PIANTALA DI ESSERE TE STESSO (Libro di Gianfranco Damico) in PILLOLE

Alcuni appunti personali  sul libro “PIANTALA DI ESSERE TE STESSO “


*
Tu sei là dove è la tua spontaneità
* la sponte ha annullato ogni distanza… lo spazio nel mezzo – dove avveniva il calcolo, la mediazione, l’artificio
* la strategia poggia su premesse (-> divario dal comp. finale), accorgimenti studiati a tavolino per ottenere un certo effetto
* lo stratega (m. analitica) pre-vede (… più o meno consapevole dei risvolti)
* la sponte sembra più cieca (… reattiva?)
* lo stratega conosce meglio le regole del gioco, prevede i probabili sviluppi, le mosse dell’avversario, stabilisce le linee di azione preferenziali
* lo sponte apprende le regole direttamente sul campo, più autoregolazione? —> conosce meglio il copione non scritto
sponte -> immediata spinta dal basso(?)  -> senza una precedente lettura della realtà -> autoreferenziale = ancorata al nucleo interno, un sé che fuorisce in modo irriflesso

l’azione (umana) è sempre az. finalizzata, mai disinteressata

la fonte dell’az. è sempre qualche intenzionalità (… lo sguardo neutro non c’è, soprattutto sul piano sociale)… il che implica una manipolazione della realtà esterna…

ogni comportam. è manipolativo perché finalizzato a influenzare qualcosa

l’esito dipenderà dall’efficacia di quella manipolazione

* nessuna manipolazione = nessuna influenza = nessun cambiamento/risultato
* la manipolaz. non è cattiva/buona, ma strutturale nel nostro modo di relazionarci, è ineliminabile

* giusto per vedere cosa succede a strapazzarlo un poco
percorso ottimale -> soddisfacimento di una tensione

intuito = vele flessibili, pronte ad acchiappare il vento giusto

l’io è pigro, tende per inerzia ad avvitarsi su di sé, a cristallizzarsi in una rete di automatismi che impedisce il movimento e limita la libertà di scelta

laddove tu puoi pensare a 4 mosse, lo stratega ha un intero repertorio, lunghe sequenze, centinaia di alternative

–> più è alto il num. di opzioni, più è ampio lo spazio di libertà di movimento/ più elevata è la qualità delle risposte

il caos primordiale (dove tutto è possibile), poteva divenire qualsiasi cosa

—>  come avere una fantastica cassetta piena di strumenti e usare solo il martello e la sega [… reti su reti neurali si attivano in modalità automatica]

–> un palazzo sconfinato con tunnel spazio-temporali, cunicoli segreti, stanze incantevoli…

–> inventa nuove stanze/risorse (… ogni volta che… non ci sarai tu ma quel personaggio/qualità –> avendola estratta, potrai fare a meno di fingere di essere quel modello)

-> puoi creare all’istante un esercito di maghi pronti a servirti.. là già sempre qualche specializzato

-> un’enorme potenzialità non sfruttata, una folla non gestita  è un marasma

obiettivi chiari e definiti danno, di volta in volta, la posizione esatta in merito alla rotta

la distanza da tutto il resto è di soli 6 gradi… bastano 6 intermediari per raggiungere qualsiasi cosa

istruzioni neur-operative = file (tracce neurali) trasmessi da circuiti bidirezionali attivabili tramite segnali bioelettrici (potenziale d’azione – pensieri) e chimici (neurotrasmettitori – emozioni)

* marcatori somatici (pos. o neg.) = emo-sentimenti connessi a specifici oggetti-situazioni
* gli episodi quotidiani vengono marcati da una particolare coloritura emozionale (amigdala) che tenderà ad emergere (brividi, nodo alla gola, farfalle stomaco) ogni qual volta avrai a che fare con imput simili

quando un M.S. neg. è giustapposto a qualcosa, esso fungerà da campanello d’allarme.. quando il M.C. è pos. farà da incentivo all’azione… ancor prima della valutazione razionale

le risposte emozionali sono sintetizzate da sostanze chimiche nel laboratorio dell’ipotalamo, e una volta rilasciate nel sangue raggiungono le cellule. a quel punto la cellula sa cosa fare.

Il circuito neurale che conduce il segnale al sistema limbico è più veloce di quello verso la neocorteccia… inoltre è un sist. semichiuso con ampi margini di autonomia, di indipendenza dalla neocorteccia alla quale è correlato mediante vie nervose che hanno però funzione tutt’al più inibitoria — l’amigdala è furba, quando richiede un’emergenza, col pretesto di ottimizzare l’en. a disposizione la toglie alla neocorteccia e la manda ai sistemi periferici perché possano rispondere al meglio; ma così toglie ai lobi prefrontali ulteriore potere d’influenzarli… quando ti monta la collera le mani scalpitano mentre il cervello si annebbia.

Il sist. limbico è come la Sicilia: una regione a statuto speciale dove l’emozione prevale spesso sulla ragione, creando sublimi universi emozionali e teatrali inferni sul piano razionale

… esso ha facoltà di imprimere azione al corpo sulla scorta del suo quasi insindacabile verdetto, anche perché le valutazioni correttive delle neocort. arrivano dopo che la chimica interna, scatenata imbecco dell’amigdala, è stata innescata.

la seppur minima associazione con qualcosa di simile basta a suscitare l’allarme… l’amigdala è una sentinella che fiuta i guai e telegrafa a tutto il resto del corpo il messaggio di codice rosso.

La reazione immediata richiede circa 12 millisecondi… è circa la metà di quanto lo stesso segnale impiega a raggiungere la neocorteccia affinché possa fornire un’analisi accurata.

La memoria emozionale ha già deciso!  … cos’è qualla cosa là fuori, prima ancora che possiamo farcene un’idea chiara, logica… e’ come se l’amigdala dicesse: “intanto fuggire, colpire e poi analizzare, capire, organizzarsi!”

L’assetto del tuo cervello ti può far scattare come una molla di fronte a una banale impressione emotiva, prima che il conscio confermi o meno la realtà della minaccia… minaccia già percepita dal nostro apparato: es. la vista dell’autovelox è sufficiente ad uno scatto fulmineo del piede sul freno, solo dopo ti accorgi che andava già piano e non c’era motivo di allarmarsi.

Nell’infanzia il neonato sist. limbico permette di sentire le situazioni di pericolo (lanciare l’allarme – il pianto), senza bisogno di aver un quadro logicamente strutturato.

L’amigdala conserva repertori di modelli emotivi rapidissimi ma imprecisi, per difetto o eccesso, per sbilanciamento o rilassamento, nel bene o nel male. Tale rapidità è tale da sembrarci come un movimento inconscio… quel tizio ti sta sulle scatole e non sai perché… E’ l’amigdala a ricordare per te!

Quanti file ci portiamo dietro che non ci appartengono più, che continuano a operare laddove non sono congruenti, come virus che provocano in noi frizioni, lacerazioni, scissioni

la forte emozione imprime dati (segnali forti) nella memoria con maggior incisività, il file sarà priritario rispetto ad altri (segnali deboli) a più basso impatto emotivo (–> in uno spazio aperto l’amig. cercherà proprio quell’elemento temuto o ambito che a spirale aumenterà le probabilità di trovarli di nuovo)… per questo non dimentichi più che toccando il fuoco ti bruci… o dov’eri quanto son crollate le torri gemelle (ansia o stupore sono emozioni)… il tuo primo bacio/orgasmo…

Se vuoi convincere qualcuno devi farlo vibrare dentro

Ai sensi arrivano troppi dati, tanti da intasare la memo di lavoro se non fosse per un filtro che discrimina in base però a certi criteri… quali?

Un criterio è il picco emotivo, più è alto e più verrà notato in modo inconscio

Fare esperienza di una fetta più larga di torta-realtà -> conosci più cose perché le hai già nominate/ espresse –> facoltà infinitamente più ampia di slanciarti, fare collegamenti e analisi più raffinate

* … è una sequenza che non ha senso, solo un pessimo viaggio della ragione
fai descrivere la concezione di amore, una sua mappa –> troverai non un amore ma mille amori

–> 1000 modi possibili di … stare insieme

* -> esplicita chiaramente le intenzioni, vai al sodo

* Criteri
* indicatore col quale una cosa astratta (valore) può incarnarsi nella realtà e venir percepito
* evidenze osservabili che mi diranno se e quando quel valore è stato raggiunto -> “come farò a riconoscere…?”
* es. Successo -> avere almeno 600 mila € + una BMW + portare a letto 10 donne al mese + vedere negli altri il sorriso della compiacenza/riconoscenza
* l’assetto dei nostri criteri è cruciale sulla percezione della qualità della propria vita… non la realtà là fuori ma i criteri interni hanno il potere di rendervi felici o frustrati
* criteri alternativi
* ricchezza ->  en. vitale che scorre libera, in pace con sé/mondo…
* frustrato non dalla realtà, ma dai criteri sbagliati… ti focalizzi sulla penuria (è insoddisfacente ciò che non rientra nei miei criteri standard)
* i criteri il cui soddisfacimento dipende dagli altri vuol dire mettere nelle loro mani quanto di più prezioso hai: i tuoi stati d’animo… come se fossi un computer ai cui programmi qualunque smanettone ha accesso, anche il più deficiente. E’ ciò che vuoi?
* se come valore vuoi il successo, non aspettare di essere famoso… celebralo ogni che hai realizzato un mini-obiettivo
* se hai l’amore, elimina criteri come “ricevere 3 chiamate al giorno”, “sentire la passione nelle vene ogni volta che lo guardo”…
* i criteri puoi inventarli
* zerbino = zero valori/criteri (personali)
*

in Mente e natura, G. Bateson riporta un metadialogo:

la figlia dice che ama l’ordine, ma le cose non vogliono sapere di starci –> è frustrata perché cambiano di continuo

B. le chiede come vorrebbe che fossero disposte precisamente, quindi la figlia le mette in ordine e dice “così le vorrei”

il babbo allunga la mano e sposta leggermente un paio di oggetti, prima diligentemente allineati.

la figlia storce la bocca e dice: “si, va ancora bene, anche se…” “… uff…. anzi no, preferivo così…”

Allora B. continua a muovere gli oggetti e a ogni domanda su come siano messi riceve sempre risposte negative (rifiuti).

Dopo una decina di spostamenti (varianti, occasioni buone) Bateson le dice: rispetto all’ordine delle cose, ti senti sempre insoddisfatta perché hai un solo modo (criterio) di definirle in ordine (ok) e nove per definirle in disordine (k.o) –> 9 su 10 sono disconferme percettive, significa proliferarle e aver maggior probabilità di rimaner delusi ->  l’entropia è ciò a cui tende la realtà (ogni situazione,, relazione, persona, piano d’azione)

* Convinzioni -> Criteri fondamentali o programmi operativi
* principi a partire dai quali costruisci la tua realtà
* etichette poste sui comportamenti, situazioni —> crederci = conoscenza vaga, approssimativa (“credo di sì”)… però tutto (anche la gnosi) è un’ipotesi di realtà
* istruzioni che guidano le azioni verso la realizzazione di valori
* determinano ciò che per te è possibile, ciò che noterai là fuori … il come ottenerlo – come funziona… funge da filtro confermando ciò che credi di sapere già
* intima certezza = dato stabile, una mia verità
* in te ci sono stipate miliardi di credenze su qualunque cosa… idee confuse con il reale
* lì come un miracoloso ologramma vivente, lì (nei ricordi-credenze-impulsi emotivi) vive ciò che percepisci come “l’essere me stesso”
* macrocredenza che ci sia una verità da scoprire

suono/parola (significante fenomenico, rimanda a qualcos’altro, a un referente, a ciò che stai ) è portatore (messaggero) di un significato (noumeno) ->  la scritta attenti al cane è il significante che rimanda alla presenza del cane reale -> le parole sono il dito che indica

a un certo punto puoi pronunciare la parola mare e vedere il mare (con l’occhio della mente) senza che il mare sia lì  -> R. virtuale

->  Basta l’etichetta per farti vedere un mare (immaginario)

la svolta è quando non c’è più bisogno delle cose presenti concretamente per poterne parlare. Su di esse puoi inventare dati storici/ mitologici, pensarle dentro un progetto futuro in un tempo che non esiste ancora

il linguaggio [sistema di segni che rimandano ad altro] e l’immaginazione permette di affrancarsi dall’urgente immediatezza (esigenza che le cose di cui parlo abbiano una consistenza materiale e siano lì presenti) e slanciarsi in un racconto del possibile

la mente attraverso concetti (astrazioni) inventa legami tra le cose che non esistono nelle cose stesse

tra noi e le cose c’è un universo di senso costruito dai filtri culturali (reti di file zippati entro gli stampini delle parole)

sul piano esperenziale (gnoseologico/conoscitivo) la saggistica (analisi descrittiva del reale) non esiste, solo la narrativa esiste. La conoscenza è il racconto di una storia

là fuori non ci sono cose che somiglino al “concetto di… giustizia/rispetto/spontaneità/libertà”

non definiscono una cosa/evento/processo là fuori ma qualcosa che sta dentro la testa

il modello linguistico/rappresentativo serve semmai a dare ordine a quel là fuori, che di per sé non ce l’ha

ma è il tuo ordine… per un altro la “giustizia” ha un altro senso, è un altro e diverso insieme di azioni/credenze

matching = incrocio di dati per cercare somiglianze con i milioni di dati già noti/ archiviati

se si accendono insieme si legano insieme -> se li associ bene (accuratamente e tempestivamente) dureranno parecchio

approssimazioni = liv. di bontà o funzionalità di queste continue costruzioni ipotetiche

metaprogrammi a selezione primaria = cose + persone + luoghi + info + attività

il tuo io attua continuamente, senza rendersene conto, dei collassi della funzione d’onda… imbastisce una realtà e te la serve, innalza la cinta muraria tutt’intorno fino a chiuderti altri orizzonti/percorsi

la scelta (di un oggetto) nel campo risente delle preferenze (poco oggettive) del ricercatore e il risultato stesso vien filtrato (determinato) da tali preferenze

se non esiste un criterio oggettivo, una verità come riferimento assoluto, allora tutte le mappe hanno uguale legittimità, uguale valore

la realtà rimane sempre laggiù, due passi e qualche abisso più indietro

T:O:T:E:

1- qual è l’obiettivo (definito confrontando – test- lo stato attuale con il desiderato)

2- le operazioni concrete da fare per avvicinarti e correggere la rotta, i criteri

3- i criteri per sapere se mi sto avvicinando

4- riconoscere il raggiungimento e uscire dalla sequenza comportamentale

più un Tote è automatico, più sei veloce e produttivo… ma più un tote è automatico più tenderà a caricarsi in situazioni simili, il che lo rende impreciso e inefficace

se suoni delle note in modo casuale dicendo, mentendo, che in esse c’è un senso, il loro cervello lo trova e le persone giureranno che quella è la struttura sottostante sebbene tu rivela loro la casualità dei suoni.

La mente ha l’esigenza (spinta incoercibile) di appiccicare un significato al là fuori, così da potervi rispondere al più presto… è disposta a spruzzarci un po’ di coerenza e verosomiglianza pur di convincerti!

Il mondo là fuori gli fa una paura del diavolo… vuol capire al più presto che fare in mezzo a quel caos (ombre-forme oscure in movimento da addomesticare con modelli di interpretazione)…

non gli importa che i modelli siano corretti ma rassicuranti, che forniscano protezione e offrano una facile strada

* come andare per il deserto del Sahara con la cartina della Mongolia
l’ironia piglia i tuoi modelli e giocandoci li butta gambe all’aria… ti salva dalla mortifera rigidità, ti distanzia dalle grinfie della mente modellizzante

butta un’esca alla mente che abbocca con uno schema, poi (l’ironia) afferra quel neuropercorso e lo torce nell’altra direzione costringendo il cerv. a un’elaborazione inaspettata o facendogli borbottare “Mi ha fregato!”

i modelli si escludono l’un l’altro… aut aut…

una volta estratto un modello questo si metterà saldamente alla guida escludendo gli altri.

il salto da uno all’altro avviene grazie a uno spazio, una presa di distanza ostacolata dall’irriflessa automaticità con cui la mente attiva i modelli

i modelli salvaguardano la loro omeostasi / coerenze interna

per il cerv. è una fatica inaudita mettere in discussione un modello precostruito e ripartire da capo

il modello stesso -saldamente impiantato- non ti permette di cambiare direzione

un modello più è usato più tenderà ad essere usato

se ci passi più volte sopra, il percorso sarà così marcato che rende quasi forzato il passaggio su di esso

nonostante la vastità del campo tu tenderai automaticamente a incamminarti lungo il sentiero tracciato… quel sentiero governa la tua direzione, non tu il sentiero

questo meccanismo soporifero/anestetico ti relega nel sedile posteriore a sonnecchiare mentre l’auto della vita procede

programmi operativi di routine (inconscia)

* il modello cade sempre in piedi anche di fronte a evidenze contrarie -> il solco (più profondo) o il modello più utilizzato ricondurrà a sé le nuove info come una superficie concava, un buco nero che ingoia tutto -> non molla la scena/presa nemmeno quando non è più funzionale
* paziente convinto di essere un cadavere -> sebbene venga punto da uno spillo e sanguini esclama con stupore “Pazzesco! Dunque anche i cadaveri sanguinano!”
* un tizio percorre l’autostrada, la radio avvisa di un pazzo che sta procedendo in senso inverso, l’uomo pensa “Si sbagliano, non ce n’è solo uno, io ne ho già incrociati almeno 100 di pazzi che…”

* esperimento porta
* i bambini usavano i modelli, ma non ne restavano rigidamente prigionieri
* “è dalla maniglia dopotutto che una porta si apre” … quante migliaia di volte l’adulto ha caricato questo modello

* un neurosentiero si trasforma con freq. e ripetizione prima in strada provinciale poi statale, superstrada e autostrada a sei corsie
* i circuiti attraversati da maggior tensione monopolizzano la memo di lavoro e tornano allo stato neutro con più difficoltà… sviluppano l’attitudine ad auto-attivarsi, ad avanzare (cablaggio fisso) finché un “altro” circuito abbastanza robusto ne interrompe la catena (di pens. ossessivi)

* attraverso una deliberata e progressiva presa di attenzione (verso quella parte del mondo che “spontaneamente” elidiamo), facilitiamo un risettaggio dei parametri.
* se ho propensione attentiva visiva è 5 guardando meglio la porto a 8… così rendo le mappe più complete e le mie azioni più precise e incisive
* avere su tutti i parametri un posizionamento alto = ottima capacità di osservazione
valenza emotiva- > ogni volta che cerchi qualcosa, in quanto emotivamente pregnante, il cervello punta al target e scarta gli altri oggetti

un danno al s. limbico annullava la differenza tra scelta affettiva (giocare con la bimba) e scelta tecnica/razionale (andare in ufficio)… l’emozione non svolgeva più il suo compito e il cerv. non riusciva a stabilire una priorità, attribuire un senso profondo

–> tenderai a notare solo le cose che (per te) hanno un senso, quelle già conosciute e lascerai fuori il resto

l’io è un sist. automassimizzante, tendente a ricreare se stesso e a voler riconfermare la stessa mappa/realtà

è il passato il guidatore, non il fulgido presente con la freschezza dei suoi stimoli, non il futuro, dimora del possibile e di tutto ciò che si evolve

non riuscendo mai a vuotare la tazza, ti ritroverai a sorseggiare sempre lo stesso stanco, rancido e ormai tossico tè

in un laboratorio hanno allevato dei gatti in un luogo privo di strutture verticali. I gattini crescevano senza alcun modello mentale relativo a oggetti verticali. Quando poi venivano portati fuori, in presenza di oggetti verticali (pali, alberi), i gatti non li vedevano e ci andavano a sbattere contro!

–> interpretavano nuovi insiemi di dati con vecchi circuiti, modelli che non riuscivano ad attribuire un senso, non vedevano/riconoscevano, quindi non si accorgevano di quanto avveniva

i modelli di pensiero, da servi diventano i nostri padroni  [… il processo non è irreversibile, quindi puoi invertirlo quando vuoi, purché tu sappia come fare]

neuropeptidi = molecole emozionali -> generano serie di reazioni biochimiche a cascata

tossicodipendenza -> gli oppiacei (endorfine) provocano un’atrofizzazione dei recettori e una cessazione della produzione endogena; allora vieni costretto, per aver lo stesso effetto,  a immettere quantità sempre maggiori di sostanza esogena. La stessa dipendenza viene dall’abuso emozionale. La cellula prima chiude i recettori ma poi è inguaiata perché  vuole più di tutto proprio ciò che gli sta mancando: la sua abituale e rassicurante dose chimica. Ne risulta una spinta percepita come oscura, irragionevole a focalizzarsi e cercare situazioni che giustifichino la produzione della molecola emozionale in questione.

i mod. mentali operano una torsione della realtà, contraddicono l’evidenza dei fatti per replicare se stessi

chi è che guida? —>  la chimica interna… i neuroni drogati di neurotrofine

se hai nel cervello km e km di circuiti della vergogna ti ritroverai sistematicamente in situazioni in cui una stizzita di imbarazzo sembra l’unica reazione possibile

se la tua emozione dominante è il vittimismo rilascerai tale sostanza emozionale e ti circonderai (richiamerai) di persone-situazioni che confermano la libidine del sentirti ostaggio di un fato avverso

io = suadente dittatore del regno del conosciuto, delle abitudini… è la sua zona di comfort, non la tua

il vero soggetto non è l’io, ma l’universo

tu non esisti più di quanto non esistono i meridiani/paralleli; roba utilissima ma del tutto immaginaria

il senso dell’io è falso ma cmq un’invenzione funzionale, un utile artificio… un cantastorie che da l’impressione di unitarietà alle proprie esperienze, un centro di gravità narrativa, non corrisponde ad alcun teatro cartesiano dove localizzarsi

è un’insime di idee prese in prestito da libri, film, personaggi inventati… tu sei loro (ulisse, socrate, tex willer), loro sono in te

proprietà dei campi morfici in cui siamo immersi –> la creatura (collettiva) di ordine superiore retroagisce sulle componenti che hanno concorso ad alimentarla, modificandone la loro struttura

davanti allo specchio –<  “tutto quello che ho attorno e dentro in questo momento l’ho portato/creato qui io”

prendersi la responsabilità sposta la focalizzazione dal là fuori al qui dentro —> attestazione di potere

un nuovo album da disegni è lì con 1000 fogli bianchi da colorare

il respiro è un interscambio continuo con il mondo… è un entrare/uscire dal cosmo, ogni sec.

lascia perdere la mappa, goditi il territorio –> nella tua mappa ci sono sabbie mobili mentre nella realtà c’è un’oasi –> non vedrai quel paradiso, lo eviterai e sprofonderai nel fango

stimola la mente con nuove info, fracassa i confini delle abituali e rassicuranti credenze… ci penserà l’attitudine modellizzante della mente a crearne nuovi

divertiti nel farlo, così il cervello ti ripaga con l’attività interna –> mal che vada te la sarai goduta di più!

la mente può uscire dal suo sistema chiuso e poi rientrare immettendo un elemento altro –> ha la capacità di uscire e guardarsi da fuori e da quella prospettiva creare elementi che in partenza non esistevano -> l’osservazione fa emergere questa proprietà ->  coscienza riflessiva

* il semplice guardare altrove interrompe il circuito k-
anche senza meditare i monaci mantenevano un liv. k+ oltre la soglia comune -> modifica strutturale

un circuito sbalestrato arreca danno e ti impedisce di incassare -> mettici su un timbro “scaduto!” con il rumore secco “TAK!”

una mandria di neuroni pigri cercano di depistarti, di non farti muovere, sballottarti senza il tuo controllo

guarda quelle reti da un alto piedistallo e annuncia: “raga, grazie d’essere qui a lavorare per me. Sapevo che avreste ubbidito. Da ora comando io, sono chiaro? Non c’è altro, potete andare, grazie”

nel corso dell’ennesimo piccolo viaggio (k+) a un certo punto il pensiero collassa, cessa… come ritrovarsi col naso libero dopo averlo avuto per mesi, anni tappato. L’aria frizzantina ti stordirà e ti farà vedere le stesse, un sorrisetto si pianterà sulla faccia… ti sentirai spostato fuori dalle sbarre/catene nevrotiche, sospeso sopra una sottile tessitura

“la splendente essenza dell’erba verde” -> la frase risucchia a sé tutta l’en., il cervello sarà impossibilitato da questo circuito neurale a continuare a girare sul vecchio, la cui concatenazione si indebolità fino a scioglierti dal suo imprigionante automatismo. Nulla di esterno è mutato, il problema è ancora lì, però hai preso una boccata d’ossigeno, sei libero di guardare con distacco e senza impantanamento emozionale, per trarne una lezione o un proposito d’azione

il mantra costringe il cerv. a spostare l’en. da quei circuiti bollenti che sostengono il pensiero ossessivo a quelli che supportano il mantra stesso

—>  la repulsione al mantra è un mecc. di difesa dei modelli neurali conservatori

se proprio non riesci a fermare l’attività pensierosa, indirizzala verso dimensioni positive come i 4 incommensurabili del Buddha: gentile amorevolezza, compassione, gioia condivisa, non attaccamento

entra deliberatamente dove vuoi e non dove la mente con i suoi automatici pensieri tensivi vuole che tu sia. La ricompensa sarà la pace e una diversa attitudine mentale

che cosa sarebbe la mia vita se anni fa avessi accetto lo sguardo altrui che mi vedeva come portatore di un problema che minava l’esistenza e che necessitava di un rimestamento?

–> il problema era nella cosa o negli occhi che la guardavano?

–> quella non era l’unica realtà possibile, ma la credevo tale solo perché suggellata dal timbro dell’esperta

quale funzione collassa?

-> quella su cui lo sguardo indugia più a lungo, con più costanza e fissità…. là sarà il tuo destino

-> la volontà vince quando (l’intenzione) rimane quantitativamente ferma

siamo abili nel mantenere fermo davanti a noi tutto ciò che non funziona e sorvolare su tutto quel che funzia: stare fermi per lunghi lassi di tempo su ciò che brutto e non posare lo sguardo sul bello

le emoz. k- sono come postini che portano una missiva, ma invece di congedarli te la prendi, li fai entrare in casa, accomodare in salotto per 4 giorni accanto a te.

film horror girato in campo lungo, senza primi piani, in sottofondo “sono un italiano” di Cutugno… ti fa morire dal ridere

un film (2d o 3d) non è nulla fino a che non viene strutturato da specifiche formalità

TRASFORMATORI INTERIORI

c’è un esercito di maghi che aspetta solo un tuo cenno per muoversi

–< lo sembrerai, quindi lo sarai -> credi di esserlo, quindi lo sei

CATALIZZATORI DI BELLEZZA -> persone, attività, luoghi

crea un piano per nutrirtene con sistematicità, pianifica momenti in cui immergerti in un mare di endorfine e dopamina…

Guarda la Bellezza, dimoraci ogni volta che puoi  –> quando vibri di Gioia è l’intero Universo a vibrare con te e a portarti altra gioia

esci da quel cinema (testa) e non entrarci più! C’è un’intera città che vibra là fuori…

Inoltrati sempre più fuori dal condizionamento chimico

fingi che l’Altissimo abbia in serbo per te un disegno magnifico, una grande meta

Esplora le stanze del tuo albergo

dagli un nome: il cazzone, il buongustaio, il bastian contrario, il ruminante, il culandero

convoca in direzione le tue parti k-, falle dialogare tra di loro, imbastisci una negoziazione/partnership chiarendo i ruoli

Chiarisci che Tu Governi, la pianteranno di rompere, abbasseranno lo sguardo e si metteranno in riga se solo glielo ordini con tono imperioso

quel giorno in cui hai detto no tenendo duro a ogni pressione e man mano che ti allontanavi sentivi quel senso di libertà sbocciare in te come il più prezioso dei fiori… Wow!

DOMANDE:

Qual è l’obiettivo?

Perché lo voglio? (scopo)

Entro quando?

Oltre a me chi verrà coinvolto, di che risorse/forze abbisogno?

Quali ostacoli potrebbero sorgere?… quali soluzioni per superarli?

Il piano specifico, i micro-obiettivi temporalizzati?

In base a quali elementi sarò che sono vicino alla meta? Come farò a sapere che l’ho raggiunto?

non vi è modo di realizzare qualcosa pensandoci di tanto in tanto, concedendogli qualche sporadico spiraglio, un’intenzione dispersa su una marea di altri stimoli

non puoi raggiungere una meta ricordandoti solo a sprazzi dove stai andando… non andrai lontano, il timone ti salterà via di mano al primo accenno di burrasca, quando venti e correnti tenderanno a spostare la tua prua altrove

 

 

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