessi -sempre che siano esistiti – hanno errato nella loro missione fin dall’inizio, cioè nel momento stesso in cui si sono messi a raccattare discepoli che diffondessero la loro parola o la parola di Dio. Col senno di poi – osservando imparzialmente la storia – questi “personaggi” hanno contribuito più in peggio che in meglio. Basti pensare ai conflitti  (non ancora terminati) che si portano avanti per difendere una marca di scarpe (cristianesimo) contro un altra marca (islam).

Un vero saggio si sarebbe subito accorto della condizione dell’umano medio e sicuramente avrebbe evitato di “farsi un nome” allo scopo di insegnare come vivere in pace. Già l’idea che l’amore, la consapevolezza, la compassione vadano insegnante con un “metodo preciso” la dice lunga su quanto siamo superficiali.

L’unico che forse poteva salvarsi la faccia, cioè che sembrerebbe essere stato coerente con se stesso- era (in teoria) Lao tzu. Il libro a lui attribuito era cominciato bene – “Il Tao che puoi nominare non è l’eterno Tao”.  Peccato che poi si sia dilungato con 80 capitoli nel descrivere l’indescrivibile Tao. E comunque già nominare “l’innominabile” come “Tao” è un controsenso. Al di là di questo, lui sembra essere l’unico che non è andato in giro a fare miracoli e soprattutto a “suggerire” le sue scarpe agli altri. Anzi la prima cosa che ha fatto è stato licenziarsi, uscire dall’ufficio e imboscarsi nel nulla. Sembra che abbia scritto soltanto per accontentare le richieste di un tizio. Ma sopra ogni cosa non voleva discepoli. Si era solo divertito nello scrivere qualche strofa e stop. Tra l’altro non professava sentieri, esaltava poteri taumaturgici, non imponeva regole monastiche. Era troppo consapevole del fatto che ognuno deve indossare le “proprie” scarpe per suggerire agli altri le tecniche “giuste”, visualizzazioni, preghiere o mantra speciali.

Che scarpe stai indossando?

Quelle con la marca “Steiner, Krishnamurti, Tony Robbins, Castaneda, Roberto Re, Katie Byron?”

Se sono strette, se ti danno troppo fastidio (come è ovvio e naturale che sia) sappi che stai indossando quelle sbagliate. Fossi in te non aspetterei altri 10 anni prima di togliermele. Levatele subito di dosso e sentirai un sollievo incredibile.

Ecco come devi tradurre gli le frasi spirituali:

“come entrare nel qui ed ora” = “come non accorgersi che sei sempre nel qui-ora”

“come essere te stesso” = “come essere qualcun altro”

“come essere felice” = come essere infelice

CHIAREZZA SULLo STATO NATURALE, IL SENSO DI ESISTERE, il non-io, falsa identità, etc.


*Percezione di sé
* io = somma di sensazioni
* insime di impressioni vaghe

esempio pratico:

Immagina qualcuno che ti dica

  1. “hai un naso bruttissimo”,
  2. “mi fai schifo”
  3. “hai degli occhi bellissimi”
  4. “ti amo, sei un’anima speciale”.

Cosa accadrà?

Tu – il tuo presunto io  proverà particolari sensazioni (sempre diverse) e quindi continuerà a cambiare.

Emergerà un “io” irritato dalle prime due frasi e un “io” allegro grazie alle ultime lusinghe. Ma quali di questi “io” sei tu? Anzi, cosa sono questi io?

E’ ovvio che si tratta di semplici impressioni, sensazioni estemporanee. Ebbene se ci fai caso la tua vita è costellata di queste impressioni. La somma di queste impressioni costituisce ciò che in questa società chiamiamo stupidamente “io sono”.

L’io è una sensazione vaghissima che varia di momento in momento, in un certo senso non esiste un “io reale” cioè “stabile, immutabile”, esistono solo interminabili sensazioni con cui  “qualcosa di misterioso/indefinibile – il vero io” si identifica. In seguito all’identificazione (al credere/fidarci di quelle parole) finiamo puntualmente per rimanerci male appena vediamo che esse scompaiono oppure vengono rimpiazzate in un batter d’occhio da altre imprevedibili o indesiderabili sensazioni.

Quindi tu chi sei?

Quell’anima con gli occhi bellissimi o quella schifezza con il naso bruttissimo?

Ovviamente nessuno dei due… quelle sono solo impressioni – spesso appiccicate dal mondo – con cui abbiamo ingenuamente costruito la nostra identità.


* le percezioni sono illimate , quindi l’io non può essere una “precisa, unica” percezione, in inglese si dice che il sé è  no-thing (non una cosa “unica” e distinta)

* storia personale = luogo/periodo (spazio/tempo)
* ma qual è la 1° PERCEZIONE INIZIALE?
* come distingui una “vera, attendibile” Percezione (la mia percezione) dalla falsa (non mia, prodotta dall’immaginaz., da altri/esterno)?
* chiunque può indurre/stimolare percezione a chiunque altro
—> la mente stimola se stessa
* l’immaginazione produce impressioni
* vita è fatta di impressioni
* vita è frutto dell’immaginazione
* La Percezione è sempre impersonale (senza io –  cioè senza un costrutto secondario, es. linguistico o anche energetico)
* Falsa Personalità = identificazione con le percezioni = il famoso non-io, l’ego, cioè uno stato di coscienza sempre deludente perché si identifica con le percezioni che sorgono all’infinito e vi si aggrappa sperando che non scompaiano. Chi non comprende il meccanismo del sistema percettivo è destinato a soffrire inutilmente.

La spiritualità utilizza da sempre un presupposto ingannevole –> l’io allo stato naturale “è sat-cit-ananda, gioia/vitalità/entusiasmo incessante, pace eterna” (percez. naturale = percez. positive)
Questa affermazione – promossa da innumerevoli maestri – implica che le percez. semi-positive (imprecisabile contentezza, fioca serenità instabile, poca pazienza) oppure negative (torpore, vergogna, non beatitudine, emoticon)  siano (io) innaturali o non pienamente naturali.
In realtà un insegnante maturo dovrebbe semplicemente far notare che  lo stato naturale (che di preciso nessuno sa cosa sia) precede qualunque percezione e qualsiasi “io”.
* Allo stato naturale non c’è io, non percepisci né sat-cit-ananda né irritazione.

La mente ordinaria non può cogliere questo insegnamento e per questo continua ad osannare pseudo-maestri che promuovono le percezioni spirituali/sublimi rispetto a quelle carnali/inferiori. Involontariamente, come se chi non percepisse gioia non fosse degno di entrare nel regno. Così facendo alimentano ignoranza e confusione, il che porta ai soliti conflitti interiori/esteriori.

La vera liberazione è liberazione da queste distinzioni puerili ed astratte (tra la “mia” superiore percezione e la “sua” immatura percezione), su cui però si fondano non solo le religioni ma l’intera società e forse l’intero Magico Universo di Maya.

Diffida da chi ti vuol convincere a suon di “stimolazioni sensoriali”, costui non è un saggio ma un drogato di “percezioni”.

Ah già, se non hai colto il punto ti riassumo il discorso:

tu non esisti – l’io a cui hai sempre creduto non c’è, è puramente immaginario… esistono solo vaghe percezioni che emergono caoticamente in un mare di possibilità.

Rilassati, non c’è niente da fare e tu non hai mai fatto nulla, il tuo passato non esiste, si sono solamente susseguite delle impressioni.

Tu sei una semplice espressione vitale – che non ha niente a che fare con le cavolate addizionali (culturali o spirituali). Le teorie, speculazioni sui sentieri metafisici, la via di mezzo, la vacuità, le iniziazioni, lo sciamanesimo etc. sono solo parole vuote sognate da un incontrollato meccanismo di pensiero frustrante.

CHE SOLLIEVO!


Tentare/sforzarsi di accettare questo momento è come tentare di respirare. La respirazione sta già qui, e questo momento è stato già accettato… L’accettazione (amore, silenzio, connessione) è già avvenuta… avviene da sé.

* non “devo” imparare ad accettare, perdonare i difetti, coltivare compassione.
* Illuminazione (trasmissione/ricezione di luce) c’è già. Tutto è fatto di luce.
* Connessione (en. sottile, campo) è stabile ovunque, non occorrono saluti, sorrisi, abbracci etc per colmare distanza/separazione apparente a livello superficiale/sensoriale.
* tutti gli ogg. (corpi, pianeti) sono intessuti dello stesso filamento dorato che li collega a liv. profondo.
* mentire (credere di non poter accettare o ricevere luce) è una resistenza vana che produce sofferenza (è deleterio giudicare l’applicazione della corretta “forma” di accettazione, convenzionalmente ridotta e rappresentata come gentilezza, buona educazione).
* il corpo carnale “accetta” in maniera spontanea molte più cose di quanto si creda…
* il corpo di luce o la coscienza/spazio concede tutto (inclusa violenza, inquinamento)  – da la possibilità di esistenza/espressione a qualsiasi manifestazione. Senza criteri esclusivi.

Tu sei questa coscienza, questa accettazione illimitata… che ti piaccia o meno, che tu pratica o meno.

Il vero amore è semplice accetazione e questa c’è sempre stata indipendentemente dai sentimentalismi con cui l’intelletto ha distorto questa verità. Non riguarda coppie, anime gemelle, etc. Accettare un oggetto insignificate è un atto di puro amore come accettare un gesto da una persona particolare. Si tratta solo e sempre di accettazione. E’ facilissimo. Il tuo corpo sta già amando – cioè accettando –  tutti… il tuo intelletto invece si fissa su qualcuno di apparentemente speciale in basa a criteri fittizi… come se potesse “amare – accettare” di più la nonna rispetto all’amante. Non c’è gradazione nell’autentica accettazione. Il privilegiare (che implica l’escludere – il gradualizzare l’accettazione) provoca insensata frustrazione.

La prossima volta che dici o senti la fatidica frase “sei l’unico vero amore… la persona che amo più di tutti, quella con cui sento maggior connessione” rinsavisciti e accorgiti che hai fraintesto un mare di cose, in pratica tutto.

ATTEGGIAMENTO YIN


Ogni tanto considera un atteggiamento yin come il più saggio da adottare...”
“in che senso?”
Smetti di fare, smetti lottare, smetti di spiegare… soprattutto di spiegare…
“cioè?”
quando qualcuno non ti crede tu non giustificarti! Quando qualcuno si oppone tu non resistere e non difenderti. Perché in primo luogo dovresti volerti difendere? Perché parlare…
“se non parlo come darò il mio contributo? Come parteciperò alla vita sociale, alle discussioni a ciò che il mondo mi chiede?”
Facendo silenzio. Essendo il vuoto. In quel vuoto c’è tutta l’espressione e l’energia dell’essere, tutta la tua partecipazione con la vita. La vita non ha bisogno che tu faccia di più, ma che tu sia di più. Si parla tantissimo in questo momento, ma si dice veramente poco. Quando sei spinto a parlare, a dimostrare, chi è che vuole farlo? Si fa presto a dire ‘IO’ ma quell’IO è un coacervo di programmi automatici dai quali non puoi essere libero. Avete bisogno di dire, di parlare, di dimostrare… è una dipendenza che non vi lascia mai liberi. E la chiamate discussione, dibattito, ma in realtà è solo la mente che vuole perdere tempo in giochi della mente, in cerchi dai quali non si può mai uscire. Nel silenzio invece trovereste molte risposte, fuori da quella chiacchiera continua.  E tu… quanto ancora vuoi parlare?
“e si può essere senza fare? Si può comunicare senza parlare?”
E’ quello che stiamo cercando di insegnarti. Nell’assenza di movimento sei di più. Nello stare senza reagire sei di più. Nel non parlare puoi ‘emanare’ di più e a quel punto le persone si nutriranno di energia e non più di parole e le discussioni, i dibattiti cesseranno. Dopo che avrai raggiunto la calma e l’equanimità, nella disciplina che ti sei dato, tutta l’energia sparsa in mille pensieri e mille emozioni caotiche e centomila parole prive di energia, sarà raccolta in un unico punto focale, un’unica riserva semi-illimitata. A quel punto qualsiasi parola avrà impatto. Qualsiasi pensiero avrà peso. Ma non prima. Prima sarai solo un pupazzo nelle mani della mente. Dopo, dopo sì che arriverà l’intensità e comprenderai il senso del fare senza fare, di essere di più facendo molto di meno.

Andrea Panatta

fonte: http://maghierranti.blogspot.it/2016/05/un-atteggiamento-yin.html

Appartenere alla realtà (John de Ruiter)


È così incredibile che non lo scoprirai mai,
non l’otterrai mai, non l’avrai mai
perché non è per te.
Tu sei  lo spazio per essa.
Tu le appartieni, non appartiene a te.
Questa è la ragione per cui non puoi averla.
È destinata a possedere te
invece che tu vivere per possederla.
È destinata a possederti totalmente
invece che tu a vivere per possederla totalmente.

È solo un semplice malinteso
ma ora tu sai che non ci sono più scuse.
Non c’è più nulla a cui dare la colpa,
non c’è più nulla da tentare.
Finalmente è finita.

Puoi solo arrenderti
e lasciare che quello che è reale
ti possegga e ti domini e ti controlli.
Puoi finalmente rinunciare a tutti i tuoi sciocchi poteri
per qualcosa che è reale.

Puoi finalmente lasciare che quello che è reale sia onnipotente,
che a quello che è reale venga conferito il potere che è
e che tu non hai più bisogno di attribuirti del potere.

Finalmente è finita.
Il peso di tutti i tuoi sogni è finalmente andato.
non devi più trascinare in giro i tuoi sogni.
Finalmente vieni controllato totalmente da quello di cui sei sempre stato più innamorato.
Quel piccolo minuscolo tocco che non puoi cogliere
questa è la realtà che parla e la realtà che ascolta.

Ora tutto quello di cui c’è bisogno è un semplice accordo
e allora tutto quello che rimarrà è la realtà.
È facile.
Tutto quello che ci vuole è la realtà che sente
e che dice teneramente:
“O.K., l’ho sempre saputo, l’ho davvero sempre saputo, O.K.”
e molto teneramente rimanere con quell’O.K.
anche se ti uccide,
perché lo farà.

Ricevi quello che è reale
e lascia che sostituisca tutto quello che hai avuto.
La realtà, nel modo più tenero possibile, ti sta chiedendo:
Posso essere io invece di te?”
e se c’è un qualunque guardarsi indietro
o un chiedersi ‘devo davvero?’
allora la realtà, nel modo più dolce,
si sdraia di fronte a te e aspetta.

Non deve fare nulla di grande
perché tu già sai, tu già vedi.
Semplicemente appoggia giù la testa di fronte a te
e aspetta un tuo sì.
Così non c’è un vero cercare.

Tutto quello che è mai esistito in te come coscienza
è un sì molto dolce o un no ombroso.
Non appena c’è un no ombroso cominciamo a fare promesse alla realtà
‘vieni da me a modo mio e io vivrò per te,
vieni da me a modo mio e ti parlerò’.
Quando c’è un no ombroso esistiamo per rubare,
per imbrogliare, per corrompere, per mentire, per prendere con la forza,
lottando, tentando continuamente qualcosa
per ingannare la realtà,
per imbrogliarla e convincerla ad entrare
per essere ‘mia’.
È solo con l’onestà, il vero vedere
e il completo arrendersi a quello che siamo sempre stati,
che tu e la bugia e tutto il loro peso
avranno fine.
Non hai più bisogno di te,
non ne hai mai avuto bisogno,
questa è la notizia più sconvolgente che mai hai potuto sentire.
È quello che hai sempre desiderato sentirti dire
e desiderato di non sentirti mai dire.
Chi potrebbe essere in disaccordo con qualcosa di così meraviglioso?
Chi potrebbe lamentarsi?
Chi potrebbe dire: “Ma io….”?
Chi potrebbe dire nulla se non il ‘va bene’ più gentile?
La verità, quando la sentiamo, è così irresistibile, così amabile,
che ci chiediamo dove abbiamo mai potuto essere,
come abbiamo potuto non vederla.
Possiamo vedere la Coscienza con gli occhi aperti,
questa è la bellezza reale.
Una volta che l’assaggi non potrai più rinunciarci.
Una volta che vedi e capisci quello che vedi
è finita.

ALCUNI MIEI APPUNTI SUL TRANTRISMO SHIVAITA KASHMIRO


la conoscenza (liberatrice) non si conquista  negando/fuggendo/andando oltre le apparenze ma prestandovi attenzione da vicino (tramite una profonda contemplazione della natura)

I PENSIERI SONO ESATTAMENTE DEGLI SCIAMI DI MOSCERINI ETERICI:

ogni tanto entrano nelle cavità eteriche, neurali… non darti pena per la loro presenza, non credere di averli generati, sono volati lì o inseguono per un po’ la bio-macchina (corpo). Transita altrove e  lasceranno in pace la psiche (apparato corpo-mente).

NON OCCORRE FERMARE I PENSIERI [sciame moscerini] ma semplicemente riconoscerli come ogg. esterni a te (che sei consapevolezza) e attraversarli… “Sposta l’attenzione” altrove (ad. es. verso il respiro, le sensazioni/movimenti del corpo).

Come esiste un sistema immunitario fisico (costituito da un insieme di anticorpi impercettibili, micro-organismi, di cui non sei consapevole) così esiste un sistema immunitario psichico che può proteggerti da attacchi energetici di vario tipo. Questo sist. immunitario è formato dalle linee guida che puoi rintracciare in tutti gli insegnamenti. Affinché il sist. imm. psichico sia robusto è necessario che la tua attenzione sia posta su questi insegnamenti, occorre che in te si sviluppino i dovuti anticorpi (pensieri creativi, intenzioni, scopi, ideali, aspirazioni, sentimenti pacifici). Questi anticorpi sono impercettibili ai sensi grossolani e all’intelletto ordinario, ciò non toglie che esistano e che rappresentino un tuo potente alleato.

La perdita di un qualcosa di inutile non è mai una perdita bensì sempre un guadagno.

Questa perdita viene percepita come un sacrificio a causa della tua ignoranza o dell’identificazione con ciò a cui rinunci. Se ti rendessi conto che non stai perdendo una parte di te, un oggetto o una persona di valore ma qualcosa che non ti è mai appartenuto o che ti può solo danneggiare allora ti rallegreresti di tale perdita e saresti ben lieto di lasciarlo perdere il prima possibile.

La perdita a cui mi riferisco è il senso di “io sono” (questo corpo, questa mente, questi pensieri, queste sensazioni, quest’anima che si è reincarnata, etc).  Da questa sensazione esistenziale di essere un individuo limitato nel tempo-spazio derivano tutte le altre sgradevoli e ingannevoli sensazioni che hanno accompagnato il tuo viaggio. Il senso di scarsità, il vuoto interiore, la sensazione che manchi sempre qualcosa, il bisogno di qualcuno di speciale che possa riempire questo apparente vuoto sensoriale: questi sono tutti sintomi che indicano che sei prigioniero del senso di “io sono” qualcuno di particolare separato da qualcun altro. Essendo identificato con il tuo stesso aguzzino è praticamente impossibile trovare l’agognata libertà. Il problema non è che non puoi perdere questo io-fittizio, il problema è che “non vuoi” perché ne sei assuefatto. Sei assuefatto agli organi sensoriali, ai piaceri carnali, alle fantasie mentali, alle preoccupazioni dell’io-sociale. Sai che è così.

La perdita di tutto ciò è una goduria che al momento non puoi immaginare.

il liberato lo è dalle qualificazioni (tra Sé e natura) = si ritira nello stato originario non-manifesto
per egli i movimenti di ascesa/discesa rappresentano l’attività spontanea della coscienza
porre fine all’infruttuosa ricerca, liberi dalla falsa nozione che il corpo sia impuro

viravrata (voto dell’eroe) = vedere ogni cosa – per quanto disgustosa o attraente – con occhi equanime/lucido (sapendo che sono tutte manifestaz. della coscienza)

tuffandosi ripetutamente dentro di sé, anche quando esce dalla meditazione, vibrando [interiormente], ebbro per i postumi della contemplazione/comprensione, vede tutto dissolversi nello spazio della propria coscienza.

Anche quando riemerge dall’assorbimento, è una cosa sola con l’esperienza dell’assorbimento. Congiunge gli stati inferiori e superiori. Non necessita più di mezzi liberatori.

Tutto ciò che dice o fa genera istantaneamente in lui il più alto liv. di coscienza.

In che modo può colui che – sbalordito dalla propria natura e testimone di una coscienza che sostiene l’esistenza di tutto – rimanere soggetto alle afflittive opinioni dell’intelletto?

Si sorprende nello scoprire che l’individuo che si credeva – invischiato nelle pastoie dei pensieri, impigliato nella ragnatela dello spazio-tempo, non esiste affatto.

Una volta capito ciò da cui puoi trarre beneficio e ciò che non è di alcun valore e anzi ostacola (questa realizzazione), puoi iniziare a progredire verso la meta.

non può esserci relazione tra sogg. eterno e ogg. temporaneo

il saggio fissa l’attenzione sulla fonte del piacere (liberando così la mente/attenzione da tutti i fenomeni che la seducono/disturbano). Si prepara in tal modo alla transizione verso una condizione in cui le preoccupaz. son trascese nell’esperienza pervasiva del sommo piacere. Non è un edonista che brama i piaceri sensoriali, sebbene li usi come trampolino per lanciarsi oltre i regni della transitoria oggettività fisica.

Al piacere sublime si accede tramite la rimozione di ostacoli come l’aspettativa di un vantaggio personale… Liberata da questi impedimenti, l’esperienza è quella di un assaporamento  e un riposo incessante.

risveglio vitalità = Canzoni, profumi, carezze sono mezzi che possono ridestare da uno stato di torpore/distrazione, stimolando il cuore (coscienza) a pulsare più intensamente.

intenzione disciplinata mirante all’innalzamento del liv. di sensibilità ci avvicina alla prolungata meravigliosa pulsazione. Il sapiente riconosce questa pulsazione dentro sé anche di fronte a difficoltà dolorose, ogg. disgustosi. I sensi interni, divini, potenziati o superiori (sono le divinità) rendono l’intero universo una sola cosa con la coscienza.

Muore a se stesso in un atto di adorazione, pieno di devozione per questa realtà che si dispiega al suo interno. Padrone della vitalità che rinvigorisce mente-corpo, può rafforzarsi direttamente senza bisogno di cibi o abbandonandolo a piacimento per animare il corpo di un altro.

ogni piacere è essenzialmente spirituale/energetico = il piacere è stato interno esperito dal sogg. non una proprietà dell’ogg.

colui che desidera il piacere dei sensi percepisce l’apparenza estetica/formale/carnale/rajas-tamas

colui che desidera la quiete, beatitudine percepisce luminosità energetica senza forma

non devi far nient’altro che comprendere (accettare totalmente) il sempre rinnovato flusso/eruzione di coscienza sotto forma di apparizioni che si affaccia a te (consapevolezza)

deporre la molteplicità accumulata = scaricare il fardello “non-mio”

espansione incontrastata dei ridestati

salsi nel Supremo, si stabiliscono sul piano della beatitudine assaporando qualsiasi ogg. sensoriali che appaiono spontaneamente

ogni fase è ora luminosa: avendo consumato il senso di diversità, conserva l’auto-consapevolezza in ogni istante (sonno, veglia)…

riconosce la potenza pulsante della sua vera natura: lo scarto apparente  tra coscienza immanifesta e ogg. manifesto – si ricompone

il desiderio giocoso è la causa della differenziazione (tra sogg. percepiente, atto percepire e percettibile)

quando il d. giocoso è finito, quella differenza sparisce

Maya = potere/libertà creativa di apparire in forme incalcolabili – dare la “sensazione” di separazione tra sogg./ogg

distolto lo sguardo (dall’Unità della visione consapevole), ignori il tutto e rimani ossessionato dalla parti

l’anima danzatrice sebbene libera di lasciare la sala di ballo (il corpo, il mondo manifesto), si ritiene prigioniera perché si lascia in-trattenere dal guardiano (il pensiero) e così viene rigettata sul palco di Maya

nulla di nuovo viene conseguito, né si rivela (l’immanifesto), è soltanto sradicata l’idea che l’essere luminoso non splenda

il saggio percepisce direttamente lo sfolgorio del reale in quel luogo in cui non sorgono pensieri dicotomizzanti (nello spazio tra un pensiero o una percezione e il seguente). Viene all’istante assorbito nel vuoto vibrante e poi catapultato nell’attualità. In quell’attimo si libera dalla tirannia dello scorrere del tempo, rimane pienamente soddisfatto del presente (eterno): in quanto conquistatore del tempo, gode nel piacere di divorarlo. Ha capito che è l’eternità.

Rimani per ore – senza interruzione – nel tuo stato naturale e percepirai la libertà (assenza di contaminazioni limitanti)

il dubbio (circa lo stato naturale) è fonte di indisposizione (ostacolo al cammino)

coloro che dicotomizzano cadono ai liv. inferi e devono ricorrere alle pratiche.

Tutte le pratiche dipendono dalla coscienza e non possono servire come mezzo per realizzarla. In quanto coscienza, non puoi praticare per diventare cosciente o espander coscienza.

tutte le cose sono coscienza, quindi tutt’altro che irreali

 

 

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