VASCA DI DEPRIVAZIONE SENSORIALE (morire in vita)


l’esperienza di un italiano –<  http://cicconevincenzo.blogspot.it/2011/12/la-mia-prima-esperienza-in-camera-di.html

—> ” Il galleggiamento mi aiuta a perdere la concezione dello spazio e del tempo. Non so più dove sono, la vista è oscurata, il tatto è quasi assente, la gravità è assente. I suoni sono ovattati: il battito cardiaco e la respirazione vengono amplificati dalla deprivazione di stimoli esterni.

Immagino di non avere dimensione e di non avere tempo. Lascio andare tutti i pensieri e rimango nel nulla.
Dopo un tempo, non quantificabile, e non percepibile, perchè il concetto di tempo ha perso significato provo una sensazione di fusione totale.

. Non ho più nome, più tempo, più forma fisica, più memoria. Sono morto e questo non mi preoccupa affatto. E’ come se la morte fosse un concetto creato dalla mente vigile che in questa condizione non ha più senso. Fuso con ogni cosa, una dimensione eterna, senza spazio e senza tempo.

Rimarrei in questa condizione piacevole ancora a lungo. Purtroppo l’ora a mia disposizione si è volatilizzata e una lama di luce taglia l’oscurità. E’ Laura che apre il portellone dall’esterno e mi porta a una nuova rinascita.

 

 

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ILLUMINATION, REALIZATION… Bipolar Disorder Series: Hey Lisa, what is True?


 

L’umanità sta per estinguersi, INTANTO IN UN UNIVERSO PARALLELO…


Mentre ti arrabatti tra un casino e l’altro, qualcun altro…

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RICERCA SPIRITUALE = ANSIOLITICO


La pratica della cosidetta magia – chiamata dai politically correct “spiritualità” – ovvero l’insieme di atti finalizzati a un benessere interiore, non è altro che un’alternativa ai comuni ansiolitici o farmaci per ridurre i sintomi dell’ansia (agitazione, irritazione, squilibri psicofisici, disturbi del sonno, malumore, malinconia, etc.).

Ciò che inconsciamente ricerchiamo attraverso attività spirituali (alchimia, tantra, sciamanesimo, pranoterapia, reiki, vipassana, etc.) non è l’illuminazione, l’autorealizzazione, l’unione bensì la semplice e fisiologica riduzione dell’ansia. Ci raccontiamo che puntiamo a qualcosa di superiore, di più sottile, di più sublime, ma sotto sotto tutti sappiamo che non è vero. In realtà abbiamo buttato via tempo, soldi ed energia per dei seminari, libri, video. Non abbiamo il coraggio di confessarlo, sarebbe la fine della ricerca. Una mancanza di rispetto nei confronti dei nostri guru e peggio ancora del nostro “io spirituale”. Non ci accorgiamo che – mediante l’immaginazione o il pensiero magico – abbiamo edificato un “io alternativo” , una versione migliore di noi, speciale. Per sostenere questa “auto-immagine” (eretta su suggerimento di altri individui) dobbiamo necessariamente fare qualcosa di particolare (movimenti rituali) o pensare in un certo modo. Per capire che tipo di auto-immagine abbiamo creato è sufficiente fare un inventario delle proprie abitudini, rendersi conto di quali sono le azioni che vengono compiute più frequentemente, i desideri principali, i dubbi/le riflessioni/le questioni più ricorrenti. Per dare continuità a questa auto-immagine sprechiamo un mare di energia, ogni giorno. Intellettualmente è facile capire che non vale la pena dare contintuità a questa auto-immagine (a ciò che “pensiamo di essere”) eppure a livello pragmatico pochissimi individui riescono a farne a meno.

Per comprendere meglio questo discorso farò un parallelismo tra gli ansiolitici e le pratiche energetiche (comprese attività come tai chi, qi gong, yoga, etc.).

Per comodità il termine paziente equivale al termine “praticante” o ricercatore, meditante etc.

I pazienti (ovvero i praticanti) che sono diventati dipendenti dagli ansiolitici (cioè dalle attività di riequilibrio energetico)  sono quasi sempre accumunati da diverse delle seguenti caratteristiche:

  • Hanno assunto ansiolitici su prescrizioni mediche in dosi “terapeutiche” (normalmente basse) per mesi od anni. Ovvero hanno ricevuto insegnamenti da alcuni “specialisti” (guru del settore) e hanno applicato questi metodi per mesi o anni.
  • Hanno, gradualmente, sentito il bisogno di assumere ansiolitici per svolgere le normali attività quotidiane. Nel caso dei praticanti, hanno sentito il bisogno di praticare (meditare, leggere nuovi libri sul benessere dell’anima) anche durante le normali attività quotidiane o il bisogno di parlare sistematicamente in termini spirituali o energetici anche durante banali conversazioni – occasioni in cui l’interlocutore non era interessato o non ci capiva niente.
  • Hanno continuato ad assumere ansiolitici, nonostante il motivo che ne aveva in origine fatto scaturire la prescrizione fosse cessato. Hanno continuato a praticare malgrado non fosse più necessario, nonostante il problema era già risolto o avessero già ottenuto ciò che gli serviva. La mente continuava a chiedere, cercare tra una dimensione e l’altra, a sentirsi insoddisfatta, nonostante il corpo fosse già in pace, pienamente soddisfatto.
  • Hanno difficoltà a sospendere l’assunzione del farmaco, o a ridurlo. Hanno difficoltà a sospendere o ridurre la pratica.
  • Sviluppano sintomi di ansia, tra una somministrazione e l’altra, o hanno un forte desiderio di assumere la dose seguente. Diventano ansiosi se la ricetta successiva non è subito disponibile. Ovvero quando interrompono la pratica si sentono a disagio. Se non si picchiettano i chakra, se non hooponoponizzano, se non meditano almeno 20 min. al giorno, non si sentono soddisfatti. In terapia si parla di “craving” (bisogno irrefrenabile e patologico), in spiritualità si parla di avvicinamento all’auto-realizzaizone.
  • Contattano regolarmente il loro medico per ottenere ripetutamente le ricette necessarie per continuare il trattamento. Contattano regolarmente il loro insegnante per ottenere nuove risposte, guardano frequentemente i filmati di nuovi personaggi in modo da aggiungere una nuova pratica al proprio interminabile repertorio.
  • Devono avere sempre con sé il farmaco, soprattutto durante eventi stressanti. I praticanti devono sempre premunirsi, per questo il momento migliore per assumere il proprio farmaco (es. meditazione) è il mattino.
  • Possono aver aumentato la dose, rispetto a quella indicata inizialmente. In altre parole, quando il praticante supera una certa soglia – medita per 10 min. – sente il bisogno di alzare l’asticella e meditare per 20 min. In terapia è il classico fenomeno della tolleranza.

Spero che questi esempi bastino a darvi un’idea di quanto sia messa male l’umanità, soprattutto la frangia degli spirituali.

SOFFERENZA VOLONTARIA


consiglio di rileggere tutto almeno un paio di volte

La sofferenza volontaria è moneta di scambio per la salute, l’arricchimento interiore/esteriore, la crescita personale, la pace interiore, la forza, l’intelligenza

sigilla nel cuore questo messaggio —> le persone più felici non sono quelle che hanno sofferto di più ma quelle che hanno saputo soffrire meglio.

  • l’auto-Realizzazione o “Liberazione” degli antichi saggi era semplicemente libertà dalla sofferenza.
  • Sofferenza Volontaria = Resistenza al sonno, alla fame, alla collera, alla stanchezza fisica, al desiderio sessuale
  •  ATTRITO
    • l’ideale sarebbe agire quando e dove c’è “attrito”, questo genera una trasmutazione interiore e favorisce un’accelerazione del processo. Il trucco sta nel fare qualcosa di utile proprio in quei momenti in cui hai meno voglia di farlo. In pratica devi riuscire a costringere il corpo a mettersi all’opera malgrado le resistenze della mente. Per superare l’attrito iniziale (resistenze dell’io pigrone o falsa personalità) devi affidarti alla forza di volontà e alla fiducia nel Lavoro sul corpo sottile o corpo energetico.
    • Es. di attrito = alzarsi presto quando non ne hai voglia; astenerti dal mangiare proprio quando desideri un dolcetto; fare una doccia fredda mentre sei appena sceso dal letto; fare una passeggiata o corsetta al mattino presto.
    • In soldoni, andare “consapevolmente” contro la via di minor resistenza, evitare la scelta più comoda, agire contro tutto ciò che è meccanicizzato (abitudinario) genera attrito e quindi “sofferenza volontaria” e infine trasmutazione da piombo in oro, salto ad un’ottava superiore ovvero un piano esistenziale migliore.
  • NON IDENTIFICAZIONE
    • Non scordare mai che la sofferenza è un mezzo e non il fine.
      •  con il crescere della tua consapevolezza, essa va scemando.
    • Renditi subito conto che non sei tu a soffrire bensì sono le emozioni negative, gli schemi di pensieri dominanti, le abitudini correnti, in due parole stai sacrificando la falsa personalità, l’identità con cui ti eri erroneamente immedesimato finora. Falsa personalità è sinonimo di sofferenza inutile, sofferenza immaginaria (provocata da preoccupazioni insensate, timori concettuali).
      • La soff. inutile  conduce soltanto ad un accrescimento della Falsa personalità. (l’io sociale, immaginario, ideale, concettuale)
    • Mentre pratichi rimani autoconsapevole, ricorda che tu sei solo un alchimista che controlla l’andamento del processo di trasformazione interiore. I processi che avvengono nel crogiulo umano riguardano le componenti del corpo. Sensazioni dolorose, emozioni sgradevoli, impressioni, pensieri e così via rappresentano il combustibile o la materia prima sottoposta al fuoco alchemico (fuoco = tua concentrazione/consapevolezza). All’emergere di queste sensazioni fastidiose non identificarti, rimani lucido, consapevole che tu sei l’osservatore “esterno” (non toccato da quei processi) che si prende cura della macchina biologica: la tua attenzione è necessaria alla riuscita dell’opera. Il principiante si fa del male (SOFFERENZA INUTILE) perché si identifica con il materiale che brucia. Il bravo praticante sa che non può scottarsi perché egli stesso è quel fuoco o meglio il generatore e manipolatore di quel fuoco.
    • Man mano che pratichi lucidamente acquisirai un incredibile potere personale. Carisma, autostima, capacità attrattiva, vigore, centratura, radicamento: queste sono soltanto alcune delle inevitabili benefici dello sforzo cosciente o sofferenza volontaria. Questa sofferenza “utile” si trasforma automaticamente – per una legge fisica infallibile – in nuova energia. La soff. inutile invece – per una serie di ragioni che non è il caso di analizzare – ti depriva di energia.
    • Es. di Soff. inutile =
      • dare istintivamente espressione alle emozioni negative (rabbia, gelosia, senso di colpa, senso di inferiorità, autocommiserazione, lamentarsi-criticare gli altri),
      • continuare a dubitare del lavoro interiore,
      • FANTASTICARE (evadere dalla realtà presente), desiderare di trovarsi altrove con una persona speciale, lontano da ogni difficoltà.
  • DOLORE = PROPELLENTE
    • la fatica, l’attrito, la tensione iniziale vanno visti come una molla che ci spinge ad uscire dall’indolenza: affinché questa molla funzioni è necessario esercitare una pressione verso il basso, al crescere della quale crescerà lo slancio verso l’alto. Considera questo meccanismo come un incentivo. Inoltre questo dolore consapevole ti scuote dal torpore abituale.
    • Spezza le colonne dietro cui il falso io (l’avversario, l’ego) ha edificato il suo nascondiglio
      • Più è grande è la sofferenza “utile” e maggiore sarà l“energia propulsiva” che hai a disposizione
    • eleva il tuo quoziente volitivo = sviluppi la facoltà di non arrenderti davanti a niente e nessuno
      • “la volontà è la quantità di sofferenza che siamo disposti a spendere per ottenere ciò che vogliamo”
  • Se pratichi correttamente puoi accedere alla sorgente vitale ed usufruire di una quantità inesauribile di energia

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BENEFICI DELLA DOCCIA FREDDA


 

 

TIENI LA LINGUA AL SUO POSTO


Fonte articoli:

1) http://www2.radio24.ilsole24ore.com/blog2/carbone/?p=2683

 

Tenere la lingua al suo posto!

Non si tratta solo di  un modo di dire per cercare di far stare zitte le persone pettegole o petulanti, ma un vero e proprio invito a farlo dal punto di vista fisico!

Durante il periodo di riposo e l’atto deglutito rio stesso la lingua dovrebbe occupare una posizione ben precisa. Dico “dovrebbe “ proprio perche’ spesso non e’ cosi’, e una postura linguale alterata sia a riposo che in fase dinamica puo’ dare molto problemi a diversi livelli ,come vedremo in seguito.
A riposo,la lingua deve sfiorare quello che si chiama “ spot palatino”, dietro gli incisivi centrali, una zona dove emerge il nervo naso palatino( ramo del trigemino),ricca di recettori posturali La posizione di riposo della lingua rappresenta anche il momento in cui inizia e termina ogni suo ciclo funzionale; se questa e’   anomala, generalmente si sviluppa anche una funzione anomala, che sia a carico della deglutizione o della fonazione

Come possiamo sapere se la lingua e’ al suo posto? Pronunciate la lettera “L”
La lingua dovrebbe stare, a riposo in contatto sfiorante quel punto, e comprimerlo durante la deglutizione.

Per verificare se abitualmente tenete la lingua a posto fate questa esperienza: Lasciate la lingua morbida appoggiata agli incisivi inferiori e provate a piegarvi in giu’ verificando dove arrivate con le mani tenendo le ginocchia dritte. Poi provate a farlo con la lingua posizionata correttamente, sulle rughe palatine, nel punto delle “L”…. Se vi piegate di piu’, significa che abitualmente la tenete nel posto sbagliato.

A volte la postura linguale alterata puo’ dare difetti di pronuncia,ma non sempre e la cosa non e’ per forza univoca.

Altri esercizi per allenare la lingua a stare al suo posto e per aumentare la sua propriocezione, cioe’ la consapevolezza di dove si trova,  sono
-Appoggiare il dito pollice sulle rughe palatali sentendo il punto della “L”, togliere il dito e appoggiare la lingua sulle rughe.
-Appoggiare la lingua sulle rughe e solleticarle muovendo la lingua a destra e
sinistra facendo dei piccoli movimenti (senza muovere il mento).
-Schioccare la lingua come per imitare il trotto del cavallo, senza muovere il
mento, rallentare la “corsa”, ossia il movimento, e “legare” la lingua al palato.
-Tirare fuori la lingua per toccare un bastoncino o il proprio dito senza appoggiarla ai denti o al labbro inferiore, quindi farla rientrare su richiesta e toccare con questa le rughe
palatali.
-Appoggiare la lingua sulle rughe: apro e chiudo la bocca, prima i denti poi le
labbra (senza staccare la lingua dalle rughe).

2) http://www.fisiocentermultimedica.com/it/doc-s-36-520-1-sindrome_glossoposturale.aspx

Fino a pochi anni orsono parlare di funzione linguale o di deglutizione era pura utopia. Non appena si cominciava a proporre l’argomento, l’interlocutore perdeva attenzione per il discorso o, addirittura, compariva sul suo volto una risatina trattenuta. Il motivo è semplice: nessuno ci ha mai parlato, durante il corso di studi medici, della importanza della funzione linguale.

La svolta nella conoscenza e nella accettazione della classe medica è avvenuta soltanto con la scoperta che la emergenza nel palato del nervo naso-palatino è ricchissima di esterocettori, cioè dei recettori coinvolti nel meccanismo della informazione posturale. In effetti da tempo ci chiedevamo come fosse possibile che ogni volta che, durante una visita fatta sul baropodometro o sullo scoliosometro, facevamo posizionare la lingua in un punto preciso del palato, il paziente cambiava la sua situazione posturale, riducendo gli squilibri, riprogrammando l’appoggio plantare, variando l’atteggiamento della colonna.

Sì, la lingua disfunzionale interferisce con il recupero di alcune patologie trattate nei modi più svariati, ma da questo a dire che la lingua è pienamente coinvolta con la postura ce ne passa! La scoperta comunque di un ruolo della lingua nel trattamento posturale ha determinato la necessità di comprendere lo studio delle disfunzioni della deglutizione tra le materie di studio del Master in Posturologia della Università “Sapienza”.

Si è così sviluppato lo studio della rieducazione linguale come valido supporto alle varie tipologie di fisioterapia; si è valutata la capacità della lingua di influenzare il funzionamento dei recettori posturali primari dall’occhio al piede, all’apparato vestibolare, alla mandibola.

L’occhio risente delle alterazioni della deglutizione sia per quanto riguarda la motricità della muscolatura estrinseca che per quanto riguarda la capacità visiva.

il muscolo ciliare riceve la propria innervazione dal nervo ciliare che origina tra la terza e la prima vertebra cervicale. Non è certamente un caso che i primi miglioramenti durante il trattamento riabilitativo della deglutizione siano evidenti a livello del distretto cervicale.

Anche l’orecchio può risentire di una deglutizione alterata. Anche in questo caso le componenti da analizzare sono due: la funzione uditiva e quella dell’equilibrio.

Il piede risente sempre delle disfunzioni della deglutizione. Il motivo è chiarissimo. La catena muscolare antero-mediana, detta anche catena linguale, correla direttamente la lingua all’alluce; ma ogni catena muscolare ha origine o fine nel piede e lo collega con la funzionalità mandibolare, che a sua volta dipende essenzialmente dalla postura e dalla funzione linguale.

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