EGO SPIRITUALE

Risposta a una domanda posta da un lettore

-“Per diventare davvero Testimone Osservatore dei miei processi mentali ed
esserne pienamente consapevole,che consigli pratici mi daresti?”

Ti consiglio di essere onesto e disciplinato, di perseverare, di praticare per
più ore durante il giorno.
Per darti una risposta dettagliata dovrei vedere come pratichi, che stile di
vita segui, quali sono le tue motivazioni etc.
Il miglior consiglio pratico è l’esperienza diretta.

In alternativa – se non hai fatto esperienza diretta delle illusioni sensoriali – ti consiglio di fidarti di chi ha avuto queste esperienze. Se ti scrivo che ti trovi in una simulazione è opportuno che ti fida di questa affermazione. Se non riconosci – o non provi nemmeno a supporre la possibilità – di trovarti in una simulazione olografica o virtuale parti molto svantaggiato.

Il consiglio pratico migliore rimane quello di fare almeno “un’esperienza diretta” di alterazione di coscienza: se esperisci direttamente e profondamente
l’illusiorietà del mondo e soprattutto di te stesso non avrai più bisogno di
praticare alcunché, nessuna autosservazione necessaria, quell’esperienza
diretta (nel giusto contesto) produce una metamorfosi dove ti accorgerai che
non c’è nulla da osservare, nulla di cui essere testimoni.
Se ti dicessi che il mondo circostante è un’allucinazione o una simulazione ti importerebbe avrebbe ancora senso praticare?

E se sì cos’altro potresti praticare se non il riconoscimento di trovarti in un sogno della mente
collettiva.

Il riconoscimento dell’irrealtà sarebbe l’unica pratica sensata.

Ti basterebbe constatare sulla tua pelle l’illusorietà di questo mondo per essere libero da qualsiasi dubbio, desiderio o bisogno di realizzazione.

In assenza di queste esperienze dirette devi praticare come un disperato, come se fosse questione di vita o di morte.
Anzi, anche dopo questa esperienza potresti continuare praticare.
Per essere pienamente consapevole devi costantemente ricordarti di trovarti in una simulazione. Ti basta riportare alla mente questa realizzazione.

Al mattino dì a te stesso: “Questa è soltanto una simulazione sensoriale, un’allucinazione collettiva”.

Se vivi come se ti trovassi in un mondo virtuale allora stai praticando perfettamente gli insegnamenti tradizionali.

La regola aurea è non identificarti con niente. Rimanere indifferente a qualsiasi evento sensoriale, fisico, emotivo e mentale.
Non identificarti con la tua storia personale, con il tuo passato, con il tuo comportamento, con quello che dici o pensi.
A parte che non sei tu a pensare, emozionarti ed agire ma è l’aggregato di impulsi e vibrazioni della macchina biologica.
Ad ogni modo la non identificazione è la pratica per eccellenza. Qui l’ego non può mettere le mani perché la sua forza sta nell’identificazione. Ha bisogno che tu creda di essere Simone, un ragazzo di … anni, che vive a… che sta scrivendo a Zewale… etc. L’ego, per quanto sia astuto, necessita della tua identificazione con il corpo, in assenza di quella non ha alcun potere su di te.

Se riesci a vivere ogni giorno con la consapevolezza – e soprattutto la tranquillità – di chi si trova in una simulazione o in un sogno – cioè in un posto che non può minacciarlo o influenzarlo realmente, allora non hai bisogno di alcuna pratica, sei diventato davvero il Testimone silenzioso del gioco
cosmico.

Ad ogni modo praticare non fa mai male, è un buon passatempo.
Oltre alla disidentificazione puoi praticare qualsiasi altra cosa: cantare mantra, meditare, tai chi, yoga, isolarti nella natura.
La pratica deve diventare una piacevole abitudine.
All’inizio ci saranno resistenze ma nel giro di qualche giorno o al massimo settimana dovresti aver trovato un metodo adatto a te.
Se hai volgia di praticare allora fallo bene. Se non riesci a praticare nemmeno un ora al giorno (è solo un’ipotesi) allora non stai praticando, quella
non è una pratica ma un hobby (o uno pseudo-metodo dell’ego spirituale che ti fa sentire appagato per lo sforzo così poi ritorni a fare qualcosa di controproducente).
Non posso dirti quale tecnica seguire, posso solo invitarti a sperimentare ciò che ti ispira al momento.
Se non sai da dove partire comincia con la classica meditazione: siediti (anche su una panchina) e rimani seduto più che puoi. Stai fermo almeno 30 minuti.
Fallo ogni giorno – o almeno provaci, per diversi mesi. Noterai dei cambiamenti. Dopo questi mesi – o anche un anno – di pratica dovrai passare al livello successivo. Non si tratta più di rimanere immobile esteriormente (fisicamente) bensì interiormente (psico-emotivamente). Questo è il traguardo.

Detto ciò mi dilungo un po’ sull’ego.
Meglio specificare che l’ego non è né buono né cattivo. Per esser più chiaro facciamo questa distinzione.
C’è un grande Ego o gigante buono o Sé e un piccolo ego (ego propriamente detto) o nano cattivo e perverso.
Il Sé (grande Ego) è una mente sana… in un certo senso sei tu quando agisci secondo la tua natura, per il tuo bene (e il bene altrui).
L’ego propriamente detto è una mente insana, sadomaso… in un certo senso è
una versione malata di te, quella che fa del male inutilmente, inganna, soffre
e fa soffrire.

Per grande Ego intendo qualcosa di biologico, la naturale coscienza di sé
(quella che abbiamo fin dalla nascita), la percezione di essere qualcuno
all’interno di un setting spazio-temporale, la sensazione di vivere in un corpo
fisico, il senso di identità e volontà personale… Questo Ego è frutto del
processo magico (inspiegabile razionalmente) di immedesimazione della coscienza
universale/impersonale (ciò che tu sei realmente) con la macchina biologica (il
corpo umano). Il suo scopo non è semplicemente la sopravvivenza del corpo ma
anche l’espansione. Per espandersi gli basta assecondare i principi della
natura. L’ho chiamato gigante buono perché la sua tendenza è quella di crescere
grazie all’espansione della coscienza.
In verità non dovresti identificarti nemmeno con questo Sé o coscienza
universale. L’ideale sarebbe accorgersi che anche la sensazione di essere
Simone è un’allucinazione.
Simone – mi verrebbe da dire – non esiste, e quindi non esiste nessun
Testimone che può guardare mediante gli occhi di Simone. Inoltre se tutto è
irreale (allucinatorio) non c’è nessun evento da poter testimoniare – eccetto
l’allucinazione stessa, ergo ti basta riconoscere che ciò che vedi-senti-
ascolti-annusi è falso e finto per risvegliarti dall’incubo di Maya…
Tuttavia accorgersi che questo mondo è falso è una vera pratica tanto quanto
lo è meditare per ore. Il riconoscimento immediato della falsità di tutto ciò
che ti circonda è un metodo poderoso perché è istantaneo, è una via breve o
diretta al risveglio. Le via indirette – quelle new age oppure le tradizionali
come la meditazione sul respiro, sulle emozioni, etc. – richiedono un sacco di
tempo per raggiungere quella stessa consapevolezza che avresti potuto ottenere
in un secondo di riconoscimento.
Ma il discorso è complicato e opinabile quindi facciam finta di niente.
Rischia di diventare troppo astratto.

L’altro ego, quello dell’articolo, è qualcosa che si forma col tempo e arriva
spesso da fuori, dall’ambiente circostante.
Il piccolo ego è una specie di corpo estraneo, un parassita che si nutre di
scariche elettriche prodotte tramite neurostimolazioni (pulsioni, desideri,
abitudini). Quando pensi o ti emozioni (ti ecciti) induci una corrette
elettrica , cioè energia. L’ego-parassita si nutre di questa energia, non ha
vita propria, per sopravvivere ha bisogno che tu continua a masturbarti
(fisicamente o mentalmente), ovvero preoccuparti, rimuginare, crearti
aspettative, fantasticare, etc.
Attenzione qui. L’ego si nutre anche di pratiche spirituali. Le
visualizzazioni o i mantra producono energia.
Ripetere un milione di mantra al giorno è uno stratagemma per alimentare
processi mentali e dare quindi cibo al piccolo ego. Il grande ego sa di essere
sovrabbondante, non ha bisogno di praticare e se lo fa pratica per
divertimento, canta i mantra e applica i rituali per trasmettere gioia,
consapevolezza, tranquillità… il piccolo ego pratica per accumulare energia,
per acquisire potere personale, sentirsi più forte, migliore degli altri.

L’unica pratica indigesta all’ego (anche quello spirituale) è il silenzio.
Il silenzio è letteralmente la sua morte.

Una cosa essenziale che nell’articolo trascurai è che l’ego non sopravvive in
una mente calma, pacifica. Il Sé (che è pura consapevolezza) invece vive anche
nel silenzio mentale, anzi forse è il suo habitat naturale, così come il rumore
è l’habitat del piccolo ego.

Interrompere il dialogo interiore è doloroso poiché le persone sono più
identificate con il piccolo che con il grande.
Sono così identificate da temere che quando l’ego-parassita muore, moriranno
anche loro. Non sanno che sono esseri immortali, non hanno fatto esperienza
diretta di se stesse, di essere pura coscienza, indipendete dal tempo e dallo
spazio.
La gente si identifica con questo piccolo ego e infatti il disagio che le
persone provano nel silenzio è dovuto alle resistenze dell’ego parassita (non
del Sé). Il piccolo ego soffre come un cane quando non riceve l’attenzione
altrui quindi cercano in tutti i modi di attirarla. Se sapessero che è il
parassita che sta morendo gli darebbero il colpo di grazia, ma essendo ignari
di ciò e immedesimandosi col parassita stesso cercano subito di alleviare il
disagio del silenzio ricominciando a parlare a vanvera.
Un’altra arma contro questo parassita è l’immobilità fisica. L’ego necessita
di movimento costante, non tanto di azione ma di agitazione. Una persona
frenetica, iperattiva è qualcuno di internamente instabile e insoddisfatta,
qualcuno che cerca fuori ciò che non trova dentro. Se dentro fosse realmente
soddisfatta non avrebbe bisogno di correre tanto. Il non riuscire a stare fermi
è uno dei tanti sintomi di egocentrismo.
Praticare qi gong (o il semplice stabilizzarsi in una posizione eretta per
lungo tempo) è un modo per contrastare parzialmente l’ego.
L’ego spirituale non è altro che un’evoluzione dell’ego ordinario. Si sviluppa
in persone ossessionate dalla spiritualità. Questo è più difficile da
sconfiggere poiché fa leva su meccanismi più sottili. Ad esempio è in grado di
vivere in un corpo stabile. Immagina un guru pieno di discepoli. In apparenza
diresti che è privo di ego ma se osservassi i corpi sottili (aura, etc)
protresti notare che sta usando l’energia dei corpi sottili dei suoi
sostenitori per aumentare il proprio benessere.

Essendo un argomento che mi sta a cuore ho provato a sviscerarlo un po’.

Ricorda che sei già libero, completo, amato e pieno di grazia.
Il tuo io reale è già il testimone. Quando chiedi come posso diventare il
testimone è come se chiedessi “come posso diventare me stesso”… lo diventi
smettendo di crederti qualcos’altro, cioè ricordandoti che lo sei sempre stato
ma te ne sei scordato, hai smesso di crederci e hai creduto a una serie
interminabile di falsità.
Qualsiasi disagio deriva dal dimentircarti il tuo io reale e dal dare credito
alle menzogne di questo mondo.
Non prendere troppo seriamente questa simulazione cosmica.

Auguro ogni bene anche a te.

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