MAI FIDARSI DELLE PAROLE

Fai il contrario di quel che ti dicono gli altri

Fai il contrario di quel che dici a te stesso

18 Risposte to “MAI FIDARSI DELLE PAROLE”

  1. pandemonios Says:

    “Gli altri” mi dicono che dovrei fare un test. Che faccio? il contrario? 🙂

    • zew Says:

      no, non va bene comunque.
      facendo il contrario (cioè non facendo il test) stai proprio facendo ciò che l’altro ti ha suggerito (di non fare quello che gli altri ti dicono).
      l’altro non è uno qualunque, è un doppiogiochista, ha già anticipato le tue mosse ponendoti di fronte dilemmi che non puoi risolvere seguendo semplicemente il principio di non contraddizione… se bastasse il comune buon senso sarebbe troppo facile e poco divertente.
      Già il titolo (mai fidarsi delle parole) sembra piuttosto emblematico. Quell’avvertimento iniziale dovrebbe aver tolto di mezzo i principali punti di riferimento della mente. A quel punto rimani privo di sostegni, appoggi, supporti, sei sospeso nel vuoto: Che fare allora?
      Semplice, se non soffri le vertigini rimani in sospensione più a lungo possibile… il rischio di sfracellarsi c’è, ma forse ne vale la pena.
      Se invece soffri le vertigini cercherai subito un nuovo appiglio, una risposta, uno scopo, un fondamento in cui conficcare la tua identità.
      A me piacciono gli sport estremi, per cui chi teme i salti mortali non dovrebbe fidarsi delle mie indicazioni schizofreniche.

      • pandemonios Says:

        Ero chiaramente ironica e sicuramente non sono l’interlocutrice ideale per queste contorsioni mentali.
        Tutto ciò è interessante, giocare con la mente è interessante, la mente mente, il tutto è il contrario di tutto, si potrebbe dire in questo caso. Ma un blog del genere, allora, sarebbe solo aria fritta, se non avesse uno scopo.
        Lo scopo c’è, anche se dici che non c’è. Anche se lo scopo è il non scopo. (vedi che dopo un po’ ci si perde in frattali metanoie?)
        Sai quante volte ho messo alla prova i miei pensieri con questi esercizi di neurobica come li chiami te?
        Eh che dopo un po’ si scopre, appunto, che non c’è direzione, o che tutte le direzioni vanno bene. Tutto è opinabile, appellabile, vero e falso. Tutto è e non-è e bla bla bla.
        Nella mia piccola e insignificante vita ho capito una cosa: che invece di analizzare, rivoltare le cose in pindarici voli mentali (visto che ne ho una spiccata predisposizione) preferisco di gran lunga contemplare.
        Contemplare e “inviare” l’amore come posso. Vivere nella natura, provare ad essere la natura.
        Quindi: o stai scrivendo tutto ciò per “scoraggiare” il tuo interlocutore e farlo convenire con te ad una equanime conclusione: che una conclusione razionale non c’è, o hai una verità tutta tua, eletta, iniziata e segreta, che in qualche modo vuoi trasmettere o ispirare – per sfinimento – nel povero ignorante col livello di coscienza a 1 🙂
        A volte è così bello stare coi piedi per terra. Lasciarci agitare le fronde al vento, disperdere le foglie, ombreggiare qualcuno e sentirsi anche così mortali e finiti.

        • zew Says:

          interlocutrice??
          ups, non so perché, ma ho creduto fin dall’inizio che fossi un lui 🙂 (della serie sono uno molto serio)

          —> Ma un blog del genere, allora, sarebbe solo aria fritta, se non avesse uno scopo.

          Perché deve per forza esserci uno scopo? (guardacaso occulto, elitario, superiore o verticale, è così che di solito viene inteso un vero scopo, altrimenti finisci nella sezione “aria fritta”, ovvero entità socialmente inutile)
          non posso pigiare la tastiera per far fare ginnastica alle mie falangi?
          cos’ha di così fastidioso lo scopo orizzontale, immanente, quello che non sottende nient’altro che l’atto stesso, finendo per coincidere e fondersi con esso (fino a dissolversi)?
          quello che non è proteso ad un futuro, ma si accontenta di vivere nel presente?
          vogliamo per forza darci uno scopo , ok, allora lo scopo del blog è il puro esercizio di stile… lo scopo è quello di fare un’esperimento senza fini di lucro, va bene come fine 🙂 ? Anzi, ammetto di non conoscere il fine di questo blog? con questa ammissione finisco per far volatizzare tutto l’ambaradam in insensata aria fritta?
          il buffo è che siam passati da uno scopo relativo (l’esperimento giocoso), allo scopo generale (il senso di questo blog), per poi finire allo scopo super-generale della vita… come dici giustamente basta poco per perdersi negli ologrammi.
          Se appunto entrambi sappiamo che la mente per sua stessa natura è proiettiva, deve pre-vedere, dimostrare di saper anticipare il testa-croce, e che se non esce croce è perché la moneta era truccata (come la mente aveva già previsto)… se sappiamo tutto ciò, dicevo, perché aspettarsi che ci venga svelato a livello mentale lo scopo di un’esperimento volutamente sibillino?

          —> o stai scrivendo tutto ciò per “scoraggiare” il tuo interlocutore e farlo convenire con te ad una equanime conclusione: che una conclusione razionale non c’è, o hai una verità tutta tua, eletta, iniziata e segreta, che in qualche modo vuoi trasmettere o ispirare – per sfinimento – nel povero ignorante col livello di coscienza a 1

          bhò, scelgo l’opzione “b”… anzi no, cambio idea, la risposta corretta è la “a” 😉

          adesso provo a girare la domanda in modo impersonale: quale mai potrà essere la ragione o lo scopo che spinge qualcuno a leggere le baggianate misteriche di un (siamo sicuri che sia solo uno?) autore anonimo? chi glielo fa fare di iscriversi pure alla newsletter anziché starsene beato sotto le fresche frasche? nel seguire queste elucubrazioni non ci guadagna niente, questo è poco ma sicuro, allora perché lo fa? questo sì che è un bel mistero.

          much Ligh ❤

          • pandemonios Says:

            Mi hai detto: leggi il mio blog e se vuoi commenta e io, diligentemente, l’ho fatto. Vedi? semplice. 😉

            • zew Says:

              hahaha, grande!
              non credevo ti fidassi delle mie parole (tanto per rimanere in tema).
              come vedi, il blog lo uso per pungolare la mente dei malcapitati che finiscono quassù ^^
              certo che tu mi hai dato del filo da torcere, ma guarda te che tipetta!

  2. pandemonios Says:

    Certo che mi son fidata delle tue parole, perché quando sono approdata su questo blog non avevo ancora letto la perla di saggezza: mai fidarsi delle parole. Ma ora che lo so…….. 🏃

    • pandemonios Says:

      Vedi? Allora lo scopo c’è. Pungolare le menti. È già un bello scopo sadico e tangibile, altroché immanenza! 😉

      • zew Says:

        alla fine le donne hanno sempre ragione 😛
        … quando ti ribecco dal vivo ti pungolo per bene

  3. pandemonios Says:

    Vedi Ze, qualsiasi tecnica che si prefigga di distruggere uno schema mentale è essa stessa uno schema mentale. Diventare dipendente da una tecnica non è essere liberi. Persino il mio stesso pensiero, adesso, è con molta probabilità uno schema mentale. Finché resteremo nel piano sensoriale/mentale, del linguaggio, delle parole, è naturale che rischieremo di attorcigliarci nelle nostre stesse sentenze. Non mi è mai capitato di interagire in un blog del genere e confesso che ho sempre desiderato parlare con qualcuno delle mie seghe mentali, ma poi? Non appena lo faccio mi rendo conto che diventano solo pomposi ricami di parole che si distruggono poco dopo come cenere sotto le dita. Per me, e sottolineo per me, resta un vuoto immenso dopo. L’empasse di non aver capito nulla o di aver capito, ma di non essere riusciti a trasmettere la nostra comprensione. Tutto perché dobbiamo servirci di utensili che espongono ad un alto rischio i chiari intenti: le parole. L’intenzione, il messaggio e la ricezione di esso per mezzo di un tramite. Non è come passarsi una mela, i significati, non appena escono dal mittente, possono deformarsi e arrivare al ricevente distorti, ma non è colpa di nessuno. Puoi pungolare solo se trovi un oggetto pungolabile, capito cosa intendo? Vedi? Tornano gli anagrammi, il divertissement, il bla bla bla in cui è facile perdersi solo sostituendo un congiuntivo.
    Ecco perché mi piace scrivere storie inventate, surreali. Perché lì c’è la libertà del non voler presumere nulla e di regalare al ricevente un’interpretazione tutta sua. Tanto, se poi ci si incontra ai piani alti, si fa senza scrittura o collane di perle. 😉

    • zew Says:

      prima di tutto m’inchino al tuo fulgido messaggio.
      io non ho nulla da aggiungere (… ma la mia mente sì, in fondo tessere sottili trame di perline sembra essere il suo mestiere per cui, visto che non sa fare altro, tanto vale sbizzarrirsi)
      ormai hai capito che il mio intento non è quello di esplicare chiaramente alcunché, mi limito (come tutti) a lasciare qualche impressione da qualche parte.
      un blog è solo un utensile di intrattenimento. un diario di bordo, un album virtuale, un raccoglitore di impressioni. La vita stessa è tutta una sequela di impressioni.
      Col senno di poi intuisci che sono tutte ovvietà, ma “mentre” t’invischiavi in tali impressioni poteva dischiudersi un happening piuttosto che un altro, potevi fare un bel trip… sì, ok sarà un trip breve, sfuggente, inconsistente etc. ma rimane un tuo (piacevole?) excursus, una mini-vacanza dalla solita routine, un’uscita (ok, fittizia) dal solito schema.
      Ma poi?
      Ma poi chissenefrega 😀
      tanto non c’è mai stato né un “prima” né un “poi”.
      Sono tutte speculazioni sul vuoto. Nessuno ci guadagna nulla. Lo sappiamo tutti.
      Ecco fatto, la mia mente ha finito il suo show. Per il momento.
      P.s.
      siam pur sempre su una banale piattaforma virtuale… quaggiù certe domande/risposte è meglio non darle, molto meglio circoscrivere ermeticamente, sussurrare e accennare vagamente qualcosa di deliberatamente non intelligibile 🙂

      • pandemonios Says:

        C’è una cosa però che ammiro tantissimo: la perseveranza con cui ha costruito tutto questo blog e con cui continui a pubblicare articoli anche se c’è poca presenza di lettori e commentatori. La goccia che spacca la roccia? Io, al posto tuo, mi sarei già stufata. Sai il mio ego è a volte molto esigente e infantile, mi piace avere pubblico quando scrivo, riscontro, confronto, se no mi sembra di parlare da sola e mi intristisco. Non è vero che si scrive solo per sé, si scrive per far chiarezza in sé e si scrive per gli altri, per regalare qualcosa e di nuovo per bearci nel loro consentimento. Bravo.

        • zew Says:

          Io adoro parlare da solo.
          All’inizio ho aperto il blog perché “mi” serviva un contenitore in cui raccogliere certe cose.
          Quando dovevo ripescare qualcosa andavo sul “mio” (lo virgoletto perché so non ti piace questa parola :)) blog (il cui unico lettore ero “io”) e pigliavo quel che “mi” occorreva. Col tempo l’ho decorato fino a dargli questo aspetto. Notando che qualcun’altro (intrepido lettore/commentatore di turno) spulciava e sfogliava questo materiale, ho pensato di rendere l’archivio leggermente più accessibile.
          Non posso stufarmi o intristirmi perché l’intento (iniziale e attuale) non è l’incremento delle visite. Se qualcuno fa una capatina, sorseggia un’idea per poi passare alla prossima tappa, ben venga.
          In fondo è il tuo diario personale, puoi farci quel che desideri, farlo leggere a qualche parente stretto, portarlo in piazza e discuterne con i passanti, tenerlo nascosto in cameretta e condividerlo con gli amici invisibili.
          Come un’opera d’arte: l’artista crea perché sente l’impulso che lo spinge ad esprimere qualcosa, un qualcosa che sprigiona la sua innata bellezza indipendentemente da dove viene tenuto (in cantina o nelle sale di una mostra internazionale). Il vero artista crea con la stessa grazia e dedizione sia l’impopolare artefatto da cantina che il popolare artefatto da biennale. Lui o lei si nutre dell’atto creativo stesso.
          Certo, il riscontro è importante, l’opinione del critico d’arte va tenuta in considerazione (e diciamolo pure) fa bene alla nostra autostima.
          Il punto è comprendere che anche se siamo isolati dal mondo, chiusi in una grotta himalayana a scaraocchiare arti rupestri, c’è sempre qualche osservatore al nostro fianco.
          I famosi 6 gradi di separazione si riducono ad 1, anzi a zero.
          Entanglement docet 🙂
          Comunque Brava pure te!

          • pandemonios Says:

            Ah quindi sei un grande artista 😉 buono a sapersi…. Ma non è tanto l’opinione del critico d’arte ad essere importante, quanto lo stupore di chi passa, o le lacrime di chi osserva. Nemmeno le incisioni rupestri erano fatte per restare segrete, erano un grido, un segno: noi ci siamo! Tu ancora “non lo sai” ( o lo sai benissimo e mi prendi in giro), ma il moto che ti/ci spinge a “creare” cerca sempre una connessione con l’altro, un ritorno all’unitá, perché in fondo lo sappiamo che non siamo soli. Poi ci sono le cose segrete, quelle che facciamo in solitudine e che speriamo veramente, ma veramente non veda mai nessuno.

            • zew Says:

              tutti siamo artisti e co-creatori di universi
              no, non so niente del moto, ma lo sento, mi fa danzare
              le penultime righe, gli zero gradi di separazione o entanglement, rimandano all’indissolubile cordone ombelicale cosmico che ci tiene tutti vicini vicini anche quando siamo lontani lontani… ah, c’è pure il lontano-vicino di margherita porete, doveva essere proprio una gran signora, non per niente assieme a eckhart & company frequentava l’inesistente fratellanza degli Spiriti Liberi (inesistente perché priva di punti di riferimento ordinari, invisibile e quindi irrintracciabile per gli inquisitori o i seguaci inopportuni). Erano troppo avanti!
              Purtroppo (?) i segreti si sciolgono tutti come neve al sole… inoltre c’è una manica di guardoni che ci spia in continuazione da ogni fessura interdimensionale, ma per fortuna non può (quasi mai) fare la spia o giudicare.

              • pandemonios Says:

                Quella tipa mi affascina, si può leggere Lo specchio delle anime semplici?

                • zew Says:

                  cosa vuol dire se si può leggere 🙂 ? perché non si potrebbe…
                  tempo fa mi ero segnato questa sua puesiola (ho fatto una scrematura delle parti per me più significative):
                  Nulla più la impaccia.
                  È liberata da ogni servizio,
                  poiché vive di libertà.
                  chi vuole, è mendico,
                  chi è mendico ha mancanza
                  di divino appagamento.
                  […]
                  Fui un tempo rinchiusa nel servaggio d’una prigione,
                  Quando il desiderio mi serrava nella volontà d’affetto.
                  Là mi trovò la luce dell’ardente amore divino,
                  Ed ecco uccise in me il desiderio, la volontà e l’affetto,
                  Che m’impedivano di seguire l’impresa del divino amore.
                  […]
                  Ora la luce divina mi ha liberata dalla prigione,
                  E per gentilezza m’ha unita alla divina volontà d’Amore,
                  Questo dono nessuno conosce,
                  Finché serve ancora alla virtù,
                  O serve a sentimento di natura con l’uso della ragione.
                  […]
                  La verità dichiara al mio cuore
                  Che sono amata da uno solo,
                  E dice che senza ritorno
                  Egli mi ha dato il suo amore.
                  Questo dono uccide il mio pensiero
                  Con le delizie del suo amore,
                  Delizie che m’innalzano e con l’unione mi trasformano
                  (M. Porete)

  4. pandemonios Says:

    Pensavo fosse bruciato con lei.


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