GORGIA


mappa mentale- —>  http://cmapspublic2.ihmc.us/rid=1LCJV0WJ8-1FBBCFY-1H5F/Gorgia.cmap?rid=1LCJV0WJ8-1FBBCFY-1H5F&partName=htmljpeg

  1. Nulla esiste
      • per esistere dovrebbe essere generato dal non-essere —>  ma il n/essere non può generare

      oppure generato dall’eterno –> ma l’eterno non ha alcun principio, è infinito, non è in nessun luogo –> quindi non esiste

2. se anche qualcosa esiste, non è conoscibile dall’uomo

  • nega la pensabilità ontologica
    • il conoscere richiede il pensiero, ma il reale viene prima del pensare/conoscere, la conoscenza non rispecchia la realtà
    • il pensato è contrario all’esperienza
    • il linguaggio è altra cosa dalla realtà (no-thing)
    • le azioni umane rette da circostanze (destino ignoto)+menzogne+passioni
  •    3. se anche conoscibile, è incomunicabile
    • il visibile non può divenire audibile
    • l’essere non può divenire parola (il mezzo con cui ci esprimiamo non è oggetto/realtà esistente)

VASCA DI DEPRIVAZIONE SENSORIALE (morire in vita)


l’esperienza di un italiano –<  http://cicconevincenzo.blogspot.it/2011/12/la-mia-prima-esperienza-in-camera-di.html

—> ” Il galleggiamento mi aiuta a perdere la concezione dello spazio e del tempo. Non so più dove sono, la vista è oscurata, il tatto è quasi assente, la gravità è assente. I suoni sono ovattati: il battito cardiaco e la respirazione vengono amplificati dalla deprivazione di stimoli esterni.

Immagino di non avere dimensione e di non avere tempo. Lascio andare tutti i pensieri e rimango nel nulla.
Dopo un tempo, non quantificabile, e non percepibile, perchè il concetto di tempo ha perso significato provo una sensazione di fusione totale.

. Non ho più nome, più tempo, più forma fisica, più memoria. Sono morto e questo non mi preoccupa affatto. E’ come se la morte fosse un concetto creato dalla mente vigile che in questa condizione non ha più senso. Fuso con ogni cosa, una dimensione eterna, senza spazio e senza tempo.

Rimarrei in questa condizione piacevole ancora a lungo. Purtroppo l’ora a mia disposizione si è volatilizzata e una lama di luce taglia l’oscurità. E’ Laura che apre il portellone dall’esterno e mi porta a una nuova rinascita.

 

 

RAPPRESENTAZIONE DELL’AUTOCOSCIENZA (CHI SONO IO)



Quel cerchietto centrale [RESISTENZA ELETTROMAGNETICA] è ciò che sei tu.

Questa resistenza è una particolare “CONFIGURAZIONE ENERGETICA”: questa configurazione di energia consente all’energia stessa (o alla Mente Universale) di sperimentare se stessa in piccole parti, in oggetti, in esperienze, in sogni, in individui “dissociati”. Queste ENTITA’ apparentemente DISSOCIATE sono le infinite manifestazioni che percepisci ogni giorno. In poche parole tu sei una di queste multi-personalità che si sentono dissociate da Dio (da se stesse, dall’Esistenza stessa).

In pratica esisti e contemporaneamente non esisti.

La spiritualità è una via per dissolvere questa resistenza elettromagnetica. Ma non è l’unica, anche la scienza può condurre allo stesso risultato. In tal senso la vera spiritualità e scienza coincidono.

Ciò che chiami morte è l’assenza di resistenza: i contorni del tuo personaggio, prima spessi e ben definiti (tangibili e terribilmente “reali”), diventano dei tratti via via più sottili, fino a fondersi con l’oceano di energia indifferenziata.  Fino a ritornare dove ti sei sempre trovato.

Le pratiche spirituali aiutano ad accelerare la presa di coscienza di questo processo naturale ed inevitabile. Sono un mezzo per sperimentare una piccola morte in vita, un modo per anticipare qualcosa che comunque avverà spontaneamente.

Il pensiero (il giudizio) è un parametro che intensifica questa resistenza, per questo motivo molti insegnamenti suggeriscono di ridurre al minimo questa attività intellettuale.

L’Advaita (non dualità) andrebbe quindi vista in ques’ottica: un canale aperto a qualsiasi espressione di questa non-duale (indifferenziata) energia.

Vedere chiaramente (o perlomeno percepire vagamente) questa resistenza (elettromagnetica) è la chiave di tutto.

In assenza di quella resistenza sparisce ogni concetto: autocoscienza, io sono, distinzione soggetto/oggetto. Tutto svanisce e rimane solamente l’ignoto, l’insondabile, l’irriducibile, l’innominabile… ciò che in un certo senso tu sei realmente.

Beyond Thought (Awareness Itself)


 

IL MIO FORUM


Menti libere,

ho appena aperto un forum dove potete liberamente interagire, condividere, chiedere quel che vi pare [in ambito di crescita interiore, auto-aiuto, ricerca spirituale e compagnia bella…]

link —>   mente-libera.forumfree.it

DZOGCHEN, TREKCHO + TOGAL


 

trekcho = riconosci/vedi la condizione naturale/originale/primaria della mente/mondo (che sei circondato da fantasmagorie/meccanicità)

togal = realizzi che sono meccaniche autonome
* trek = accorgersi che tutta la natura è allucinatoria, virtuale, volatile, vuota, insussistente
* togal = rendi conto che non dipende da te, le cose si presentano, manifestano e dispongono spontaneamente (senza un perché/fine/senso)
* in entrambi (trek, tog) non si crea niente con l’immaginaz. o non si medita su un ogg.,  ma si riposa nello sta. nat.

 

* la facoltà riconoscitiva dovrebbe maturare spontaneamente (senza tecniche) –> acquisire familiarità con i magici eff. speciali, alterazioni percettive
* a quel punto le magie sensoriali non hanno potere su di te
* non vieni sopraffatto da suoni, luci, colori… non temi le tue stesse manifestazioni (non vengono da un luogo diverso/lontano, bensì dentro il campo della coscienza, )

 

* Essendo tutto ciò che appare il gioco della mente, non occorre correggere, valutare/distinguere utile/inutile/scorretto, sano/malato, vivo/morto, buoni/cattivi pensieri.

 

* vedere il quotidiano come un caleidoscopio di en. che s’irradia liberamente

 

* nessuna forzatura x dare consistenza a un’illusione piuttosto che ad un’altra

RICERCA SPIRITUALE = ANSIOLITICO


La pratica della cosidetta magia – chiamata dai politically correct “spiritualità” – ovvero l’insieme di atti finalizzati a un benessere interiore, non è altro che un’alternativa ai comuni ansiolitici o farmaci per ridurre i sintomi dell’ansia (agitazione, irritazione, squilibri psicofisici, disturbi del sonno, malumore, malinconia, etc.).

Ciò che inconsciamente ricerchiamo attraverso attività spirituali (alchimia, tantra, sciamanesimo, pranoterapia, reiki, vipassana, etc.) non è l’illuminazione, l’autorealizzazione, l’unione bensì la semplice e fisiologica riduzione dell’ansia. Ci raccontiamo che puntiamo a qualcosa di superiore, di più sottile, di più sublime, ma sotto sotto tutti sappiamo che non è vero. In realtà abbiamo buttato via tempo, soldi ed energia per dei seminari, libri, video. Non abbiamo il coraggio di confessarlo, sarebbe la fine della ricerca. Una mancanza di rispetto nei confronti dei nostri guru e peggio ancora del nostro “io spirituale”. Non ci accorgiamo che – mediante l’immaginazione o il pensiero magico – abbiamo edificato un “io alternativo” , una versione migliore di noi, speciale. Per sostenere questa “auto-immagine” (eretta su suggerimento di altri individui) dobbiamo necessariamente fare qualcosa di particolare (movimenti rituali) o pensare in un certo modo. Per capire che tipo di auto-immagine abbiamo creato è sufficiente fare un inventario delle proprie abitudini, rendersi conto di quali sono le azioni che vengono compiute più frequentemente, i desideri principali, i dubbi/le riflessioni/le questioni più ricorrenti. Per dare continuità a questa auto-immagine sprechiamo un mare di energia, ogni giorno. Intellettualmente è facile capire che non vale la pena dare contintuità a questa auto-immagine (a ciò che “pensiamo di essere”) eppure a livello pragmatico pochissimi individui riescono a farne a meno.

Per comprendere meglio questo discorso farò un parallelismo tra gli ansiolitici e le pratiche energetiche (comprese attività come tai chi, qi gong, yoga, etc.).

Per comodità il termine paziente equivale al termine “praticante” o ricercatore, meditante etc.

I pazienti (ovvero i praticanti) che sono diventati dipendenti dagli ansiolitici (cioè dalle attività di riequilibrio energetico)  sono quasi sempre accumunati da diverse delle seguenti caratteristiche:

  • Hanno assunto ansiolitici su prescrizioni mediche in dosi “terapeutiche” (normalmente basse) per mesi od anni. Ovvero hanno ricevuto insegnamenti da alcuni “specialisti” (guru del settore) e hanno applicato questi metodi per mesi o anni.
  • Hanno, gradualmente, sentito il bisogno di assumere ansiolitici per svolgere le normali attività quotidiane. Nel caso dei praticanti, hanno sentito il bisogno di praticare (meditare, leggere nuovi libri sul benessere dell’anima) anche durante le normali attività quotidiane o il bisogno di parlare sistematicamente in termini spirituali o energetici anche durante banali conversazioni – occasioni in cui l’interlocutore non era interessato o non ci capiva niente.
  • Hanno continuato ad assumere ansiolitici, nonostante il motivo che ne aveva in origine fatto scaturire la prescrizione fosse cessato. Hanno continuato a praticare malgrado non fosse più necessario, nonostante il problema era già risolto o avessero già ottenuto ciò che gli serviva. La mente continuava a chiedere, cercare tra una dimensione e l’altra, a sentirsi insoddisfatta, nonostante il corpo fosse già in pace, pienamente soddisfatto.
  • Hanno difficoltà a sospendere l’assunzione del farmaco, o a ridurlo. Hanno difficoltà a sospendere o ridurre la pratica.
  • Sviluppano sintomi di ansia, tra una somministrazione e l’altra, o hanno un forte desiderio di assumere la dose seguente. Diventano ansiosi se la ricetta successiva non è subito disponibile. Ovvero quando interrompono la pratica si sentono a disagio. Se non si picchiettano i chakra, se non hooponoponizzano, se non meditano almeno 20 min. al giorno, non si sentono soddisfatti. In terapia si parla di “craving” (bisogno irrefrenabile e patologico), in spiritualità si parla di avvicinamento all’auto-realizzaizone.
  • Contattano regolarmente il loro medico per ottenere ripetutamente le ricette necessarie per continuare il trattamento. Contattano regolarmente il loro insegnante per ottenere nuove risposte, guardano frequentemente i filmati di nuovi personaggi in modo da aggiungere una nuova pratica al proprio interminabile repertorio.
  • Devono avere sempre con sé il farmaco, soprattutto durante eventi stressanti. I praticanti devono sempre premunirsi, per questo il momento migliore per assumere il proprio farmaco (es. meditazione) è il mattino.
  • Possono aver aumentato la dose, rispetto a quella indicata inizialmente. In altre parole, quando il praticante supera una certa soglia – medita per 10 min. – sente il bisogno di alzare l’asticella e meditare per 20 min. In terapia è il classico fenomeno della tolleranza.

Spero che questi esempi bastino a darvi un’idea di quanto sia messa male l’umanità, soprattutto la frangia degli spirituali.

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