ESTRATTI DA “INTRODUZIONE ALLA MAGIA”, GRUPPO DI UR

Tutte le masse materiali del mondo, nella bilancia dei valori, non pesano quanto il più semplice mutamento di coscienza – G. Colazza

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Corallo Reginelli:
Mai seguire qualcuno, la luce è in noi ma avvolta da tenebre, solo noi agendo nel di dentro e non muovendoci fuori possiamo diradarle, la luce è in noi, nessuno può darcela.
La possibilità di liberarsi di tutto e tutti, per sempre, c’è: basta osservare senza io, senza proiettare, senza legami.
C’è solo trasformazione, non evoluzione.
Questa è un’idea portata nel campo psicologico per superare i triboli: oggi sono pazzo domani sarò saggio, oggi sono povero domani sarò ricco, eminente ecc.
Vivendo la parte nel tutto, gli attriti si riducono al minimo fino a scomparire, sciogliersi, fondersi nel pensiero dell’Uno.
La natura è silenzio operante senza attriti.
Se non c’è paura ma si è questo vuoto, allora non c’è io, non c’è un centro, non c’è un muoversi, non c’è inizio né meta: c’è pace, gioia, apertura, nudità totale, così si vive la sacralità che è comunione, estasi totale.
Il samsara mi porge, se lo comprendo, il nirvana: non devo muovermi per vivere il nirvana.
La nudità dell’essenza è identica per tutti ma il fumo che l’avvolge impone a ciascuno un indagare diverso. Così anziché maestri, saremo veri fratelli.
Per vivere là occorre spogliarsi di tutto ciò che siamo qui.
Non c’è inizio che nel regno del tempo, della superficialità, dove c’è una meta da raggiungere, dove l’io sragiona, si agita nel regno delle illusioni che coprono le sue necessità, abitudini materiali.
L’osservare è azione precisa che si realizza nella calma e porta all’istante l’inesprimibile vivente in noi.
Mai respingere, mai accettare, solo osservare restando fermi.
Identificarsi, attaccarsi alle esperienze è modalità fisica, psichica, dell’ego che rinforza il caos, la tragedia delle illusioni, la caccia al piacere per raggiungere la felicità… che mai sarà.
Il pensiero impedisce l’ascolto ma solo proietta.
Nella realtà, nell’immanifesto non ci sono vie da percorrere, mete da raggiungere: c’è la libertà, il tempo svanisce nell’attimo dopo attimo che è il presente che contiene l’eternità. Vivere nella libertà è essere morto al tempo, al divenire, è vivere l’eterno.
La mente limpida, quieta riceve la realtà istante dopo istante con esplosioni silenziose che t’inondano di vera gioia: non c’è più dolore, morte, paura.

Abraxa – Conoscenza delle acque

Infrangi ogni necessità. Usa di tutto ed astienti da tutto a volontà. Fatti padrone assoluto della tua anima.

Crea una potenza di fare senza stancarti . Continua, fredda, dura e, nel contempo, labile, plastica. Voler bene, volere a lungo, voler sempre senza fermarsi – mai desiderare , ecco il Segreto della Forza.

Giunto a nulla desiderare e a nulla temere, ben poche cose vi sono di cui non diverrai signore; ma di nessuna godi, se prima non l’hai vinta in te

Fissa bene lo scopo e non cambiarlo mai.

Impara a volere senza desiderare, senza paura, senza pentimento.

La Forza non si dona. Prendila. Osa.

Libero ed equilibrato, forte, calmo e puro, avendo ucciso il desiderio , dì: VOGLIO.
La soglia ti sia schiusa. LA FORZA E’ IN TE.

LEO – AFORISMI

La coscienza spirituale è perenne, continua e sempre attiva – bisogna sentire l’oscurazione del sonno come una pausa dovuta ad una limitazione temporanea.
Ogni atto umano deve essere una preparazione o un avviamento verso una coscienza superiore: è questa la base cui l’uomo deve organizzare la sua vita normale.

La riparazione delle forze nel sonno non è solo dovuta al « riposo » – ma a due altri fattori: l’uno è il cessare della tensione della coscienza di veglia di fronte al mondo materiale; l’altro è il contatto con forze occulte creatrici, con cui rientriamo in rapporto durante il sonno. Sono le forze che ci hanno organizzato il corpo materiale e che sole sono capaci di tenerlo insieme e di riparare alle sue perdite.

La coscienza normale riceve e dà solo quel tanto che il cervello può trasmettere: l’attività spirituale evita invece il cervello e passa per altri organi, in cui la coscienza dell’uomo normale non può ancora stabilirsi.


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Gli altri esseri non esistano. Le loro azioni e i loro pensieri o giudizi non ti tocchino – qualunque essi siano.

Fa si che nulla riesca a penetrare di nascosto in te: sorveglia tutto, ciò che viene dall’esteriore e ciò che emerge dalle profondità ancora impenetrate dalla coscienza tua; osservando in silenzio con intelletto ed imperturbabilità, frenando rapidamente ogni giudizio.
Se passioni ti molestano, non reagire né turbarti. Conducile invece deliberatamente a soddisfazione e poi discioglitene.

Accresciti su questa direzione fino a riuscire ad avvertire la frivolezza, l’inutilità e l’insidia di ogni pensare, così che anche la mente tua a poco a poco si plachi e venga ad accovacciarsi in silenzio ai tuoi piedi.
Così metti lentamente in piedi una forza in te, simile ad un signore il cui sguardo impone silenzio, rispetto o confusione ai servi che gli sono d’intorno. Questo è il nostro Oro

A questo punto sperimenterai una propensione a riposare in te stesso, e da codesto riposo calmo ed illuminato scaturirà un senso di liberata contentezza.
Spia questa sensazione e trattienila. Quando te ne sarai impadronito interamente, cerca di connetterla al corpo così che come calore nell’acqua vi si diffonda ed alla fine dei due non risulti che una sola cosa, che un solo stato fluidico.
E’ la prima estrazione del Mercurio (o dell’Ermete ) dalla Miniera.

Tenga ben fermo, la tua coscienza, questo stato, con una calma fermezza. Poi lascialo andare, poi rievocalo, a più riprese; studialo, imparalo, finché sia da te sentito come una realtà che attende nella subcoscienza, pronta ad emergere al tuo richiamo.

… evita il pericolo di certe infezioni psichiche, che si possono risolvere positivamente solo applicando il fuoco interno in una speciale opera di trasmutazione dei «veleni» in «succhi vitali».

Come un’acqua profonda, chiara, non mossa, lascia trasparire le cose che sono nel fondo, così non più identificato con i sentimenti, accoglili ed osservali come faresti per cose del mondo esterno. « Come io non sono il cibo che gusto, così io non sono i sentimenti che lascio risuonare liberamente in me – essi non sono miei, essi non sono me »
Nasca in te questa evidenza.

Per isolare il corpo fluidico occorre che tu renda neutralizzata ed inerte la sensitività del corpo animale.

La tecnica dello « Specchio » agisce sul nervo ottico e lo stanca finché la potenza concentrata nello sguardo si scioglie dall’organo fisico e si attua nella luce fluidica. – (Rileviamo l’identità di scopo con la tecnica yoghica del pratyahâra, consistente nel fissare un dato punto del proprio corpo, o fuori di se).

Resterà chiusa, la via, fintantoché non abbi destata in te una prontezza ancor più rapida con cui fulmineamente arresterai la reazione prima ancora che essa possa intervenire a sospendere il distacco del corpo fluidico… ove la mente si congiunge con sé e realizza l’esperienza di una indipendenza, sussistenza e superiorità rispetto a tutto che è corporeo ed animale.
Quando nel tuo fissare reso continuo ed intensificato intrepidamente nella direzione interna avviene il distacco del corpo fluidico, è una base che viene meno, e devi tenerti fermo; assolutamente, in questo stato puro, immateriale, extracerebrale della mente e dell’« io ».
Se non ne sei capace, subentra lo stato medianico e sonnambolico in cui il corpo fluidico liberato è privo di nucleo e diviene uno strumento passivo del mondo inferiore.

Se invece sorpassi attivamente il punto neutro, realizzerai nella « magnesia dei Saggi » la « Rinascita in mente ». Voglio dire che dal nucleo d’oro della tua mente integrata, raccolta ed una, sboccerà una luce intellettuale, in cui realizzerai un senso di te nuovo, possente, trasformato. Vedrai. Sarai desto.

Dice Filalete: « Per il nostro oro (sole che è il nucleo destato e costituito dalla preparazione) avviene lo stesso (che per il seme); da principio esso è morto, o, meglio, la sua virtù vivificante è nascosta sotto la dura scorza del suo corpo … Non appena è bagnato dalla nostra acqua (che è il fluidico ) rinasce, riprende vita e diventa l’ORO dei filosofi … Il fisso diviene volatile per un tempo onde ereditare una più nobile qualità che serve poi a fissare il volatile

Con quest’esperienza il tuo io lascia dunque il veicolo animale, schiavo delle « acque », ed assume un corpo fluidico – o « corpo d’aria » – per organo d’azione, col quale e con adeguate determinazioni gli è possibile operare molteplici e miracolose opere.

Entrare in un cosciente contatto col mondo di là, e da là agire attivamente, dirigendo congrue reazioni ed effetti nella vita reale

Una volta cominciato, non desistere per nessuna ragione poiché, come già ti dissi, la via della Magia non conosce « angoli morti »: si può non entrare in essa – ma una volta entrati, vi è questa alternativa: riuscire o rovinare.

IAGLA – SULLA “LEGGE DEGLI ENTI “

 

Le « linee di minor resistenza » sono costituite da situazioni (persone/pensieri/emozioni) unite da un legame di simpatia, o anche di sangue, affinità elettive, legge di interdipendenza, comunanza di vibrazione… si stabilisce un rapporto occulto di forze vitali, automaticamente e senza riguardo alla distanza spaziale.
Sul piano sottile la « distanza » è data unicamente dall’affinità, dalla sintonia, o meno, dalle vibrazioni interne, dal loro consonare o dissonare intimamente.
Due « corpi vitali » che hanno la stessa modalità di « vibrazione » si comportano come se fossero di un individuo unico.
Le singole persone si trovano allora nella condizione di « vasi comunicanti ».
Pensare insieme la stessa cosa, presentarsi ad entrambi uno stesso ricordo, una stessa sensazione o associazione, sono casi molto comuni. Ma quando l’unità è profonda, si può proprio dire che un « destino » si congiunge all’altro. Ciò che, sia in bene, sia in male, si attira una persona del gruppo, tende da sé ad estendersi agli altri che le sono unite nella vita e a realizzarsi in modi che possono essere anche diversi, tanto che di solito sfugge l’intimo nesso.

ciò che uno acquista, un altro, fatalmente, deve perderlo.
Per uno che avanza, uno – o più – vanno indietro, in modo che il totale sia sempre una quantità fissa.
Per ogni ascesi divina, una precipitazione demoniaca corrispondente.

Ciò avviene automaticamente, in virtù di una legge impersonale.

… quelli che prendono la via verso il basso, non sanno che così facendo aprono per altri la possibilità di una verso l’alto. Così né per gli uni vi è colpa, né per gli altri vi è merito.

G. Meyrink

« Chi non impara a vedere in terra, di là non lo impara di certo »

DOMINARE CORPO, MENTE, EMOZIONI:

Dominare il tuo corpo non deve esser lo scopo ultimo che tu persegui. Quando tu gli proibisci di muoversi, lo devi far soltanto per arrivare a conoscere le forze sulle quali si esercita il suo dominio. Esse sono legioni, quasi inassoggettabili per quantità.
Il corpo le lancerà a combattere contro di te, l’una dopo l’altra se tu non desisterai dal tenergli testa col mezzo, apparentemente così semplice, dello star seduto ed immobile.
Sarà prima la brutalità rude dei muscoli che vogliono tremare e sussultare; poi il bollire del sangue che ti imperlerà il viso di sudore; e il martellamento del cuore; e la pelle percorsa da brividi così freddi da far rizzare i capelli; e l’oscillazione del corpo che ti prende, come se l’asse di gravità si fosse spostato. Tutte codeste forze tu potrai fronteggiare e vincere, e, in apparenza, grazie alla volontà. Ma non sarà la volontà soltanto: sarà in effetti un risvegliarsi superiore che le sta dietro.

Ma anche questa vittoria è priva di valore. Perfino se tu riuscirai a renderti signore del respiro e del battito del cuore, non saresti che un povero fachiro un « povero ».

I campioni che in seguito il tuo corpo manda a fronteggiarti sono gli inafferrabili sciami di mosche dei pensieri. Contro di essi non giova la spada della volontà. Più selvaggiamente tu la vibri contro di loro e più rabbiosi essi ti ronzano intorno e se, per un momento, ti riesce di levarteli di torno, ecco che tu cadi in letargo e sei vinto in un altro modo. Imporre ad essi di star fermi è fatica sprecata.
C’è un solo modo di scampare ad essi: passare ad un grado superiore di risveglio. Come tu debba incominciare per arrivarvi, e cosa che devi imparare da te.
E’, un continuo, prudente andar a tastoni col sentimento, ed è nel contempo un ferreo proposito. Questo è tutto ciò che te ne posso dire; ogni consiglio che ti si voglia dare riguardo codesta lotta tormentosa è veleno. Qui c’è uno scoglio da evitare e sorpassare, al cui non puoi provvedere che tu stesso. Raggiunto che tu abbia questo stato, s’avanza il regno degli spettri del quale già ti ho parlato. Apparizioni spaventevoli o radianti di luci ti si manifesteranno e vorranno farsi credere da te esseri soprannaturali. E invece non sono che pensieri in forma visibile sui quali ancora non hai piena potenza. Più solennemente essi s’atteggiano, più perniciosi sono: rammentalo!
Quando però tu abbia trovato il « senso più profondo » che si nasconde in ognuna di queste larve di esseri, tu riuscirai a vedere con l’occhio dello spirito non solo il loro nucleo vivo, ma il tuo stesso. E allora tutto quel che ti sia stato tolto, ti verrà mille volte restituito, come a Giobbe; allora tu sarai di nuovo dov’eri una volta, come volentieri affermeranno ironizzando gli stolti. Non sanno essi che è ben diverso rimpatriare dopo essere stati lungamente in terra straniera, dall’esser sempre rimasti a casa.

“Uno tra coloro che conservano la chiave della magia è rimasto in terra e cerca e aduna i chiamati. Così come lui non può morire, non può morir la leggenda che circola su di lui.
E’ naturale che ognuno lo veda diversamente; un essere che, come lui, abbia trasmutato il suo corpo in spirito, non può più restar legato alla rigidità d’una qualunque forma.

Immortale, in verità, è l’uomo risvegliato. Astri e Dei tramontano, egli solo resta e può mandare a compimento tutto quel ch’egli vuole. Non c’è Dio sopra di lui.

Ciò che il religioso ritiene Dio, non è che uno stato ch’egli potrebbe raggiungere se fosse capace di credere in sé stesso. Così invece egli pone, con cecità inguaribile, un ostacolo dinanzi a sé oltre al quale egli non s’arrischia di spiccare un salto. Egli si crea un’immagine per adorarla, invece di trasformarsi in essa. Se puoi pregare, prega il tuo invisibile te stesso. Egli è l’unico Dio che esaudisce le preghiere. Gli altri Dei ti porgono pietre invece di pane.

… Quando il tuo invisibile Te stesso apparirà in te come entità, tu potrai riconoscerlo dal fatto che getterà un’ombra. lo stesso non sapevo prima chi io fossi, fino a quando non ebbi a vedere il mio corpo come un’ombra.

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LA CONOSCENZA QUALE LIBERAZIONE
(primo capitolo del Kularnava-Tantra, dialogo fra Shiva e la sposa Parvâti)

L’opera di domani sia compiuta oggi, nel mattino quella della sera.

come l’uomo ristorato dall’aver bevuto nettare disdegna ogni altro nutrimento, parimenti chi ha realizzato Brahman  non ha bisogno di alcun genere di scritture.

(La suprema verità è su una direzione, il travaglio umano su un’altra. Occorre che un principio sia posto, solo allora parole, cose, segni possono fecondare l’essere interiore)

O Parvâti, è solamente per merito e attraverso difficoltà grandi che si perviene, dopo migliaia e migliaia di nascite in questo universo, allo stato umano di esistenza. Chi è più colpevole di colui che, avendo raggiunto questo stato così difficile a conseguirsi, pietra di base per la liberazione, non volge ad attraversare [la corrente del divenire] ?

In verità, è un assassino di se stesso chi, avendo raggiunto una [tale] nascita egregia ed essendo dotato di sensi perfetti non ha pertanto occhio per ciò che è richiesto per il suo bene… Perciò, avendo assunto un corpo che è prezioso, opera ciò che è conforme allo scopo.  Il corpo va preservato con ogni mezzo, in esso essendo compresa ogni cosa. Tendi a preservarlo finché non abbi realizzata la Verità.

Come il pesce avido del cibo dell’esca non si accorge dell’amo, così l’uomo assetato di godimento non realizza il tormento [che importa il cadere in mano] al Dio degli inferni.

Lo sciocco non sa che la Verità è nell’Io, ma è ossesso dalle scritture. Una conoscenza puramente verbale non dissipa l’angoscia del divenire. La tenebra non è spazzata dal semplice dire: Lampo.

Il leggere per chi non è desto rassomiglia al guardare di un cieco dentro uno specchio. O Dea, le scritture daranno conoscenza della Verità solamente a colui nel quale sia già il Sapere.

Finché il desiderio continua ad ardere, finché si afferma il divenire, finché i sensi non sono stati fissati, coma si può parlare di Realtà e di Verità ?
Finché vi è spinta all’azione [estroversa], finché la mente oscilla fra ogni specie di risoluzioni, finché essa non sia stata immobilizzata come si può parlare di Realtà e di Verità ?
Finché la carne vanta se stessa e sussiste il senso di « Io sono questo », finché non ci si è guadagnati un Maestro, come si può parlare di Realtà e di Verità ?
… l’uomo è facilmente liberato dal vincolo di questo pauroso migrare mediante la trasmissione diretta della Verità da parte di un Maestro.

Ascetismo, voti, pellegrinaggi, ripetizioni di formule, sacrifici nel fuoco, adorazione e mezzi simili, come anche dissertazione sui Veda, gli Agama e gli altri testi, possono servire soltanto finché la Realtà e la Verità non sono conosciute.

(La via della liberazione ha per principio: « io non sono questo ». Si tratta di abolire, non nel pensiero ma nella più profonda radice della vita, ahamkâra… disidentificazione, estrazione dell’« oro » dalla « pietra » )

(*Dal punto di vista iniziatico gli « dèi » sono potenze che rientrano nel mondo condizionato. L’esistenza loro può esser anche di periodi cosmici, ma non è eterna. Veramente immortale è solamente immortale il liberato – egli sussiste anche nella grande dissoluzione (mahâpralaya), nel periodo in cui tutta la manifestazione, in forza delle leggi cicliche viene riassorbita.)

(L’uomo è çita stesso, ma non sa di esserlo poiché è materiato d’avidya, dal credersi altro da Lui (dvaitabhava). Al centro sta la conoscenza (vidya) come interiore risveglio. Lo stato di çita va conosciuto, realizzato.
L’ignoranza si lega a karma, intesa come sakamakarma e bahirmukhi, cioè azione come brama, guardar fuori o ad altro identificarsi (ahamkara). La conoscenza è lo stato dell’essere in sé, karma è questo muoversi inquieto, questo correre ebbro dietro questo o quel fine-oggetto-appoggio-giustificazione per la propria vita.  Dall’ignoranza metafisica, avidya, procede l’azione, karma, a sua volta conferma lo stato di ebrezza-stordimento. Ne risulta una rete fitta di vincoli e dipendenze, legata dalle tendenze preconscie (samskara) con cui lo spirito si è identificato organizzando forma corporea attraverso il corpo sottile. Il guardiano della soglia, corpo karmico, ostacolo alla liberazione, fantasma che cede solo al Sole della Conoscenza)

(Secondo i Tantra la divinità suprema ha appunto due aspetti: l’uno maschile immutabile (Shiva-Sakti) e l’altro femminile, mutevole, dinamico (mâyâ-Sakti). Ogni manifestazione è uno scatenarsi della femmina mâyâ-sakti ad opera di Siva-Sakti.
La differenza fra lo stato di essere dipendente e lo stato liberato è questa: che nel primo elemento mâyâ-?akti domina l’elemento Siva, nel secondo l’elemento Siva domina l’elemento  mâyâ-sakti. Il Dio domina la sua mâyâ (che qui non vuol dire « illusione », ma il potere donde sorge la manifestazione), il « vivente » o essere particolare (jîva) ne è invece dominato)

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I simboli sono dotati di una virtù anagogica.
Il senso supremo, il sovra senso in ogni specie di simbolismo sarà dunque anagogico; la comprensione piena dei simboli consisterà nella percezione del senso, anagogico in essi racchiuso; e, anagogicamente intesi ed adoperati, potranno anche contribuire alla elevazione spirituale.

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