EGO SPIRITUALE – 2° parte

Sei convinto dell’illusorietà per esperienza diretta, per intuito, meditazione, logica, studio o per sentito dire?
Per esp. diretta intendo anche i semplici giochi di illusione ottica.

Sai chi è che ha paura di cadere?
Sì, proprio lui, il piccolo ego.
La cattiva notizia è che finché ti identificherai con il piccolo ego cadrai sempre.
Il piccolo ego deve cadere perché il decadimento è la natura stessa di questo mondo.
L’impermanenza non è altro che la ricaduta incessante delle identità incarnate in questo pianeta.
E’ il samsara: tu hai preso coscienza di questo processo e da un lato vorresti intervenire ma dall’altro ti accorgi che non puoi, perché vorrebbe dire modificare l’intero universo, alterare le leggi cosmiche.
E a che scopo poi? Avere l’impressione di non essere caduto!
Il cadere è soltanto un’impressione, così come il resto delle sensazioni fisiche. Tu sei sospeso nello spazio ma grazie a un gioco di leggi fisiche ti sembra che una forza agisca sul corpo (non su di te ma sul veicolo in cui credi di trovarti) e avverti l’impressione di stare coi piedi per terra. E’ questa primordiale impressione sensoriale a produrre l’idea di staticità, ma tu – il tuo io – in realtà stai fluttuando e non può cadere.

La buona notizia è che anche Buddha, Cristo, Lao Tzu hanno avute ricadute nel piccolo ego. Perché non dovremmo averle anche noi?
Altra buona notizia è che le ricadute non sono cattive. Cadere è un movimento come un altro e non ha nessuna implicazione spirituale-etica-morale: invece noi umani- occidentali e orientali – siamo soliti vergognarci delle cadute (vulnerabilità, colpe, errori, sviste, dimenticanze).
Cadere ci fa sentire inferiori a chi sta in piedi e se ci pensi questo complesso di inferiorità è un’altro stratagemma dell’ego giudicante o  della società stessa, delle religioni (buddhismo compreso).
E’ dualismo: o stai su un piedistallo oppure all’ultimo gradino della piramide socio-spirituale.
Oltrepassa questa dualità e immagina di essere al di fuori di questo sistema.

Le ricadute nel piccolo ego sono episodi ordinari, alcune volte sono come dei tic involontari (lievi e innocui) altre volte sono veri e propri vizi non dannosi ma fastidiosi che si sono accumulati negli anni, altre volte ancora sono resistenze al lavoro spirituale, deviazioni dalla Via, ostacoli alla tua evoluzione. Questi ultimi sono le peggiori ricadute. Però sappi che nessuna ricaduta è permanente.
Da quel che leggo sembri avere una forte aspirazione alla liberazione per cui deduco che le tue ricadute siano del primo tipo ( lievi e innocue) oppure del secondo (vizi fastidiosi ma non dannosi). In tal caso non preoccuparti. Leggi un po’ di tantra e impara l’arte di trasformare i vizi in virtù, ovvero far leva su azioni ritenute imbarazzanti/inopportune per ricavarne la massima energia e consapevolezza.
Segui un’alimentazione sana, ti sforzi di rimanere presente a te stesso, studi testi sacri… Di certo non hai l’atteggiamento di chi è incappato in ricadute del terzo tipo (deviazioni dal percorso spirituale).
Io invece sono proprio uno di quelli che ha deviato dal percorso non una volta ma numerose volte. La cosa paradossale è che grazie a queste ricadute ho preso coscienza di me, come se toccare il fondo avesse facilitato una super-spinta che altrimenti – senza ricadute – non avrei potuto avere. A volte cadere è una benedizione, anzi forse è un mezzo per giustiziare il piccolo ego che non vuole sentirsi umiliato, vuole essere perfetto.

A proposito di meditazione, io mi trovo bene ascoltando mantra. Li puoi scaricare da youtube o ascoltare su http://radionomy.com
L’ausilio di certi suoni-canti serve a calmare la mente, funziona da tranquillante naturale contro le tensioni dell’ego.

Oltre a quello faccio una doccia fredda di 5 min. ogni mattina, una corsetta, leggo qualcosa o ascolto degli audiolibri sulla crescita personale e la sera pranayama. Ecco, queste sono alcune delle mie pratiche. L’importante è produrre e circondarsi di buone vibrazioni e lasciare che queste si diffondano nel tuo ambiente.
Le letture di un certo tipo non sono mai deleterie, anzi sono dei mezzi utili.
Anzi oltre a leggere dovresti prendere appunti su uno o più taccuini, rivedere gli appunti, aggiornarli, ampliarli.

Se sei in uno stato mentale-emotivo favorevole non uscirci, rimanici più che puoi, rimanda tutto il resto. Se non lo interrompi con attività fisiche-mentali inutili, il benessere non può che aumentare spontaneamente fino a sfociare in esperienze intense (realizzazioni).

Concludo agganciandomi alla tua domanda chiave:
Sì, ho realizzato – o almeno credo – l’illusorietà dell’esistenza.
No, non ho trasceso tale illusorietà. Nel senso che il mio sistema cognitivo tende ancora ad operare nella precedente modalità – e forse questo è inevitabile dato il pesante condizionamento subito.
Ribadisco però che né io, né te, né il buddha storico può trascendere l’illusorietà, per la semplice e intuitiva ragione che un’illusione non va trascesa, il solo tentare di trascenderla è un’ennesima illusione. Il ragionare stesso in questi termini è ingannevole – il considerarsi trascesi è un’auto-inganno.

Ma se proprio vogliamo dare un senso a questo termine, trascendi l’illusione ogni volta che ti “ricordi” che è un’illusione.
Sapere o sentire in cuor proprio che è un’illusione è già trascenderla: non hai bisogno di dimostrare che l’hai trascesa e poi tornare qui da noi illusi a dirci che tu sei fuori dall’illusione. Nessuno di noi si trova davvero qui dentro, c’è soltanto un’impressione generata dal sistema cognitivo umano, o dal cervello, che fa credere a qualcuno di essere da qualche parte. Questo sistema cognitivo non può rilevare le sue stesse proiezioni. La consapevolezza può rilevare queste anomalie del sistema e tu sei questa consapevolezza sconfinata. L’unica causa per cui ti credi limitato ad esistere in una carcassa umana è il lavaggio del cervello.
Non sei in questo corpo, o come dicono gli esorcisti, “esci da questo corpo!”…
Non devi trascenderlo ma capire che in realtà non ti trovi dentro matrix, sei già fuori ma non ne sei convinto e aspetti che qualcuno o qualcosa ti faccia uscire… sei stato ipnotizzato dalla nascita ed ora non riesci ad uscire da questo stato ipnotico.
Non sei tu a ricadere, non sei tu a meditare, non sei tu a trasalire o trascendere una scala immaginaria… e’ la tua mente che gioca con se stessa, che finge di spostarsi nello spazio per produrre scenari a volte incantevoli a volte orripilanti.
Non fidarti di te stesso, di ciò che pensi, di ciò che percepisci, senti, ascolti, ricordi. Non fidarti dell’esistenza.
Non fidanrti della mente. La mente mente!
Lascia che tutto si estingua, rimani indifferente, riduci al minimo i tuoi interventi e il coinvolgimento sensoriale in questa dimensione.

Se vogliamo stare al gioco, il mio o tuo io reale è sempre trasceso ma il corpo fisico no, a 90 anni deperirà – o meglio darà quell’impressione.
In tal senso il problema non si pone.
Il problema è che ci si aspetta che l’illuminaizone sia un’esperienza ma in verità essa non è mai stata definita come esperienza ma come comprensione diretta, chiara visione.
Realizzazione ed esperienza sono due cose diverse.
La prima è più veloce del pensiero, è intuizione pura, non richiede tempo – significa che è miracolosa, che ti accade (“accade da Sé”, non perché lo vuoi tu), avviene senza che pratichi o ti sforzi, non dipende da un io (coscienza contrita in un’identità personale) bensì capita a un non-io cioè a un noi “tutti”.
L’esperienza trascendentale invece è quella che apparentemente capita all’io, è ciò che ci raccontiamo noi per autostimarci e distinguerci in praticanti e non-praticanti, è l’effetto speciale  della mente che affascina i nostri organi sensoriali, è ciò che richiede tempo ma ciò che richiede tempo è sempre illusorio per cui ogni esperienza, trascendimento della realtà sensibile stessa, è illusoria.

Non ho avuto esperienze straordinarie nel senso comune del termine, cioè quelle che ti lasciano il segno per sempre, ti purificano definitivamente o ti donano siddhi.
Sono una persona ordinaria, con difetti e problematiche comuni.
L’esperienza più importante che ho avuto forse è avvenuta a gennaio: ho provato il massimo piacere possibile (esplosione di gioia interna, come percepire 100 orgasmi in tutte le cellule del corpo) e in seguito sono caduto in uno stato mentale a dir poco inquietante, avevo perso il senso del tempo, dubitavo della mia sanità mentale, della mia stessa esistenza, non riuscivo a muovermi, son rimasto paralizzato per circa 10 min.
In pratica sono passato dal paradiso all’inferno, una transizione brusca dall’euforia ad un senso di angoscia e nausea esistenziale per aver riconosciuto di trovarmi in una dimensione psichica priva di coordinate spazio-temporali, imprigionato in un incubo dal quale non sapevo se e quando mi sarei potuto svegliare.
Alla fine tutto è tornato alla normalità, ma di certo quell’esperienza è stata significativa. Ora ho la certezza di trovarmi in una simulazione o in un sogno e questo conferma ciò che i saggi hanno ripetuto da sempre.

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