Progetto RaphaeL – INCONTRO Nº 1 – “Allearsi al disagio”

fonte http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_001.htm


Il progetto di incontri a cui state partecipando, e di cui questo è il primo, prende il nome di Progetto Raphael (in inglese Raphael Project) e rappresenta un percorso completo di consapevolezza e risveglio interiore.
Raphael è l’arcangelo della guarigione e poiché la vera malattia dell’umanità è l’avidya, cioè l’ignoranza spirituale, quest’arcangelo ben simboleggia il processo di consapevolizzazione che insieme andremo a percorrere.
Gli incontri monotematici che andiamo a presentare sono 240 e ci permetteranno di spaziare su tutte le più importanti conoscenze, in base alla nostra esperienza, per la crescita personale e spirituale.

In questo primo incontro tematico prenderemo in considerazione il tema del disagio: chi è che non soffre di un qualche tipo di disagio? Che sia materiale, fisico, emotivo, relazionale, affettivo o mentale, non esiste persona ordinaria che non abbia la sua dose di disagio.
Talvolta lo chiamiamo malattia, altre volte stato di necessità o privazione, altre volte ancora insoddisfazione o mancata realizzazione, in ogni caso un qualche tipo di disagio ci accompagna sempre, cambia solo il modo di presentarsi.
Ebbene, normalmente viviamo il disagio come un qualcosa da cancellare o sconfiggere, ad esempio con l’assunzione di medicine, oppure con la ricerca della persona amata, o di un lavoro più remunerativo, o cercando di raggiungere un sogno che avevamo da bambini… eppure, anche se momentaneamente scacciato o apparentemente sconfitto, il disagio continua a riapparirci, magari in una forma completamente diversa da quella a cui eravamo abituati, ma è sempre lui, il nostro “amato” compagno di viaggio!

L’esperienza dei Ricercatori di Verità di tutti i tempi dimostra che possiamo sconfiggere questo tipo di disagio solo lavorando sul terreno da cui ha avuto origine, che non è affatto la dimensione orizzontale ordinaria (a cui sono ricollegabili le esperienze materiali, corporee, emozionali, relazionali, affettive e mentali abituali) quanto piuttosto la dimensione verticale dello Spirito.

Più precisamente questo disagio nasce dalla sconnessione con la dimensione spirituale originaria e può essere risolto soltanto nel momento in cui ritroviamo la connessione con la dimensione divina, tramite il pieno contatto con ciò che negli insegnamenti della Scienza Unitaria di IJP. Appel Guéry è definito il Padre Spirituale (cioè il nostro Sé Superiore).

In questa sede non si tratta di provare la realtà di una dimensione divina superiore, quanto piuttosto di tracciare un sentiero perché ciascun essere dotato di Vera Volontà possa individualmente sperimentarne il contatto.

è nella ricerca di questo contatto superiore che interviene l’importanza del disagio esistenziale: il disagio è, infatti, quel campanello di allarme che ci avverte che qualcosa si è addormentato in noi e che abbiamo bisogno di risvegliarci. Se non torniamo ben desti questo campanello non smetterà certamente di suonare! In tale ottica non possiamo più considerarlo un nemico pericoloso, ma – al contrario – un preziosissimo alleato.

Se teniamo presente che la porta di uscita è anche la porta di entrata, il nostro personale (e fastidiosissimo fino ad ora) disagio contiene in sé le indicazioni precise su ciò che dobbiamo lavorare in noi stessi per ritrovare la connessione superiore mancante.
Nel male c’è anche la cura, come ben sa l’omeopatia, che utilizza la sostanza che riproduce in un soggetto sano un certo quadro sintomatologico per guarire in un soggetto ammalato la malattia corrispondente al medesimo quadro.

Ecco dunque la chiave per uscire dal nostro inferno personale: ritrovare, nel disagio che ci portiamo dietro, quell’insegnamento che dobbiamo apprendere per evolvere. In questo caso non è una rigida analisi mentale della situazione che ci può venire in aiuto, quanto piuttosto una comprensione intuitiva ed analogica del problema; tuffarsi nel mondo della simbologia mesoterica ed esoterica sarà, non a caso, un passo importante nel nostro cammino.

Anche in ambito terapeutico è ormai documentato come persino la malattia peggiore, considerata incurabile da tutti, possa dissolversi completamente di fronte ad un cambiamento del livello di coscienza del soggetto ammalato.
Quello che è necessario cambiare è il sistema di credenze personale, cioè gli schemi di pensiero personali, che sono i veri responsabili delle condizioni di vita in cui oggi ci troviamo (in accordo con la visione esoterica che afferma che “il pensiero crea la realtà”).

L’esperienza del quotidiano ha evidenziato spesso come non basti raggiungere un traguardo agognato da tempo (una promozione, trovare la persona amata, mettere al mondo dei figli, ecc…) per sentirsi felici e realizzati; è fin troppo banale ricordare come spesso le persone più ricche soffrano di gravi nevrosi o psicosi, dalla depressione agli attacchi di panico alla tendenza al suicidio.
Da ciò possiamo dedurre che se vogliamo realmente interpretare e superare il nostro disagio esistenziale dobbiamo rivolgerci a qualcosa che non appartenga al mondo dei sensi; ed è proprio quando penetriamo nell’esperienza degli individui autorealizzati (mistici, grandi iniziati, maestri ascesi, ecc…) che troviamo la risposta a tutti i nostri dubbi.
Indipendentemente, infatti, dal tipo di tradizione a cui vogliamo ricollegare questi individui “straordinari”, ciascuno di essi offre sempre e comunque la medesima risposta: é possibile superare il piano della sofferenza solo oltrepassando il velo dell’illusione dei sensi e ricollegandoci alla Realtà Universale, dove possiamo esperire il nostro Vero Sé.

Il disagio, da cui siamo partiti, resta il primo e più prezioso alleato per indicarci da dove iniziare il cammino della “verticalizzazione” e riconnessione spirituale della nostra esistenza.

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