Progetto Raphael – INCONTRO 10- La Visione verticale del Saggio –

“La Visione verticale del Saggio”

Il tema del Vecchio Saggio è molto presente nella psicologia junghiana, e per Jung spesso questa figura viene richiamata nei sogni dei pazienti per identificare l’archetipo dello Spirito, uno dei più importanti dell’inconscio collettivo, subito dopo Anima e Animus. Tale archetipo, infatti, si incontra nelle occasioni critiche dell’esistenza, nel momento di prendere decisioni difficili e di svolte esistenziali (può presentarsi anche sotto forma di vento, figure di antenati, animali che danno o chiedono aiuto, divinità, ecc…). Spesso la figura del vecchio saggio appare come uno sciamano, un guru, un profeta, un monaco o un sacerdote ma anche qualsiasi persona capace dì dare buoni consigli che il soggetto abbia incontrato nella propria esistenza (non ultimo il proprio terapeuta).
In effetti possiamo ben identificare il Vecchio saggio come la realizzazione della completezza delle nostre esperienze sulla Terra, dunque il punto di visuale più alto da cui guardare i mondi della forma; in questo contesto è importante sottolineare che esiste in ciascun essere umano un aspetto “Vecchio saggio” (non dipendente dall’età anagrafica), per cui è sufficiente esserne consapevoli ed impegnarsi a guardare alle cose non più in modalità orizzontale-materiale, bensì in modalità verticale-spirituale per farlo emergere ed attivarne l’enorme potenziale positivo.
Un esempio del potenziale da Vecchio saggio, contenuto in individui ancora biologicamente immaturi, è chiaramente rintracciabile negli elementi più evoluti tra i cosiddetti “bambini indaco” (indigo childrens – ved. incontro n° 209).

Vediamo adesso il percorso di autorealizzazione tracciato dalla Psicologia Transpersonale, che divide il cammino di crescita in sette simboli archetipali di base: il Bambino, il Viandante, il Cercatore, il Guerriero, l’Imperatore, il Mago ed il Saggio.
Il cammino inizia da uno stato di fusione con la realtà in cui siamo appagati da ciò che ci circonda, in quanto veniamo nutriti dall’ambiente stesso (vissuto in maniera simbiotica, senza distinzione tra bimbo-individuo e madre-matrice: siamo nell’archetipo del Bambino), ma questo stadio non può durare in eterno e prima o poi veniamo dalla vita sospinti nel processo di individuazione dove cominciamo a vagare senza meta precisa (siamo dei Viandanti), semplicemente mossi dai nostri bisogni non soddisfatti, e questa fase può durare moltissimo tempo. In seguito a forti esperienze interiori e di vita cominciamo a intravedere una meta interna da raggiungere ed allora inizia una ricerca finalizzata (diventiamo dei Cercatori), in pratica “ci mettiamo sul sentiero”, nelle fasi successive ci troviamo a lottare per conquistare la nostra anima simboleggiata da “il tesoro perduto”, il “Sacro Graal”, “la principessa da liberare” (siamo dei Guerrieri) e quando risultiamo vincitori della nostra battaglia personale ci mettiamo a regnare (siamo degli Imperatori) su di un Regno finalmente riconosciuto e riconquistato, nuovamente fertile (“Il Re e il Regno sono una cosa sola” si dice nella saga di Re Artù, quando il “re si addormenta” la terra inizia a diventare sterile…).
Il passo seguente nella Via dell’autorealizzazione è il dominio di un regno ancor più sfuggente e impersonale, collegato direttamente alla dimensione magica dell’universo, e la sua maestria ci spinge al rango di Maghi, mentre la completa trascendenza e disidentificazione da tutto ciò che sia duale e non unitario spetta all’archetipo finale del Saggio, che oggi stiamo trattando.

Purtroppo oggigiorno la visione del vecchio è andata deteriorandosi, come in effetti si sono deteriorate le capacità degli anziani (ben discosti dalle figure degli antichi saggi del popolo a cui si era soliti chiedere consiglio), anziani ridotti spesso ad ombre di sé stessi, abbandonati dalla società e ghettizzati in istituti appositi. Tutto ciò non riflette altro che il grado di profanizzazione della nostra civiltà, il cui allontanamento progressivo dal sacro e dallo spirituale non ha fatto che condensare l’esistenza di anime affaticate nel corpo da una vita passata identificandosi con la dimensione materiale e con le sue illusioni.
La vera figura del Vecchio saggio rispecchia invece un ideale di progressiva trascendenza e distacco dall’identificazione illusoria con i mondi della forma e con la loro più grande illusione: la dualità!
Certamente una vita vissuta completamente all’esteriore, in molteplici e dispersive attività, più occupati dell’apparire e dell’avere che dell’essere, non condurrà ad una vera sapienza interiore e alla conquista del titolo di Saggio. Come scriveva Seneca in “De brevitate vitae “La maggior parte dei mortali lamenta l’ingenerosità della natura perché nasciamo destinati a una vita breve (…) non abbiamo ricevuto una vita breve l’abbiamo noi resa tale; col nostro tempo non siamo parsimoniosi ma lo sperperiamo. La vita è lunga se la sai mettere a frutto. (…) I vizi stanno intorno e incalzano da ogni parte né permettono agli uomini di sollevarsi o alzare lo sguardo (nda: dall’orizzontale al verticale dunque) alla comprensione del vero”.

Nella psicologia analitica junghiana – per concludere – viene usato il termine “Senex” contrapposto a “Puer” (come archetipi dell’inconscio collettivo e dunque forme primigenie della psiche, presenti in ogni individuo ed ereditate come strutture a priori), laddove Senex corrisponde al Vecchio e Puer al fanciullo, James Hillman (nel suo saggio “Senex et Puer” raccolto in PUER AETERNUS, J.Hillman Ed. Adelphi) parla approfonditamente di tali strutture e identifica il Senex con Crono-Saturno (ved. incontro n° 137) nel suo duplice aspetto positivo e negativo.
Come Senex negativo troviamo i seguenti attributi: l’isolamento, la freddezza, la pesantezza, la melanconia, la privazione, l’inaridimento, l’avarizia, l’infermità, il dispotismo, e come Senex positivo troviamo invece la contemplazione, il distacco emotivo, la lucidità, la padronanza del tempo, la maturità della coscienza, la fortezza della spirito, l’autorevolezza, la saggezza, il principio d’ordine applicato alla struttura.
Tipici personaggi saturnini sono i vecchi, gli eremiti, gli asceti, che ben incarnano l’archetipo Senex.

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