Garcia dentro il sogno

 



COMMENTO:

ottima analogia, la più classica e anche una delle migliori.
l’unico dilemma che rimane è questo:
siamo sicuri che il sognatore (coscienza, sé superiore) non sia a sua volta un personaggio sognato da un altro sognatore – e così via, all’infinito?
chi stabilisce la linea di demarcazione tra sogno e realtà? Chi ha detto che l’illuminazione non sia un’altra esperienza onirica?

Un messagio di fondo di molti seri ricercatori è che di per sé tutte le esperienze sono oniriche (cangianti, impermanenti, piene di illusioni ottiche/sensoriali). La realtà è “definibile” come una non-esperienza (qualcosa di impermanente, immutabile, inconoscibile tramite i sensi, cioè non percepibile dal corpo, ma se non è percepibile ovviamente significa che…). Non è frutto di un’esperienza di risveglio e l’illuminazione (altra esperienza del sognatore) non può condurre al reale, è solo un’altra transizione verso un’altra zona del mondo onirico.
Insomma si rischia di confondere la crescita personale – dell’IO-SOCIALE (qualcosa che segue un percorso lineare e progressivo all’interno del sistema artificiale – società umana) con il percorso cosiddetto spirituale (qualcosa che ha ben poco di lineare, logico che si espande ben oltre le nostre colonne d’ercole).

Il “come attrarre x, y, z”, “come superare la fobia sociale”, “come avere conversazioni grandiose”, il “come, come, COME…” può andare bene per destreggiarsi nella giungla umana, ma non commettiamo la solita leggerezza di usare quei mezzi per altri fini, tipico errore della New Age.
Il percorso spirituale è letteralmente un salto nel buio, un bungee jumping nell’ignoto, un salto nella tana del bianconiglio. Le regola di là non sono le regole di qua, anzi quasi nessuno sà cosa ci sia di là.

Il “come” non ha senso, perché è come trovarsi sulla luna, in assenza di gravità, e pretendere che le leggi fisiche terrestri siano valide anche lassù.
I mezzi terrestri funzionano sulla terra, non altrove. L’ultraterreno non segue le leggi terrestri. Il linguaggio umano – per quanto scientifico e filosoficamente impeccabile – rimane un mezzo terrestre, alquanto limitato e impreciso, teniamolo sempre a mente.

Sogno e realtà valgono per le nostre esperienze ordinarie, ma poi nell’ignoto queste etichette lasciano il tempo che trovano. Non ci sono punti di riferimento, un gps satellitare che ti indichi in quale galassia spunterai se salti in quel buco nero. E’ giusto riconoscere le nostre speculazioni (x nostre intendo anche quelle dei guru illuminati) per ciò che sono: solo speculazioni per sedare l’ansia dell’ignoto e mitigare i dubbi circa l’immenso mistero che ci circonda.

Il mio consiglio è di stare estremamente attenti quando ci si cimenta in tali parallelismi o per lo meno approcciarsi cum grano salis, non dando per scontato niente. Il pericolo è di ingannare se stessi e poi gli altri, creando -a propria insaputa – un gran pasticcio, sebbene le intenzioni fossero alquanto positive.

Dal mio punto di vista il termine “illuminazione spirituale” è sviante, perché presuppone che ci sia un definitivo e permanente stato di coscienza superiore, mentre – per me – tutto accade all’interno dello stesso piano di esistenza – un piano “non duale”.
Distinguere tra sognatore e sognato è ovviamente utile, però è ancora un approccio duale. Il punto che nel video non si esplicita, è che i due personaggi si trovano nello stesso sogno, si sognano a vicenda. Un’altra cosa che – dal mio modesto punto di vista – manca è il riconoscimento che nessuno si sveglia ed esce dal sogno, nessuno esce dal sogno ed entra nella realtà poiché sogno e realtà sono inscindibili, il sogno è la realtà e la realtà è il sogno. Nessuno deve svegliarsi o illuminarsi, al massimo deve vedere (riconoscere) che è già sveglio e illuminato e contemporaneamente sogna. L’energia ha la facoltà di fare tutto, anche di ingannarsi e credere di essere ciò che non è.
In questo piano di esistenza il sognare o il vegliare (realizzarsi/illuminarsi) sono esattamente la stessa cosa, anche se agli occhi dei più appaiono percettivamente come due condizioni diverse e non concomitanti.
In poche parole il tipo che dorme e il tipo che sogna sono entrambi della stessa sostanza dei sogni, tutto è della stessa sostanza, antrambi si trovano nella stessa camera, nello stesso mondo e l’uno non è più reale dell’altro… per cui l’assunto che Garcia sia sognato da pinco pallino è fuorviante. In realtà si stanno sognando a vicenda. Come l’aneddoto di Chuang tzi, dove non ricordava e non capiva se era lui a sognare la farfalla o se la farfalla stesse sognando Chuang tzi.
Al di là di questo, è vero che un’ottima tecnica (per fortuna non l’unica) per venir a capo di questo paradosso è l’osservazione tranquilla e distaccata (non coinvolta con il turbinio emozionale) di tali scenari onirici/olografici, tuttavia ribadisco che secondo me conviene sbarazzarsi dall’idea/convinzione di uno stato di illuminazione. Meglio guardare senza etichettare (formulare pensieri presi in prestito da altri “osservatori”). visto che le parole non coglieranno mai ciò che davvero sta accadendo nella realtà, è giusto avvisare i ricercatori che anche parole come “illuminazione o sogno” andrebbero prese con le pinze e – se possibile – evitare tali paroloni o rimpiazzarle con ciò che castaneda definiva “conoscenza silenziosa”, ovvero percezione diretta senza l’ausilio del Tonal. Il tonal (descrizione canonica del mondo) va bene all’inizio – è giusto uno strumento didattico divulgativo da youtube, giusto per orientarsi in un territorio sconosciuto, poi però occorre mettere da parte questa vecchia descrizione (nel nostro caso le terminologie religiose/spirituali tradizionali o i filmati sull’aldilà). Vanno bene fino a una certa soglia, superata la quale la persona dovrebbe maturare una certa esperienza, accorgersi che quel sapere (nozioni spirituali) era frutto di un altro fenomeno onirico, un’altra illusione ottica in un oceano infinito di illusioni ottiche.

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