Non ti muovi, La vita ti muove, il tuo corpo è mosso.

fonte: http://riscoprirsigabriele.blogspot.it

Onestamente, iniziamo con il guardarci dentro e chiederci, esattamente da un percorso interiore, da un libro, da una pratica, da un incontro, cosa vogliamo ottenere?
Paura di non poter controllare gli eventi, di non essere certi del futuro? Allora ci gettiamo, delusi dalla incertezza della materialità, nella meditazione, nei mantra, nelle pratiche, per riuscire ad ottenere una qualche forma di “beatitudine” perenne, illuminazione, creazione delle realtà a nostro favore, ecc. E se non funziona?

La domanda è, CHI è quella persona che cerca? La stessa che prima cercava altro. Al di la di quest’idea, di questo “io”, c’è già uno spazio, ed è lì, sempre presente. Nella sofferenza, nella pace, nella rabbia, nel dolore, nel divertimento, è sempre presente questo spazio. Allora la persona che medita, che pratica, che cerca, è solo un frammento che, in fondo, avrà sempre alti e bassi. Non riuscirà mai ad essere sempre presente del tutto, non riuscirà mai a spegnere la mente definitivamente (a meno che non si trova nel sonno profondo o è morta), non potrà mai raggiungere niente … perché tutto questo non esiste.
Allora chi è, cos’è, la persona “realizzata”, illuminata?

Uno che ha capito che si trova al di la di colui che cerca e agisce. Si potrebbe mai porre il problema di controllare i suoi stati interni, se effettivamente non sono “suoi” ma accadono? Non è necessariamente una persona “buona”, “per bene”, “calma” … perché non è più una persona, anzi non lo è mai stata! Tutto questo dipende dal suo temperamento, dal suo carattere. E non c’entra assolutamente nulla con una realizzazione, che tra l’altro non dipende da questo piccolo frammento. Perché no? Perché questo apparato mente-corpo, non agisce.
L’unica pratica che indebolisce veramente l’ego, è quella di osservare come avvengono le azioni nella propria vita. Pensieri, emozioni, movimenti del corpo …
Lo stare presenti permette una maggiore consapevolezza dei propri processi interni: è possibile “scegliere” di agire, anziché reagire. Questo è evidente per chi è più pratico …

Ancora più in fondo, sensibilizzandosi molto di più, è possibile accorgersi, attraverso anche un’accurata indagine degli eventi passati, che non esiste alcuna volontà personale. Questo vale a partire dalle azioni più piccole, come spostare un oggetto, o raccontare un fatto, a quelle più grandi, come prendere una decisione o scartarne un’altra. L’entità finta che decide, in realtà non decide. Ciò che viene definita la “sua” decisione, dipende da un insieme di fattori INASPETTATI, (che riguardano anche la nascita di un pensiero che fa credere di aver deciso) ed è quindi, SEMPRE una reazione.

Praticando un’osservazione concentratissima, è possibile rendersi conto che, ad ogni movimento (se reso consapevole con la presenza), giunge un’istante dopo un pensiero che dice “di averlo fatto”. Non è il contrario. In uno stato mentale ordinario, quando siamo dentro la mente che chiacchiera, proietta, progetta, ricorda, confronta, non è possibile accorgersi di questo. Si crede di essere gli autori delle azioni. Invece in un certo senso, “subiamo” tutto. Da quì dovrebbe derivarne una profonda accettazione, poiché sentimenti come rabbia, invidia, orgoglio, paura, non possono più realmente esistere. La mente continua la sua chiacchiera, il corpo esegue i suoi movimenti, ma noi osserviamo questo senza, in realtà, poter scegliere nulla. Questa è la liberazione più grande.

Dunque, quella persona che vuole “afferrare” denaro, poi magari un partner, poi magari una pace definitiva, che non sono altro che oggetti …. non esiste. O meglio, è come un’ombra che appare e scompare. Al di la di questa, esista già un “niente” che fa da sfondo a tutto. Piaceri e dolori si alternano, e su questo non c’è niente da fare. Non si può sfuggire dalla tristezza, dal dolore, dai problemi. La vita continua a fare il suo corso. Sparisce il soggetto e l’oggetto, esiste solo ciò che accade. In ciò che accade tu ne fai parte, perché niente può accadere senza di te che ne fai da testimone. Motivo per cui non puoi esistere INDIPENDENTEMENTE dalla vita … non ne sei dentro, ma ne sei parte integrante.

Quindi, se ne sei parte integrante e non puoi esserne separato (basta osservare con scientificità, non sto facendo discorsi spirituali) tu sei la vita stessa, e non ne sei staccato. Circolazione, respirazione, emozioni, pensieri, movimenti, tutto succede …. e non c’è niente che non vada in questo.
Non potrai, quindi, mai liberarti delle tue inclinazioni e dei tuoi difetti, ma anzi imparerai ad accettarli perché comprenderai che non sono tuoi, perché tu non esisti. Accadono, punto e basta.
Cosa c’è di “superiore” o “supremo” o “metafisico” in tutto questo? Niente di niente. Solo grande semplicità. Una mente pratica che fa quello che deve fare senza crearsi inutili paranoie.

Non esiste più un me, un ego, ma nello stesso tempo quest’ultimo non può che continuare ad interagire, ad infastidirsi, a stupirsi, a gioire, a soffrire …. almeno finché ci sarà il corpo e la mente. Quindi che importanza ha aspirare a qualcosa di più elevato? Basta seguire la propria natura, le proprie inclinazioni, e non ci sarà più spazio per il peso delle responsabilità, dei sensi di colpa, delle delusioni, semplicemente perché non sei colui che agisce. Sei mosso. Lo dimostra anche il fatto che, se provi a star fermo ed essere passivo, non puoi. La vita ti muove, il tuo corpo è mosso.

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