GUIDA SPIRITUALE

Riporto i passi principali del libro di Miguel Molinos – Guida Spirituale.

Malgrado sia un libro antico – ricco di terminologie mistiche – lo trovo estremamente semplice e utile anche per il moderno ricercatore. L’autore fornisce una quantità incredibile di suggerimenti di immediata applicabilità.  Fatene tesoro.
Contemplazione imperfetta = acquisita, attiva = da principiante
Contemplazione perfetta = passiva =  infusa = praticante avanzato

Segni dai quali riconosci la vocazione (del principiante):
– principale = non poter meditare/cogitare e, se medita, è controvoglia
— passi giorni-mesi senza poter ragionare (nell’orazione)
— lettura di libri spirituali suole infastidire perché non parla dell’interiore soavità
—- sebbene priva del discorso, sente fermo proposito di perseverare nell’orazione

Segni della vocazione perfetta:
– dio parla sospendendo l’intelletto, legando il pensiero, togliendo la favella (non puoi parlare se non con molta pena)… Ti guida senza suono di parole
— godi senza sapere com’è possibile

assoggettarsi al soave giogo = adattarsi in tutto ciò che la divina volontà dispone, non voler gli accadimenti secondo il proprio gusto… la ribellione della volontà personale è la causa dell’inquietudine

anima = trono su cui il Re riposa solo quando è monda, quieta, vuota, pacifica
tuo continuo e principale compito dev’essere il badare a codesto trono. Il modo di averne cura è rifugiarti in te stesso (raccoglimento interiore). Non allontanarti nella bufera fin quando non attinga la tranquillità e finché la tua volontà non diventi rassegnata, devota.
Non ti affliggere nel vederti pusillanime, torna ad acquietarti ogni qual volta ti turbi
rifugiati nel cuore pacifico, la sicura fortezza che difende, seda le tribolazioni e per te guerreggia. Dimorando in essa lasci i nemici vinti. Lì risiede il sovrano soccorso.

Questa è la vita più facile e sicura, libera da operazioni dell’immaginazione (soggetta agli inganni del demonio e ai movimenti dell’umor malinconico, dei discorsi nel quali l’anima facilmente si distrae e con la speculazione s’ingarbuglia guardando se stessa)

Dei beni divini i sensi non son capaci, perciò se tu vuoi esser felice e savio, taci e credi, sopporta e abbi pazienza, confida e cammina. Deve interessarti più il tacere e il lasciarti trarre dalla mano divina, che i beni di questo mondo. E sebbene ti sembri che tu non faccia niente e che te ne stia oziosa – muta e rassegnata – è infinito il frutto.
Cerca dunque di non affliggerti né volgerti indietro, anche se non puoi discorrere dell’orazione; persevera e confida nella sua bontà, perché ti darà la fede tenace, vera luce e Grazia.
Cammina alla cieca, bendata, senza pensare né discernere; abbandonati nelle sue mani amorose, senza voler far altra cosa che il suo divin beneplacito.

Non pensare a nessuna cosa, neanche a Dio, perché è imperfezione creare forme per sottili che siano. Tutte codeste immagini quantunque appaiano deiformi, non sono giammai Dio, il quale non ammette forma alcuna.
Le formalità (e la vista con la quale l’anima guarda quel che fa) sono un ostacolo al progresso e alla comunicazione diretta con Dio.
Rassicurati che l’aridità (assenza di sensibilità) è l’istrumento del tuo bene, remora che raffrena il volo a quasi tutti gli spirituali e li fa volgere indietro e abbandonare la pratica.
Affinché non ti lasci trasportare dalle suggestioni del nemico, che invidioso per farti abbandonare la pratica ti persuaderà che tu niente fai e perdi tempo, rammenta i frutti che la tua anima trae dall’aridità.
Il 1° è il perseverare nella pratica dal cui frutto maturano molti altri. Il 2°, sperimenterai un fastidio delle cose del mondo, perderai interesse per i cattivi desideri della vita passata e se ne desteranno di nuovi per servire Dio. Il 3° è che correggerai molti errori che prima non correggevi. Il 4°, avvertirai, quando starai per commettere qualcosa di dannoso, un richiamo nel tuo cuore che ti raffrenerà perché non la compie e altre volte perché non parli, perché non ti lamenti o ti vendichi, perché ti privi di alcuni piccoli piaceri terreni o perché fugga da questa o quella occasione o conversazione alla quale prima andavi o vi restavi molto quieto, senza alcun avvertimento o stimolo della coscienza.

Vi sono 2 forme di devozione: una vera/essenziale e l’altra accidentale o sensibile

L’essenziale è prontezza d’animo per ben operare, adempiere sante fatiche nonostante la debole carne e il fragile intelletto umano.
La devozione essenziale non provoca necessariamente piacere dei sensi, dolcezza, lacrime.
Alcuni credono che il gusto sensibile sia un favore divino e tutta la loro vita è un anelare verso tale dono. Ma questo è un inganno, una consolazione della natura e un’arroganza dell’anima che guarda quel che le accade ritenendosi la fautrice di tali mirabilie; e così impedisce che si possa fare qualcosa dall’alto.
L’anima è puro spirito e non un oggetto sensibile, né gli atti interiori né la volontà spirituale (caratteristiche dell’anima), sono sensibili agli organi grossolani, per cui l’anima non sa se ama, né s’avvede il più delle volte se opera.

Anima, non credere che il rimanere ferma in silenzio sia uno spreco, perché quest’ozio non è vacare ma è l’occupazione di tutte le occupazioni, è l’occupazione di Dio.
Anche se non operi efficacemente nel mondo, in te opera lo spirito, inoltre non resti senza attività perché nel tuo intimo opera il divino. Le sue operazioni sono quasi impercettibili per la grande tranquillità con cui le fa.

Non deve turbarsi l’anima vedendosi oscura in mezzo alle tenebre perché queste l’irrobustiscono e cagionano in lei maggior luce.
Perché giunga alla suprema pace è necessario che Dio la purghi a suo modo – dagli affetti-passioni verso i beni temporali e anche da quelli sublimi-soprannaturali (rapimenti, estasi infuse di grazia ove si appoggia e s’indugia l’anima); non bastano gli esercizi quotidiani che essa può fare per conto suo, poiché ci sono vizi occulti che tu non conosci e regnano nell’intimo impedendo la divina unione.
Tutto ciò compirà Dio se tu liberamente vi acconsenti con rassegnazione, camminando fiduciosa per queste deserte e tenebrose strade.
Ciò che devi fare sarà di nulla compiere per tua volontà. Devi unicamente soffrire e tacere, rassegnandoti con quiete a tutto ciò con cui il Signore interiormente e all’esterno ti vuol mortificare.
Egli semina e infonde quiete nell’anima (mentre è immersa nel suo Niente).
Ciò che importa è preparare il tuo cuore a somiglianza di un foglio bianco ove la divina sapienza possa fissare i suoi caratteri a suo piacimento. Oh quale gran opera sarà per l’anima restare nell’orazione per ore, muta, rassegnata e umiliata, senza fare, senza sapere, né volere intendere niente!

Dando il tuo consenso a ricevere le segrete e divine operazioni e a lasciarti salvare, sappi che devi essere sommersa in un amaro mare di dolori.
Ti perseguiteranno i nemici invisibili con suggestioni libidinose e immondi pensieri, con stimoli d’impaziente superbia, rabbia, maledizione e bestemmia nel nome di Dio.

È tanto vile e superba la nostra natura e così piena del suo desiderio e del suo parere che se non la raffrenasse la tentazione si perderebbe senza rimedio.

Il rimedio che devi usare in tutte codeste tentazioni e abominevoli pensieri è disprezzarli con calma dissimulazione, perché non c’è cosa che più dispiace al demonio del vedersi disprezzato e il non far caso a lui, né di ciò che ci dice.
Comportati come chi non lo ode, non moltiplicare risposte e ragioni perché non c’è cosa più pericolosa che disputare con chi a così breve scadenza può ingannarci.

Quanto più santi riuscirono a essere, maggiori tentazioni patirono… affinché fosse maggiore il loro trionfo e per reprimere in loro lo spirito della vanità.

La maggior tentazione è l’essere senza tentazione, perciò devi rallegrarti quando essa ti assalirà e resisterle con pace perché se vuoi servire Dio e giungere all’eccelsa pace devi passare per questa penosa strada della tentazione.

Non appena ti sarai donata a Dio in questo interiore cammino, tutto l’inferno congiura contro di te. Una sola anima raccolta interiormente fa più guerra ai nemici che 1000 altre che camminano esteriormente. I demoni la temono perché conoscono l’infinito valore interiore di un’anima.
Lo sforzo che farai per resistere ai pensieri è un impedimento e lascerà l’anima tua inquieta.  Ciò che invece importa è il disprezzarli con soavità e conoscere la propria miseria, offrendo a Dio ogni molestia.

Il frutto della vera orazione non consiste nel gustare della luce, né nell’apprendere cose spirituali poiché queste si possono trovare nell’intelletto speculativo senza virtù. Il frutto solo sta nel patire con pazienza, fede, silenzio credendo di essere alla presenza del Signore, volgendo a lui il tuo cuore con purezza di intenzione, perché mentre in tal maniera perseveri possiederai l’unica preparazione.

Dio da una parte ti priverà della sensibilità per purgarti, dall’altra ti assaliranno i nemici invisibili con continui suggestioni per toglierti la quiete, dall’altra ancora ti tormenterà la natura stessa sempre ostile allo Spirito che privandola di gusti sensibili rimane fiacca, malinconica, piena di tedio come sentisse l’inferno ad ogni esercizio spirituale.

Nel raccoglimento si scatena ancor più il demonio con la lotta dei pensieri per disperdere la quiete e allontanarla da quel dolcissimo e sicurissimo colloquio interiore, mettendole orrore perché l’abbandoni e vada verso i piaceri dei sensi.

I pensieri e le tentazioni, quando non si assecondano, raddoppiano il beneficio.
Quanto più ti eserciterài a scacciare con soavità questi vani pensieri, tante più corone Dio ti porrà sulla testa.
Lo stare lì senza cavarne niente non è tempo perduto ma gran guadagno, perché si lavora senza interesse ma per la sola gloria di Dio.

Non ama Dio maggiormente colui che più sente, né colui che più mostra affetto ma chi più patisce, adora con fede e umiltà come fosse alla Divina Presenza.
Dio non bada alle molte parole ma alla purezza del fine. La sua maggiore gioia è veder l’anima in silenzio, desiderosa, umile, rassegnata. Camminando in te troverai una porta per entrare nel tuo niente e sentire il suo tutto, ti renderai conto che non puoi niente, nemmeno avere un buon pensiero senza la sua assistenza.

Con un minimo atto di riverenza a Dio in mezzo all’aridità dei sensi ricevi un eterno premio. Non andare con ingratitudine alla caccia di gusti sensibili, lasciandoti trasportare dall’amore proprio, ricercando te stessa e non Dio senza badare all’infinita perdita che subisci.
Quanto più godi dell’amore sensibile tanto meno gode Dio in te.
Fissare la volontà in Dio respingendo con soave quiete i pensieri/tentazioni è il sommo modo di pregare.

C’è più profitto in un quarto d’ora di orazione con raccoglimento che in 5 giorni di discipline fisiche e digiuni.

in questo interiore raccoglimento (ove l’anima rimane oziosa senza alcuna attività) operano le potenze… Quando pensi di rafforzare l’anima con atti volontari e discorsi, ti esponi a nuove tentazioni o mandi tutto in malora. Riposa piuttosto nella semplice rassegnazione, senza far violenza alla questa dolce inclinazione. Spogliati, rimani nuda così che Dio possa toccarti senza abiti impuri e trasmetterti la Sua forza.
Non guardare mai te stessa ma cammina a occhi chiusi, appoggiata solo al tuo amato, senza voler vedere né sapere la via per la quale ti guida. Non pensare a niente né ringraziarlo, soltanto stattene tutta perduta in Lui.

Ovunque ti trovi, ricorda la presenza del divino.

Non occorre indirizzare continuamente i pensieri a Dio o perseverare nell’orazione; basta  aver prestata attenzione  in principio, purché non ti distragga di proposito, né revochi la primitiva attuale intenzione.
Solo quell’iniziale intenzione ha valore e forza per tutto il tempo rimanente. Non mutare il tuo intento svolazzando con la fantasia. E se i pensieri si muovono involontariamente, lasciali vagare. Loro sono fuori dal campo di attenzione irradiato dalla tua intenzione primordiale (restare sola con Dio).
Non è neppure necessario ringraziare ripetutamente Dio; la fede e l’intenzione ti sono sufficienti ed esse sempre perdurano, e quanto più semplice è codesto ricordo senza parole né pensieri, tanto più è puro tanto più è degno di Dio. Sarebbe inopportuno e irriverente se, trovandoti al cospetto del Re, gli dicessi di tanto in tanto: “Signore, io credo che vostra Maestà sia qui”
Ribadire o chiedersi “Mio Dio, sei qui?” indicano insicurezza e incertezza nella sua presenza, ovvero mancanza di fiducia in Lui.
Ma se ti distrai o ti distogli, travolta dalle passioni, è bene rivolgerti a Dio, rinnovando l’atto puro di fede e abbandono a Lui. Non è necessario compiere questi atti quando ti troverai arida (priva di desideri mondani).
Quando qualcuno cammina per Roma, tutti i passi sono rivolti verso un unico punto, pertanto non è necessario che a ogni passo manifesti il suo desiderio, né faccia nuovi atti di volontà dicendo “vorrei andare a Roma, vado a Roma…” , perché in virtù di quel primo atto (intenzione) che ebbe di camminare verso Roma persevera sempre in lui la volontà, in maniera che che cammina senza dirlo, sebbene non cammini senza volerlo. Codesto viandante con un solo atto di volontà riesce a camminare, parlare, vedere, mangiare e compiere con risoluzione diverse operazioni, senza che queste gl’interrompano la primitiva volontà e neanche l’attuale camminare verso Roma.
Una volta presa la decisione di fare la volontà di Dio, si mantiene continuamente in codesto atteggiamento, sebbene si occupi di qualsivoglia attività esteriore.
Il tuo cammino interiore sia indirizzato alla pace interiore e presto arriverai a destinazione!

Quando sentirai di Amare quella Presenza più di ogni altra creatura al mondo, allora sarai disposta a dare e ricevere atti sacri dal tuo amante. Opererai spontaneamente secondo i suoi precetti sebbene non li abbia sempre lì davanti.
Una volta interiorizzati, non avrai bisogno di meditare su tali insegnamenti perché essi solo servivano quali mezzi per arrivare a credere e percepire la Verità. E se dovessi dimenticarti di qualcosa, non c’è bisogno di sottoporsi a studi e ripetizioni, ma di starsene in silenzio e quiete alla presenza del Signore.
Come se a un figlio dicessero che non debba mai abbandonare suo padre, non per questo lo vogliono obbligare a tener sempre gli occhi fissi su di lui, ma a considerarlo sempre nella sua memoria come una priorità.

Tre maniere vi sono di silenzio: di parole, di desideri e di pensieri. In tale silenzio mistico Dio parla con l’anima.La perfezione dell’anima non consiste nel parlare o pensare molto di Dio, ma nell’amarlo molto.

Un’orazione potente è la seguente: “Sia fatta la tua volontà, qui ed ora, sempre e dovunque”
Ripetila senza stancarti, anche per mesi e mesi.

Non appena ti vedrai con una nuova luce vorrai impegnarti per il beneficio delle anime e v’è gran pericolo che sia amor proprio (vana compiacenza, propria estimazione) quello che a te sembra puro zelo.
Non è bene amare il tuo prossimo a detrimento del tuo bene spirituale. L’essere gradito a Dio con semplicità dev’essere l’unico scopo delle tue opere. Questo sia il tuo unico desiderio, cercando di temprare il tuo disordinato fervore perché regni nella tua anima la tranquillità. Il vero zelo da cercare è l’amore puro verso Dio; questo è il fruttuoso, l’efficace, il verace e quel che fa miracoli – sebbene senza proclamarli come tali.
Solo a Lui spetta prendersi cura di te e del resto, a te spetta soltanto restartene nella quiete distaccata e totalmente rassegnata al divino beneplacito.
Malgrado la tua anima sia dotata di luce interiore e scienza, ciò che più ti importa è startene nel tuo niente, fino a che Dio ti chiami per il bene delle anime. A Lui spetta – che conosce la tua insufficienza – dare codesto giudizio; non avventurarti in tale missione, perché l’amor proprio ti accecherà, ingannerà se ti governi per mezzo del tuo parere in un’impresa di tanto peso. Nega il tuo giudizio e desiderio, inabissati nella tua insufficienza e nel tuo niente , perché solo là è Dio, la tua fortuna.
La tua volontà è una fiera crudele, nemica di Dio e della tua anima, bisogna vincerla. Le tue inclinazioni ribelli devi piegarle in schiavitù, deporle e arderle nel fuoco dell’obbedienza.
Più vale una vita ordinaria incline all’obbedienza che non quella che compia, per sua propria volontà, grandi penitenze. L’obbedienza e sottomissione al sommo bene oltre ad essere libere dagli inganni malefici, sono il più verace olocausto che si sacrifica a Dio sull’altare del tuo cuore.

l’obbedienza sia pronta, volontaria, senza dilazione/discussione; senza sdegnarsi, senza esame, perseverante, senza tregue; ordinata, senza deviazione; piacevole, senza turbamenti; coraggiosa, universale, senza eccezioni.
E’ necessario che tu vinca te stessa, che superi i vivi sentimenti e che disprezzi le false ragioni, obbedendo, tacendo ed esercitando il santo consiglio, perché in tal modo si sradicano l’appetito e il proprio giudizio.

Quante volte ti avran ingannato i propri giudizi?
E quante volte avrai mutato parere con la vergogna di aver creduto a te stessa?
Se un uomo ti avesse ingannata tre volte, non ti fideresti più di lui, allora perché ti fidi del tuo giudizio che ti ha tante volte ingannata?
Non gli credere più, anima benedetta!
Sottomettiti con verace abbandono ai sommi insegnamenti.

Che importa che tu abbia il migliore direttore del mondo se non possiedi una vera sottomissione?

La continua e perfetta preparazione è la crescente negazione di se stessi.
L’affetto all’io e ai piaceri sensoriali si concede alle anime fiacche e timorose del potente sentimento

Confessa la tua indignità, guarda la tua miseria e riconosci la meraviglia del divino amore: questa confessione favorisce la comunicazione e l’unione con te.

Oh divino prigioniero! Imprigiona fortemente il mio cuore perché non torni giammai alla sua confusa e frenetica attività ma, tutto annientato, muoia al mondo e resti con te unito

Quando tu cada in qualche errore, non ti turbare perché essi sono effetti della nostra fiacca natura piena di difetti, propensa alla deviazione che ha bisogno di specialissima grazia e privilegio.
Se quando pecchi o cadi nella negligenza t’inquieti o alteri è segno manifesto che regna tuttavia in te la superbia segreta.
Pensavi che più nn dovevi cadere in difetti e fiacchezza?
Se anche ai più santi permette il Signore alcune lievi cadute e lascia loro qualche cattiva abitudine che ebbero quando erano principianti per tenerli più sicuri e umiliati e perché pensino sempre che giammai hanno superato quello stato, giacché sono ancora nei difetti degli inizi, di che ti meravigli tu se cadi in qualche lieve errore o fiacchezza?

Che si può sperare dalla fragile terra della nostra natura se non erbacce e spine?
e’ miracolo della divina grazia il non cadere a ogni istante in innumerevoli colpe. Scandalizzeremmo il mondo se Dio non ci sorreggesse.

Ti persuaderà il comune nemico, appena cadrai in qualche errore, che non progredisci, che cammini nell’errore, che non facesti bene la confessione, che non provasti il vero dolore e che perciò sei fuori di Dio e in sua disgrazia. E se qualche volta ripeterai per disavventura il veniale errore, quali timori, viltà, confusioni e vani discorsi ti porrà il tentatore!
Ti dichiarerà che impieghi invano il tempo in cui non fai niente, che la tua orazione è infruttuosa, che non ti disponi come dovresti a ricevere la divina eucarestia, che non ti mortifichi ogni giorno.
Con ciò ti farà non aver fiducia nella divina grazia, mostrandoti la tua miseria e ingigantendola, dandoti a intendere che ogni giorno peggiora la tua anima in luogo di avvantaggiarsi giacché si specchia nelle ripetute cadute.
Tronca codeste considerazioni e serra la porta a tutti codesti vani discorsi. E se domani tornassi a cadere come oggi, torna ancora più e più a confidare in quella suprema e più infinita bontà, così pronta a obliare i nostri difetti e a riceverci nelle sue braccia come figli amorosi.

Appena cadi, devi rapidamente non far ragionamento sopra la caduta, gettare la vana codardia, né alterarti, ma riconoscendo il tuo errore con umiltà, guardando la tua miseria. Volgiti con amorosa fiducia alla somma Bontà, mettendoti in sua presenza e chiedendogli perdono col cuore e senza rumore di parole, rimani con tranquillità facendo questo, senza discorrere se ti ha o no perdonato, tornando ai tuoi esercizi e raccoglimento come se non fossi caduto.

Sciocco colui che per essere caduto nel meglio della corsa, se ne sta per terra piangendo e affliggendosi a discorrere della caduta.
Torna presto a correre, perché colui che con rapidità si alza e continua la sua corsa è come se non fosse caduto.
Devi brandire la spada della fiducia nella divina bontà, di notte e giorno, che tu cada o meno.

Vi sono due tipi di persone spirituali: le une esteriori o principianti, le altre interiori o avanzate.
Le prime cercano Dio fuori, in mezzo ai discorsi, immaginazioni e considerazioni astratte; procurano con grande sforzo per raggiungere le virtù; molte astinenze, macerazioni del corpo. Portano la presenza estetita/formale di Dio, ne costruiscono una personale effigie mentale (idolo); si deliziano a discutere con questo idolo, facendo ferventi atti di amore fantasioso, narcisistico e infruttuoso. (poiché non si tratta della verace presenza divina ma di un prodotto  della propria fantasia)
Per questa via desiderano d’essere grandi a forza di volontarie ed esteriori operazioni; vanno in cerca dei fervorosi sentimenti, sembrando loro che solo quando li posseggono, risiede Dio in essi.
50 anni di quest’esteriore pratica si trovano vuoti di Dio e pieni di se stessi, e di spirituale han solo il nome

Vi sono altri veri praticanti che con verace abbandono nelle mani divine, con oblio e totale nudità di se stessi, van sempre con spirito sollevato alla presenza dell’immenso, per fede pura senza immaginazione, liberi da rappresentazioni, senza ipotizzare l’identità dell’ignoto volto di chi le guida, con sicurezza fondata sull’interiore tranquillità, nel cui infuso raccoglimento attira lo spirito con tanta forza da far rifugiare là dentro l’anima, il cuore, il corpo e tutte le altre forze.
E benché a volte provino tentazioni, escono presto vittoriose poiché sono anime già provate e dotate della divina forza, non possono durare in esse i moti delle passioni. E sebbene possano persistere a lungo le veementi suggestioni del nemico, restano tutte vinte con infinito guadagno perché è Dio colui che dentro di esse combatte.
Si sollevano dalle azioni esteriori. Tanto quanto conoscono amano, tanto quanto godono dimenticano.
Non v’è nuova che le rallegri né insuccesso che le rattristi.
Queste felici ed elevate anime di nessuna cosa al mondo si rallegrano se non del disprezzo e del vedersi sole e che tutti le lascino e dimentichino. Vivono così distaccate che malgrado ricevano di continuo molte grazie soprannaturali, non si mutano né s’inclinano a quelle più che se non le ricevessero, conservando sempre nell’intimo del cuore una grande bassezza e disprezzo di se stesse, umiliate sempre nell’abisso della loro indignità e viltà.
Nell’interiore cammino cercano di fare atti continui di tutte le virtù, una dopo l’altra, per conseguirle in modo permanente.
Gli attaccamenti cercano di sradicare a uno a uno con differente e opposto esercizio, ma niente riescono a conseguire per molto che si stanchino, perché noi niente possiamo fare che non sia imperfezione e miseria.
Ma nell’interiore via e raccoglimento amoroso nella divina presenza, poiché è l’altissimo che opera, si stabilisce la virtù, si sradicano gli attaccamenti, si distruggono le imperfezioni e si strappano le passioni, e l’anima si trova libera e staccata quando si offrono le occasioni, senza aver giammai pensato all’operato.
Queste anime, sebbene propense al bene, poiché hanno vera luce, con quella stessa luce conoscono profondamente le loro miserie, debolezze e il molto che loro manca per giungere a beatificazione. Sono contente e aborriscono se stesse, si esercitano con speranza in Dio e sfiducia in se stesse.
Il loro continuo esercizio è d’entrare, nell’interno di se stesse, in Dio con quiete e silenzio, perché è lì la loro sede, la sorgente delle loro delizie.
Più stimano questo interiore ritiro che parlare o ragionare di Dio. Ritirarsi in quell’interno luogo segreto con amorosa riverenza. Se escono è solo per conoscere e disprezzare se stesse.
Questo cammino è una morte dei sensi e son pochi coloro che così vogliono morire ed venir annichiliti.

Il mezzo per attingere la pace interiore non è il gusto sensibile né la consolazione spirituale, ma la negazione dell’amor proprio.
Negarsi in tutte le circostanze, sottoporsi al parere o alle provocazioni altrui senza ribattere, mortificare tutti i desideri, annichilirsi in tutto e per tutto, seguire sempre ciò che è contrario alla propria volontà.

Dio usa due modi di purgare, il primo con amare acque di afflizioni, tentazioni, angustie, apprensioni e interiori tormenti; il secondo con fuoco ardente d’infiammato amore, impaziente e famelico. Talora si vale di entrambi con quelle anime che vuole colmare di grazie, luce e serenità. Ora le mette nella liscivia e nelle tribolazioni, ora nel crogiolo dell’amore ansioso e geloso, angustiandole intensamente; poiché, nell’illuminare maggiormente l’anima e stringersi a lei, questa brama disperatamente una nuova ondata amorosa e patisce la sua assenza.
L’infiamma nell’orazione, la dilata e la fa esercitare il più sublimato atto di carità. Questo atto rallegra l’anima poiché l’avvicina al suo amante spirituale, viene richiamata e fatta entrare nel regno celeste. Questo contatto col fuoco divino la rende più forte.
La vita terrene diviene un’inutile tentazione, uno spiacevole passatempo.
Felice l’anima che sempre è combattuta, se resiste costante alla tentazione.
Questo è il mezzo più efficace per consumare il proprio ego e colmarla di doni sublimi.
Così brucia le scorie passionali, deterge le macchie sudicie dei deformanti appetiti.
Purificata dalla propria estimazione e dalla superbia per le occupazioni anche spirituali: l’ambizione di diventare più grande e superiore.
Anche le virtù acquisite e non purgate impediscono il gran dono della pace stabile.
L’anima viene inibita dal disordinato desiderio dei doni sublimi, dalla voglia di sentire la spirituale consolazione, dall’attaccamento alle infuse e divine grazie, trattenendosi in esse e richiedendone o aspettandosene molte altre.
Per questo verrai preparato passivamente, senza che tu te ne avveda, col fuoco dell’umiliazione e del tormento interiore, senza disposizione o consenso da parte tua all’interiore/esteriore croce.
Qui ti vedrai abbandonata e soggetta all’impazienza, ira ai disordinati appetiti, sembrandoti di essere la più miserabile creatura, la peggior peccatrice, la più aborrita da Dio e spoglia di ogni possibilità, rimedio o virtù; col rammarico di aver quasi perduto del tutto il Sommo Bene: questo sarà il crudele e amaro antidoto che rimuoverà il veleno.
Ma sebbene ti vedrai oppressa, sembrandoti di esser indegna e viziosa, non avranno potere né posto nella tua anima questi capricci, per merito dell’occulta virtù che regna nell’intimo, superando la più veemente seduzione.
In tal modo ti donerai e sarai tutta sua così come la sua immensa bontà sarà tutta tua; cosicché tu sia la sua delizia – quantunque gemi e ti lamenti, Egli si rallegra e gode nel più nascosto angolino del tuo intimo.

Sembra una prolungata morte e un continuo martirio… tutte le creature e i pensieri ti daran molestia, i consigli spirituali ti daran pena, la lettura dei libri, benché santi, non ti consolerà come soleva. Se ti parlan di pazienza ti infastidiranno.
Sebbene l’altissimo non ti abbandonerà, perché sarebbe impossibile passare un solo istante senza la sua presenza, l’anima non se ne avvedrà, né sarà capace di sperare, anzi sembrerà di non aver rimedio, condannati a un interminabile purgatorio. Ma se tu sapessi quanto sei amata e difesa, percepiresti questi amari momenti come pieni di dolcezza.
Fortunata l’anima che anche quando sembra desolata, se ne sta costante là dentro senza venir fuori a cercar l’esteriore consolazione.
Tutto il tuo guadagno è nel tacere, accettare qualsiasi cosa e pazientare. Ivi troverai la suprema forza, dentro di te v’è colui che per te combatte e che è la forza stessa.
Non è proibito il pianto né il lamento.
Non consiste la grandezza dell’anima nel godere estati o rivelazioni ma nel soave patire.

Il martirio più utile è il fuoco del divino amore che arde l’anima. Ora la tormenta l’assenza dell’amato, ora la sconvolge l’ardente e amorosa presenza divina. Questo dolce martirio la fa sempre sospirare per la bruciante ansia di cercarlo: è tutto un gemere e agognare d’amore.
Oh, se si capisse la contrarietà degli accidenti che l’anima patisce!
Al crescere della luce e dell’amore, cresce la smania e l’ansia nel veder assente il sommo bene. E’ sommersa e annegata in un maremoto d’amore ma le braccia poderose che possono stringerla del tutto tardano a mostrarsi.
Sente a volte la voce interiore del suo amato che le dà fretta, e un sibilo delicato che sale dall’intimo fino a liquefarla; sente quanto vicino lo tiene dentro di sé e quanto lontano poiché non riesce a possederlo.
Questo la ubriaca, la fa cadere in deliquio, svenire fino a colmarla di insaziabilità, perciò si dice che l’amore è forte come la morte, poiché anch’esso uccide (l’amor proprio) come quella (uccide il corpo).

Il più sottile dardo che ci tira la Natura è d’indurci all’illecito col pretesto che sia necessario e vantaggioso. Quante anime si son lasciate trascinare e han perduto lo spirito per questo dorato inganno! Non gusteranno mai la silenziosa manna.
Sebbene la vera negazione di se stessi sia aspra all’inizio, è facile alla metà e alla fine è soavissima.
La vita negata, la rinuncia agli appetiti carnali e alle persuasioni sensoriali è al di sopra di tutti i miracoli… Quanto ha negato a un’anima per molti anni, suole Dio darglielo in un secondo.
L’impazienza e amarezza vedrai che sorgono dal fondo dell’amor sensibile, vuoto e incosciente.
Molti si danno all’orazione in cerca di Dio e poi uscendo dall’orazione non badano più a Lui..
Nei momenti difficili rammenta che dopo tutto il male ti fa il maggior bene che si possa immaginare, ti offre la possibilità di progredire o di rimanere puro.

Lascia tutte le cose al loro posto e non mischiarti, né intrometterti in nessuna faccenda che non ti riguardi per obbligo.
Alcune anime cercano il riposo consolante, altre lo godono a sprazzi, altre traggon gusto dalla pena accidentale e altre la cercano intenzionalmente. Le prime non avanzano, le seconde camminano, le terze corrono e le quarte volano.

Sagaci accortezze dell’amor proprio:

Se vedi qualche difetto altrui invece di compatirlo e ammettere che sei soggetta alla medesima caduta, lo riprendi con imprudenza. Se desideri qualcosa e non puoi ottenerla, t’immalinconisci. Se ricevi dal prossimo qualche piccola offesa, ti alteri. Per qualunque inezia ti scomponi dentro e fuori e perdi te stessa.

Passato il rancore torni con astuzia a farti virtuosa dando prove e riferendo sentenze spirituali con sottigliezza d’ingegno, senza notare i tuoi passati difetti. Anche se ti critichi, è per giustificarti con chi vede i tuoi difetti e tornare di nuovo all’antica stima. Appena odi la paroletta amara ecco che t’irriti.

Sappi dunque che in te regna l’amor proprio e che esso è il maggior impedimento.

Le qualità dell’umiltà sono quelle del corpo seppellito; stare nel più basso luogo, inerme, come morto; stare putrendo e corrotto ; nel proprio giudizio esser insulsaggine.

Se vuoi esser beata impara a disprezzare le mondanità e a venir disprezzata.

Abbraccia le tribolazioni come strumenti del tuo superiore benessere

Accogli le sgradevolezze come un invito ad andare oltre da parte della divina mano, apprezza sommamente ogni mezzo di redenzione

L’ostinatezza e la replica, il commento suppone poca sottomissione al vero e fomenta discordia, malessere.

All’umile di cuore non danno fastidio le imperfezioni, non si imbarazza a starsene sempre nel suo nulla/miseria senza compiere grandi opere, anzi si meraviglia di sé quando pera qualche virtù e subito rende grazia alla suprema forza, riconoscendo che è lei che fa tutto, e di sé – del suo corpo, in quanto suo strumento, rimane scontento.

Nonostante vede tutto, niente guarda per giudicare.

Non s’inquieta dei molesti pensieri coi quali le forze oscure lo tormentano.

Sopporta se stesso, non cerca di reprimere o evitare le paturnie del corpo e della mente.

La vera solitudine è interiore, un oblio di tutte le creature, un distacco e nudità da ogni afetto, desiderio e propria volontà, il vero solitario riposa con intima serenità nelle braccia del sommo bene.

Non desiderare niente e niente ti darà molesti

… e se desideri un bene, anche se spirituale, sia in modo che non ti turbi quando lo consegui.

Quando l’anima è abituata all’interiore raccoglimento, è già mortificata ai sensi/appetiti, allora suole Dio trarla elevandola, senza che se n’avveda, a un soave riposo, le infonde la sua luce e forza, infiammandola di ogni genere di virtù.

Là, il divino sposo, sospendendole le facoltà sensoriali, l’addormenta. L’addormentata riceve e gode senza capir ciò che gode. Quivi l’anima sublimata in questo stato passivo, si trova unita al sommo bene, senza che questa unione le costi fatica. Là, in quella suprema regione il sommo bene si compiace, si manifesta e si lascia gustare dalle creature, con un modo superiore ai sensi e ogni umana comprensione.

Come si potrà udire il puro e divino spirito in mezzo alle arteficiose considerazioni?

Ma la tua anima non vuole continuamente in sé, negandosi a tutte codeste materialità e soddisfazioni, la tua contemplazione non sarà altra cosa che una pura vanità, una compiacenza e una presunzione.

Il dono della Grazia non sottostà a nessuna condizione, cosìcché l’intelletto non può trarre una regola generale, né metter tassa alla sua divina grandezza.

Non ha bisogno quindi l’anima di affaticarsi, ma solo rendersi disponibile a ciò che Dio le offre, sempre svuotarsi delle piccolezze così da esser sempre pronta a ricevere le grandezze.

I gradi della contemplazione sono tre:  il primo è la sazietà. L’anima si colma di luce, ripudia gli oggetti mondani, si acquieta e appaga solo col divin infuso.

Il secondo è l’ubriachezza, l’euforia, il sentirsi sopraelevata.

Il terzo è la sicurezza che allontana ogni timore. L’anima imbevuta di beatitudine, se sapesse che è volontà dell’altissimo, sarebbe pronta a tutto, se ne andrebbe volentieri all’inferno.

altri gradi sono i rapimenti, le estasi, il deliquio, giubilo, l’esaltazione, la trasformazione, il rilassamento permanente.

Segni per riconoscere l’uomo interiore:

1 – l’intelletto ormai non crea altri pensieri oltre quelli che eccitano al lume della fiducia, e la volontà è così mansueta e abituata da non dedicarsi solo al Sommo Bene.

2 – quando cessa l’opera esteriore, subito e con facilità l’intelletto e la volontà si convertono al Sommo.

3- entrando in orazione si dimentica di tutte le cose, come se non le avesse viste né praticate.

La diligenza è una forza d’animo che scaccia ogni negligenza e pigrizia per disporsi con sollecitudine e fiducia alla pratica di ciò che è bene e utile.

La severità è una forza contro la concupiscenza e la viltà.

La benignità è una dolcezza d’animo che allontana ogni rancore, invidia, avversione.

Non consiste la virtù nell’insegnarla ma nel praticarla; non è più savio né santo colui che conosce maggiori verità, ma colui che le segue.

Chi condivide la verità con spirito, l’imprime nel cuore; chi la predica senza di esso, la reca solo all’udito.

Il savio non parla

Prima si deve sperimentare l’esercizio della soprannaturale contemplazione e soltanto in seguito investigare quell’esperienza.

Molti cercano Dio e non lo trovano perché li trae più la curiosità che la sincera, pura, netta intenzione; desiderano più le consolazioni spirituali che lo stesso Dio e poiché non lo cercano veramente, non trovano né Dio e i suoi Frutti.

L’anima dotata di suprema sapienza ama le cose non per l’apparenza ma il il grado di bontà che è in esse.

Un conto è detergere il cuore, un altro è fare mille cose, anche se buone e sante, senza badare a questa purezza di cuore che è la principale per attingere la divina sapienza.

L’anima morta al volere (intendere, cogitare) e al desiderare (sollecitare i sensi) – volendo come se non volesse, senza inchinarsi verso niente, accogliendo ugualmente i disprezzi/castighi come i benefici… quest’anima non vive in sé, perché vive Dio in essa.

Il Niente è scorciatoia per raggiungere la purezza, quell’alto stato d’animo riformato, per cui si attinge immediatamente il sommo bene.

cerca di stare sempre sepolta in quella miseria.

Vestiti di Niente.

Perché credi che tante anime impediscano l’abbondante corrente di doni divini?

Perché vogliono far qualche cosa e desiderano esser grandi; tutto ciò è uscire dal loro Niente; e in tal modo impediscono le meraviglie che quella bontà vuole operare. Si attaccano agli stessi doni spirituali per uscire dal centro del Niente.

Tutti veniamo ingannati e tutti preferiamo la folli, lasciamo la fonte di acque vive per correre verso le fetide pozzanghere del mondo.

Rifugiati nella verità del tuo niente e di niente t’inquieterai, anzi perderai di vista la tua reputazione ed i problemi ad essa correlate.

Chi ti può dar pena se ti rifugi in quella fortezza?

Perché all’anima che è da se stessa disprezzata e che nella sua cognizione è niente, nessuno può fare affronto né ingiuria.

Sapendo che sei niente, che puoi niente e vali niente; per mezzo di codesto riconoscimento devi morire in te in molti modi, in tutti le circostanze, a tutte le ore.

Chiuderai la porta a tutto ciò che non è essenziale.

Non guardare niente, non desiderare niente, non volere niente, non cercare di saper niente e la tua anima vivrà del tutto riposata in quiete e godimento.

 

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