UN SEMPLICE STARNUTO DEL CIELO (Spirito) E’ SUFFICIENTE A POLVERIZZARE LA TERRA (Materia)


Raramente riflettiamo sulla portata di una buona riflessione: già il riflettere è un atto che molti non riescono a compiere nemmeno sforzandosi, figuriamoci il riflettere su una propria riflessione.

Ebbene oggi riflettevo sugli effetti che alcune riflessioni hanno avuto su di me e per esperienza posso affermare con decisione che alcune riflessioni possono letteralmente salvarti la vita.

Ovviamente non mi riferisco a riflessioni da parrucchiera o  bar dello sport – più che riflessioni quelle sono aria fritta.

Mi riferivo ad alcune considerazioni che alcuni di noi si fanno nei momenti salienti – spesso critici – della propria vita.  Quelle domande che mai rivolgeresti a qualcuno perché  sai già in partenza che ti prenderebbe per pazzo.

Paradossalmente sono proprio quelle folli considerazioni  che ti consentono di trovare una certa lucidità.

Sono quelle antiche riflessioni astratte che ti portano a comprendere meglio la realtà concreta di tutti i giorni.

Chi bazzica un po’ questo blog sa a cosa mi riferisco..

La riflessione di oggi era partita da alcune esperienze che ho avuto in questi giorni. Queste recenti esperienza avevano consolidato il valore di alcune semplici indicazioni che ho ricevuto ultimamente.

Senza scendere nei dettagli, l’indicazione che mi sento di dare io è quella di riflettere sul significato del titolo di questo articolo.

A differenza di altri post, questa volta non mi metterò a dare spiegazioni ma lascerò che siate voi stessi a riflettere su come e perché “un semplice starnuto del Cielo può polverizzare tutta la Terra”.

Al di là del senso letterale (o metereologico), Cielo e Terra rappresentano per ognuno di noi qualcosa di molto importante.

Il fatto che basti un soffio di pura Coscienza per far crollare ogni nostra certezza materiale dovrebbe ogni tanto indurci verso qualche domanda profonda sul come “conviene” vivere la propria realtà.

Sapendo che tutto (la tua vita comprensa) non dipende dai  nevrotici cambiamenti d’umore del mondo materiale ma dalla vigorosa volontà di questo misterioso Cielo (mondo immateriale), non credi sia opportuno stabilire e consolidare una connessione con tale dimensione?

Riflettici!

Ps.

Tenete a mente la parola “perseveranza”… Essa sarà  la chiave magica per aprire le porte del Cielo

 

ESCI DALLA ZONA DI COMFORT


Via via che ti allontani da una zona comfort ti stai espandendo e rafforzando.

Il disagio che provi inizialmente (all’inizio di ogni cambiamento) non è un sintomo di debolezza ma la conseguenza del disinnesco di una vecchia abitudine.

Non farti intimorire da queste difficoltà iniziali, continua ad andare oltre le zone di comfort che si creano di volta in volta.

 

Questo non vuol dire rinunciare a ogni comfort ma solo spingersi di tanto in tanto al di là, allungare un piede oltre il confine allo scopo di sperimentare nuove esperienze. Si tratta semplicemente di non arroccarsi in qualche convinzione e coltivare sempre un briciolo di curiosità.

Che si tratti di una condizione fisica, emotiva o psicologica non fa differenza. L’importante è non considerare quella situazione (la condizione in cui ci troviamo al momento) come una condizione immutabile, statica… Per quanto sia idilliaca, stupenda, piacevole non va idealizzata.

Quando ci troviamo in una condizione di auto-realizzazione, in cui cioè crediamo di stare “troppo bene” (e forse siamo dipendenti da ciò che ci circonda) occorre ricordare che niente è permanente e soprattutto che il vero arricchimento non viene dall’adagiarsi sugli allori ma dal gestire sapientemente le proprie risorse, anche a costo di sacrificare dei beni o delle sicurezze a cui eravamo affezionati. Si tratta di fare qualche escursione qua e là, interiore o esteriore.

Ricorda questa equazione:

EGO = “PAURA” di uscire dal Comfort fisico-emotivo-psicologico

Buona escursione fuori dall’Ego!

Allego qualche immagine che renda il concetto di zona di comfort

 

 

PRIMA SATTWA POI (niente) TAMAS


Se prima ti saturi di sattwa (qualità benefiche), poi non avvertirai più tamas (qualità degeneranti).

Se ad es. a colazione riempi la pancia di frutta (sostanza sattviche) sarà ovvio che non ti verrà voglia di mangiare cibo spazzatura cioè dalle qualità tamasiche (nutella, frollini). Il bello è che non sei tu che devi fare lo sforzo di rifiutare tamas, sarà il tuo organismo che – avendo assorbito sattwa – rigetterà spontaneamente ogni porcheria.

Lo stesso principio vale a livello emotivo-mentale.

Se impregni il tuo sistema cognitivo di elementi sattvici (piccoli propositi, buoni insegnamenti, attività fisiche stimolanti, piacevoli relazioni, ambienti gradevoli ) ti sentirai così appagato da scansare immediatamente i fattori tamasici.

Non ci dovrai nemmeno pensare, sarà automatico. Il tuo inconscio farà tutto da solo, ha solo bisogno di ricevere tanto satwa e soprattutto di assorbirlo prima di tamas.

La regola da seguire è davvero semplice:

“Anticipa” tutto ciò che ha qualità sattviche

“Posticipa” tutto ciò che ti sembra tamasico.

Al mattino sei più sattvico o tamasico?
C’è sattwa in ciò che provi adesso?
Quali pensieri sattvici potresti coltivare appena ti svegli?

Qual è la prima attività sattvica che potresti fare? e l’ultima (prima di andare a dormire?)

Henry Le Saux incontra Hariral (Poonja)



La prima volta che incontrai Harilàl fu nella grotta di Arutpàl Tìrtham, un venerdì 13 marzo.
Erano circa le quattro del pomeriggio. Ero seduto sul mio sedile di roccia fuori dalla grot­ta, quando vidi due uomini che venivano ver­so di me lungo lo stretto passaggio che stava tra la mia grotta e la casetta di Lakshmi Devi. Si presentarono e si sedettero accanto a me. Uno di essi era tamil, ma divenne subito chia­ro che era li solo per accompagnare l’altro, for­se anche solo per trovare il mio luogo di ritiro sul fianco della Montagna. L’altro era un bra­mino del Punjab, che ora viveva al Sud a Madras o Mysore, non mi fu chiaro dove. La sua famiglia l’aveva lasciato da qualche parte nell’Uttar Pradesh, nella pianura gangetica. Egli aveva conosciuto molto bene il Mahàrshi e aveva anche vissuto a lungo presso di lui. Ora era venuto a Tiruvannamalai per due giorni e stava vicino all’àshram in una dépendance del bungalow del dottor Syed.
Questo bungalow si trovava a circa tre chi­lometri dal mio eremo e i sentieri erano diffi­cili, perciò chiesi:
— Come siete arrivati fin qui? Chi vi ha parlato di me? Chi vi ha indirizzato alla mia grotta?
— Tu mi hai chiamato – rispose guardan­domi diritto negli occhi – e sono venuto.
Al che sorrisi con aria piuttosto scettica, ma egli continuò con assoluta serietà:
— Te lo ripeto: sei tu che mi hai chiamato. Il Sé attira il Sé. Cosa altro ti aspetti?
Parlammo del Maharshi, del suo insegna­mento e dei suoi discepoli. Era perfettamente al corrente di tutto. Accanto a me c’erano al­cuni libri, compresa la Bhagavad-Gìtà e le Upanishad, dalle quali facevo volentieri delle citazioni ai miei visitatori. Infatti l’anno prece­dente avevo avuto un’esperienza con un pe­dante bramino di Tanjore che aveva abbando­nato la sua aria altera solo dopo che gli ebbi recitato tutto in un fiato i nomi delle principa­li Upanishad. Allora non avevo ancora ricevu­to l’energica lezione dell’Avadhuta di Tìrthamalaì!
Come la nostra conversazione passò dal Mahàrshi alle Scritture, presi uno dei miei li­bri per citarne un testo, dato che non ho la memoria degli indiani che sono in grado di tenere tutto a mente. Aggiunsi che avevo co­minciato a studiare un po’ di sanscrito per riu­scire a comprendere meglio questi testi.
— Ma a che serve tutto ciò? – mi chiese Harilàl bruscamente -. Tutti i tuoi libri, tutto il tempo perso a imparare le lingue! Con quale lingua si conversa con l’àtman?
Mentre cercavo di difendere il mio punto di vista, egli intervenne di nuovo: Leggi il seguito di questo post »

IMBOCCA L’USCITA DAL SAMSARA


Hai intenzione di girare a vuoto ancora a lungo?

Non hai la nausea a forza di vagare nella rotonda del samsara?
Non sei stufo di replicare le medesime fesserie giorno dopo giorno, vita dopo vita?
Quand’è che punti alla libertà?

Cosa aspetti ad imboccare l’uscita?

Superare gli ostacoli della vita: Il segreto della quinta vertebra


INDOSSA LE CUFFIE E RILASSATI


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