Concetti chiave del libro “I TRUCCHI DELLA MENTE” (scienziati e illusionisti a confronto), di Stephen Macknik e Susana Martinez-Conde

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L’ERRORE DI PERCEZIONE: CREDERE A CIO’ CHE VEDE IL CERVELLO

Uno dei problemi del vedere nasce dalla capacità del cervello di cambiare le informazioni visive percepite per adattarle a concetti o nozioni preesistenti. Le parti considerate più importanti (quelle che forniscono una maggior quantità di dati), o che si ritiene dovrebbero esserlo, vengono effettivamente viste come tali; viceversa, le parti meno importanti, o che si considerano più piccole, vengono viste come se fossero veramente più piccole.
Facciamo un esempio di errore di percezione.

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Nella figura potete vedere un disegno in cui compaiono tre uomini; il primo a destra sembra essere il più alto e grande di tutti, ma in realtà è esattamente delle stesse dimensioni del primo a sinistra e di quello in mezzo. Controllate voi stessi, misurando l’uno e l’altro.
Il fatto è che anche dopo questa verifica continuerete a vedere l’uomo a destra come più alto.

Il motivo di questa errata percezione delle proporzioni sta probabilmente nelle nostre esperienze e nozioni riguardo gli effetti della distanza sulle dimensioni apparenti degli oggetti: sappiamo che tra due oggetti della stessa grandezza, quello situato più lontano appare più piccolo; se ci appare grande uguale significa che nella realtà è parecchio più grande.
Tornando al nostro disegno, ciò che avviene è che il cervello ingrandisce l’oggetto lontano facendo sì che il concetto sia più vero della realtà. Il cervello ESAGERA !
Ed è proprio questo tipo di “Esagerazione” – in cui i concetti verbali memorizzati si sovrappongono alle percezioni visive – a causare gli errori di proporzione che riscontriamo nelle nostre osservazioni.

Una volta compreso che il cervello, a nostra insaputa, muta le informazioni percepite, troveremo la soluzione a molti problemi e impareremo a vedere ciò che sta veramente “là fuori” nel mondo reale, scoprendolo indubbiamente interessante. Considerate comunque che questo fenomeno percettivo (le distorsioni prospettiche operate dal cervello) è essenziale nella nostra vita quotidiana perché riduce la complessità dei dati che riceviamo e ci permette di contare su concetti e nozioni stabili e costanti.

[…]

Una delle migliori armi a disposizione degli illusionisti è la vostra mente, che opera in continuazione tramite predizioni.
La percezione non è un processo di assorbimento passivo ma di costruzione attiva. Quando vedete, udite o percepite qualcosa, le informazioni che vi arrivano sono sempre ambigue e frammentarie. Via via che queste risalgono la gerarchia corticale, ogni area, in base alla sua specializzazione, analizza il flusso di dati e si domanda: questo è ciò che mi aspetto in base alle mie ultimissime esperienze? C’è qualche lacuna che devo colmare all’interno di questi dati? Costituiscono una deviazione rispetto alle mie esperienze passate? Sono conformi a quanto già so sul mondo?
Il vostro cervello paragona in modo costante delle informazioni in entrata con le nozioni che già possiede, che si aspetta o in cui crede; ogni esperienza viene misurata in base alle convenzioni precedenti e alle assunzioni a priori.

… Avete mai fatto finta di lanciare un bastoncino giocando con il vostro cane? Il cane si gira e scatta, aspettandosi che il bastoncino segua la dovuta traiettoria. Questo accade perché i circuiti del suo cervello che si attivano con il movimento reale rispondono anche al movimento implicito. Il suo cervello gli dice che c’è un bastoncino in volo, e lui parte.
Proprio come il vostro cane, anche voi siete tratti in inganno dai movimenti impliciti durante gli spettacoli quotidiani.
Spesso siete vittime inconsapevoli delle indicazioni sociali, dei percorsi e dei processi decisionali convenzionali che siete soliti seguire.
La nostra tendenza a seguire preconcetti e stereotipi rende le false piste più probabili.

Quasi tutte le opere d’arte e gli spettacoli, in effetti, si basano sulla violazione delle aspettative.

Quando andiamo al cinema vediamo le stesse 20 trame ripetersi di volta in volta, e spesso il film ci annoia perché è prevedibile. Ma quando un regista di talento sfida alle nostre attese rimaniamo sorpresi e ci divertiamo. Lo stesso vale per la pittura, la poesia, i romanzi e i grandi numeri di magia.
Purtroppo l’automatismo delle tradizioni può metterci nei guai…
Il punto è che le persone tendono a non mettere in discussione le bugie che non hanno ragione d’essere. Ma perché la gente non mette in discussione le assunzioni implicite?
Il fatto è che tali assunzioni sono già state vagliate ed etichettate come fatti comprovati. Inoltre ” pensare è dispendioso”: richiede attività cerebrale, che a sua volta richiede energia; e l’energia è una risorsa limitata.
Ma soprattutto, pensare sottrae tempo e attenzione ad altri compiti, come procacciarsi il cibo, trovare una compagna, stare lontani dai guai. Più riusciamo ad archiviare le cose come fatti, più riusciamo a concentrarci su questioni più urgenti. Meno ci domandiamo se quell’oggetto o quella persona è davvero come ce l’hanno descritto, meglio stiamo.

L’abitudine, o meglio l’abituazione, si instaura attraverso un processo neurale detto plasticità sinaptica: noi non ci domandiamo ogni volta se gli occhiali abbiano le lenti oppure no: l’esperienza ci ha  insegnato che possiamo presumere con una certa sicurezza che tutti gli occhiali siano dotati di lenti, e i percorsi sinaptici sono abituati a un tale fatto. Non abbiamo più bisogno di toccare gli occhiali per averne la certezza.
Una volta abituati a un aspetto del mondo esterno, questo diventa una monotona e apparentemente immutabile componente del nostro tessuto esistenziale. Un elemento stabile, affidabile e persistente. Ecco perché i truffatori preferiscono, quando possono, affidarsi alle vostre tacite preso posizioni anziché ha delle spiegazioni esplicite.


La tecnica della ripetizione apparente consiste, in definitiva, nell’introdurre false aspettative: ad ogni nuova ripetizione suscita nuove aspettative, distruggendole proprio quando state cominciando a capire.
Ad es. un mago esegue un gioco usando il metodo numero uno, e voi elaborate una teoria su come abbia fatto. Poi lui in apparenza (non sul serio) esegue di nuovo lo stesso gioco, e voi vi mettete alla ricerca di quel particolare segno rivelatore che confermerà la vostra teoria. Ma quel segno ora non c’è, e la teoria si rivela sbagliata. Pazienza, ne elaborate un’altra. Il mago però esegue di nuovo il trucco (in realtà sembra nuovo ma è sempre lo stesso) e… uffa! Anche la seconda teoria è sbagliata; mentre cercate di vedere sulla vostra ipotesi tenga, vi accorgete che il metodo del mago vi chiude tutte le porte, cioè azzera le vostre spiegazioni mostrandovi l”apparente ripetizione dello stesso spettacolo.

Un modo per sviare l’attenzione è suggerire delle informazioni fittizie introducendo, per mezzo di segnali particolari, dei dati irreali, indulgendo false percezioni, instillando nel cervello ingannevoli preconcetti.

I bambini, di solito, sono più difficile da ingannare proprio perché non hanno particolari preconcetti sul mondo. È vero che pensano che ci siano persone in grado di smaterializzare una moneta (per loro si tratta solo di un adulto che sposta delle monete da un posto all’altro, o che fa scomparire delle carte), ma ciò che desiderano soprattutto vedere sono delle cose difficili e divertenti, come un triplo salto mortale dove il saltatore ripiomba a terra con i calzoni strappati sul di dietro.
I bambini, a volte, sono difficili da ingannare perché non sono abbastanza sofisticati: non hanno ancora un’idea strutturata della probabilità e dell’impossibilità; il loro fare previsioni, il livello delle loro aspettative, le loro attese non diventano violabili allo stesso modo in cui accade per gli adulti.
Può accadere, per esempio, che davanti a uno stesso evento essi lo guardino più a lungo, con più attenzione cogliendo le sottili differenze.
I neonati e i bambini piccolissimi, inoltre, hanno un modo diverso di fare attenzione e di mentire rispetto agli adulti, e hanno anche un diverso senso del tempo. In un sistema di circuiti maturo l’attenzione funziona come un faro che illumina gli oggetti uno per volta; nei bambini l’attenzione somiglia invece più a una lanterna di diffondere la sua luce tutt’intorno… Gli adulti riescono a seguire velocemente le istruzioni e a concentrarsi, il che è straordinario, ma a quanto pare, i bambini sono più bravi ad annotare tutto ciò che accade attorno a loro, il che è abbastanza comprensibile: se non sai come funziona il mondo, come fai a capire dove dirigere l’attenzione? Provi a interessarti ad ogni cosa.

Questo si riallaccia ad un altro discorso: l’attenzione dipende dall’attivazione di neuroni inibitori, i quali sopprimono altri neuroni presenti nelle regioni visive circostanti che potrebbero distrarsi.
Ogni volta che vi concentrate su qualcosa contemporaneamente sopprimete i potenziali fattori di distrazione nell’ambiente circostante. Più siete concentrati, più aumenta l’attivazione del vostro centro dell’attenzione e l’inibizione percettiva della regione circostante. Alcuni studi suggeriscono che i bambini non sopprimono bene come gli adulti i fattori di distrazione: essi ricordano sovente anche quei dettagli che l’adulto ignora.
Inoltre sotto i cinque anni è diversa anche la percezione del tempo.

Il mondo è ben organizzato: a quell’età non proiettano ciò che penseranno o proveranno di lì a poco; non hanno l’idea di un pensiero logico guidato internamente, né sembrano capaci di anticipare i propri stati futuri.
Dopo cinque anni cominciano a sviluppare un senso della continuità temporale, e quello di un flusso di coscienza che scorre ininterrotto con al centro un sé unitario. I maghi hanno bisogno di queste funzioni per far sembrare magici i loro effetti: senza questi processi sviluppati, infatti, non avremo un forte senso della relazione causa-effetto , quindi, non esisterebbero neppure delle regole inviolabili da violare.
Prima dei cinque anni la vita è tutta una magia: cosa può significare un trucco in più? Abbiamo spesso chiesto ai maghi da che età i bambini cominciano ad apprezzare e comprendere la magia. La risposta è quasi sempre cinque anni. Quali sono dunque i trucchi che attraggono i bambini sotto i cinque anni?
I trucchi, per funzionare con i bambini, devono inserirsi nelle conoscenze di base che questi hanno del mondo. [Estrarre una moneta dall’orecchio è profondamente magico: per tutta la loro vita i bambini hanno usato le orecchie per ascoltare, ma produrre denaro non è un tratto tipico dell’orecchio umano, perciò l’uscita della moneta dall’orecchio di un bambino è per lui subito magia]
Se ci pensate bene, questo ha perfettamente senso: veniamo colti da una sensazione magica proprio quando le nostre aspettative sono disattese. Ciò che è sorprendente è piuttosto lo sforzo necessario al cervello per creare un’aspettativa. Occorrono anni di studio incessante per sviluppare delle aspettative corrette sul mondo che ci circonda.

[…]

Gli illusionisti sono dei grandi manovratori della cognizione umana. Sanno dirigere meccanismi cognitivi molto sofisticati come l’attenzione, la memoria e la differenza causale, usando uno sconcertante miscuglio di manipolazioni visive, uditive, tattili e sociali. Le illusioni cognitive da loro create, diversamente da quelle visive, coinvolgono funzioni cerebrali superiori.

L’attenzione coinvolge una grande quantità di processi cognitivi. Se osservate in modo diretto ciò su cui il vostro interesse è focalizzato, l’attenzione si dice esplicita; se invece state guardando qualcosa ma in realtà prestate attenzione a un’altra, la vostra attenzione sarà nascosta, cioè indiretta (ad es. l’attaccante che distoglie intenzionalmente l’attenzione del portiere guardando in una direzione diversa da quella del tiro effettivo); in altre parole potete dirigere lo sguardo altrui o indurre una persona a concentrarsi su qualcosa (attenzione congiunta) semplicemente fissando voi stessi tale oggetto.
Siamo dotati di un ” raggio di attenzione” che restringe la quantità di informazioni e possiamo cogliere all’interno di una certa porzione di spazio percettivo. Quando siamo concentrati su qualcosa è come se la nostra mente puntasse un faro: ignoriamo in modo attivo qualsiasi altra cosa succeda all’esterno del fascio di luce proiettato dalla nostra attenzione, generando una sorta di ” visione tunnel”.


Molti dei circuiti cerebrali che governano i movimenti degli occhi si attivano quando spostiamo all’attenzione nello spazio circostante: i circuiti dei movimenti oculari sono infatti deputati a farsi spostare agli occhi verso particolari aree dello spazio visivo, ed è logico quindi pensare che gli stessi circuiti servano anche a governare il nostro raggio di attenzione. Stabilire tramite l’attenzione che cosa sia interessante nel mondo è di sicuro cruciale per decidere dove puntare, via via, lo sguardo.
Gli illusionisti lo sanno molto bene e controllano i nostri occhi e la nostra attenzione come marionette appese a un filo.

Un’attenzione eccessiva può essere dannosa. In quanto creature sociali ci troviamo spesso ad elaborare informazioni visive senza guardarci apertamente in volto, per evitare di sembrare minacciosi. La nostra capacità di prestare attenzione senza che gli altri se ne accorgano nasce dalla circostanza sociale di non voler far sapere alle persone che le stiamo osservando.

L’attenzione è inoltre legata alla memoria a breve termine e alla capacità di sintonizzarsi sugli avvenimenti esterni. Talvolta ci sono stimoli così forti o importanti che è impossibile non prestarvi attenzione; stimoli del genere fruiscono dal basso verso l’alto (bottom-up), dai sensi primari ai livelli superiori di analisi cognitiva: si chiama cattura sensoriale.
In altri casi invece dirigiamo l’attenzione intorno a noi dall’alto verso il basso (top-down) (i segnali passano dalla corteccia prefrontale – l’amministratore delegato delle nostre reti attributive – ad altre regioni che contribuiscono a elaborare informazioni… l’attenzione è qui come un faro controllato direttamente). Più è grande la nostra memoria di lavoro (o a breve termine) più siamo in grado di resistere alla cattura sensoriale.

Più rafforzate l’attenzione nel centro del fuoco attetivo, più la inibite nelle restanti aree del campo visivo.
Naturalmente il centro del fuoco attentivo sarà esattamente dove l’illusionista vuole che guardiate, perché lì non succederà niente di particolarmente interessante. Le aree che circondano il fuoco della vostra attenzione, quelle dove realmente si svolge l’azione, sono ora convenientemente soppresse dal vostro cervello: gli eserciti di neuroni che inibiscono la percezione in quelle regioni sono potenti alleati del mago.

Non c’è bisogno di essere dei maghi per deviare l’attenzione.
Quando una conversazione sconfina su un argomento spiacevole è istinto comune cambiare argomento. Di solito l’interlocutore ci asseconda, come se non avessimo mai sfiorato l’argomento tabù.
La misdirection è la capacità di sviare l’attenzione.
Per controllare l’attenzione ci si può servire di cornici. Le cornici sono finestre spazio-temporali create per circoscrivere l’attenzione.
Una cornice può essere grande come un’intera stanza, come la superficie di un tavolo o piccola come un biglietto di visita. ” È impossibile non guardare nella cornice – spiega un noto illusionista- io uso movimento, contesto e ritmo per creare ogni cornice e controllare la situazione”.
Se l’attenzione di un soggetto è catturata in una cornice le manovre che si svolgono all’esterno sfuggono facilmente alla percezione. I truffatori controllano in maniera costante l’attenzione delle vittime, come i maghi controllano l’attenzione degli spettatori… si tratta di forzare l’orientamento del nostro fascio d’attenzione verso un punto particolare in un momento particolare.
Quando vedete un oggetto nuovo, luminoso, appariscente o in movimento la vostra attenzione è guidata dall’incremento di attività nel sistema sensoriale ascendente; quindi le informazioni salienti risalgono dai vostri sensi verso i livelli superiori del cervello, e sarete molto attratti dall’oggetto. I neuroscienziati la chiamano cattura sensoriale, gli psicologi cattura attentiva esogena, i maghi misdirection passiva. Mentre voi siete concentrati sulla colomba in volo, il mago ne approfitta per eseguire qualche manovra furtiva; è passiva perché il lavoro vero lo fate voi, il mago predispone solo le condizioni…
Sapete già che quando si è concentrati su un punto preciso dello spazio, i neuroni che devono elaborare le informazioni circostanti sono inibiti: quando due azioni della stessa rilevanza hanno inizio simultaneamente quella che cattura la nostra attenzione è l’azione che notiamo per prima (effetto priming); non solo diventa più saliente, ma fa sì che l’altra perda importanza e venga soppressa.
Inoltre gli stimoli inattesi intensificano la risposta delle aree cerebrali preposte alla distribuzione dell’attenzione, a scapito di quelli presenti nel resto del campo visivo.


Un oggetto, inoltre, acquista più risalto quando dirigiamo la nostra attenzione in modo attivo, cioè quando ci sentiamo coinvolti, pienamente partecipi.
Questo è un caso di misdirection attiva, o cattura attentiva endogena.
I professionisti usano anche altri metodi per confondervi le idee: con la parlantina cercano di far rinascere in testa un dialogo interno, una conversazione con voi stessi su ciò che sta succedendo; questo crea una grande confusione, rallenta i vostri tempi di reazione e vi porta a dubitare dei vostri stessi pensieri.
Altri usano l’umorismo per distrarre l’attenzione dai passaggi cruciali, approfittando del calo di attenzione che segue solitamente una battuta.

In molti effetti magici l’azione segreta accade quando voi credete che il trucco non si è ancora iniziato, o che sia già finito. E la misdirection  temporale.
Si può ricorrere a una dilazione dei tempi fra messe in opera dell’azione segreta ed effetto, così da impedire in via definitiva la percezione del legame causale fra i due momenti. Questo particolare tipo di misdirection è chiamato ” parentesi di dimenticanza“: significa essenzialmente separare il metodo dal risultato, la causa dall’effetto.
La separazione, che si frappone tra il metodo e l’effetto, interrompe il processo di ricostruzione logica.
Sarà dura per lo spettatore ricostruire mentalmente quel che è davvero accaduto e capire la collocazione del finto trasferimento.

Un altro paradigma cognitivo è quello dell’abitudine-disabitudine. Abituando lo spettatore a un’azione ripetuta lo si annoia un po’, cullandolo in un falso senso di sicurezza in quanto pensa di aver capito ciò che sta succedendo. E poi, bam! Il metodo cambia, irrompe un colpo di scena e accade la magia.
Ciò che entra in gioco qui è una variazione di intensità nelle connessioni neurali. Quando c’è l’abitudine i neuroni inviano una quantità inferiore di segnalatori chimici – neurotrasmettitori – ai neuroni con cui sono connessi, diminuendo così la risposta verso il basso. Quando la stessa connessione si disabitua, i neuroni segnalatori tornano a inviare neurotrasmettitori in grande quantità, ristabilendo così un alto livello di risposta nel neurone a valle che riceve il segnale. In poche parole è possibile spostare con eleganza i neuroni degli spettatori dalla modalità di abitudine a quella di disabitudine: le ripetizioni iniziali portano nel cervello uno stato di abitudine annebbiata ma poi, il brusco colpo di scena, ci disabitua con uno strabiliante effetto speciale.

Un professionista qualifica ogni manovra necessaria mascherandola con un’intenzione convincente; è ciò che si chiama ” dare qualità al movimento”

I neuroscienziati sanno perché queste azioni-civetta riescono a ingannarci così bene: è per via di un particolare tipo di cellule cerebrali chiamate neuroni specchio. Esse sono come un occhio della mente: ci consentono, più o meno a piacimento, di evocare mentalmente qualsiasi entità visibile o descrivibile per immagini.
Ci danno anche l’impressione di un orecchio della mente, con cui richiamiamo alla memoria canzoni, voci e suoni che ci sono familiari; e in maniera analoga esiste un ” corpo della mente”, ossia la rappresentazione virtuale chi il cervello crea della nostra persona fisica.
Quando pianifichiamo cosa cucinare per cena, o sogniamo ad occhi aperti le gesta eroiche che vorremmo  compiere, o riviviamo il ricordo di una situazione umiliante subita in palestra simuliamo in modo virtuale quelle stesse azioni nel nostro corpo mentale. E’ uno strumento psichico inestimabile per programmare ed eseguire azioni, acquisire competenze motorie e conservarle nella memoria. I neuroni specchio sono una componente importantissima del nostro corpo mentale perché ci aiutano a capire azioni e intenzioni altrui: le viviamo e le assumiamo per mezzo del nostro corpo mentale.
Molti dei neuroni che si attivano quando beviamo, si attivano anche quando vediamo qualcuno bere. Il nostro cervello fa una previsione e ne stimola gli effetti, in modo automatico e di solito inconsapevole. I neuroni specchio sono una componente cruciale della nostra intelligenza sociale: grazie a loro siamo in grado di comprenderci gli uni con gli altri, imitarci, imparare, insegnare. Ma possono anche trarci in inganno. Una persona può camuffare un’azione con un’altra, o simularne una in modo convincente senz’eseguirla realmente; in questo caso i nostri neuroni specchio ci forniscono  false interpretazioni di ciò che sta in realtà accadendo.

I meccanismi dell’attenzione congiunta consentono di condividere le esperienze di un’altra persona seguendo la direzione del suo sguardo o le sue indicazioni testuali. Un deficit a livello di attenzione congiunta è un sintomo comune a molti pazienti affetti da autismo. I soggetti autistici tendono a non guardare nessuno in viso, neppure gli attori dei film, né i soggetti delle fotografie.
L’aspetto curioso è che questi soggetti, insensibili alle misdirection, potrebbero essere più inclini a cogliere i trucchi o le manovre nascoste, in principe, segrete.
Facciamo un test.

Diversamente dalle persone affette da autismo, nell’osservare una fotografia tendiamo a orientare lo sguardo e l’attenzione sui volti, a scapito però di altre informazioni potenzialmente interessanti. Avete notato qualcosa di strano in questa immagine?
Se guardate con maggiore attenzione vedrete che la bambina ha un dito in più nella mano destra. Gli osservatori autistici possono essere più veloci nel notare dettagli come questo, perché la loro attenzione non si fissa sui volti.

Fra i vantaggi evolutivi del possedere un fascio d’attenzione dissociato dal centro dello sguardo c’è il miglioramento della nostra capacità di ingannare gli altri. Un fascio d’attenzione mobile, svincolato e orientabile in una direzione diversa da quella dello sguardo, permette di non far capire dove sia puntata alla nostra attenzione – verso una potenziale fonte di cibo, o un compagno desiderabile.
Il prezzo da pagare, in questo sistema, è la diminuita definizione delle informazioni fuori della fovea. Di conseguenza, nascondere i propri segreti interesse alle persone di chi circondano può essere un limite per la nostra capacità adattativa. Molte altre specie usano l’inganno per massimizzare la sopravvivenza e il successo riproduttivo. Alcuni uccelli simulano un’ala rotta per attrarre un predatore lontano dal proprio nido, una forma di misdirection: la simulazione di debolezza è una vecchia strategia usata anche dagli uomini in battaglia. Scriveva Sun-Zu ne l’arte della guerra: fondamentale in tutte le battaglie è lo stratagemma. Quindi se sei capace, fingi incapacità; sedativo, fingi in attività; se vuoi attaccare in un punto simula di essere arrivato presso l’obiettivo. Offri al nemico un’esca per attirarlo; fingi disordine fra le truppe, e colpiscilo.

Anche altri animali usano il mimetismo e l’arte di camuffarsi al fine di ingannare: alcune farfalle non velenose hanno sviluppato sulle ali disegni identici alle specie che lo sono, per tenere lontani di uccelli predatori.

[…]

Un’altra forma di sviamento dell’attenzione è quella che induce la cecità da disattenzione.
A causa di quest’ultima non notate un oggetto in piena vista, dato che la vostra attenzione è stata deviata altrove, e il fenomeno appartiene al modo in cui il vostro cervello vede ed elabora le informazioni.
Strettamente collegato a questo processo è la cecità al cambiamento: si verifica quando una variazione all’interno di una scena può passare del tutto inosservata. Questo accade ad es. quando la vostra mente non riesce a ricordare qualcosa che ha appena visto.

Vediamo il test di Pickover

Gioco della Lettura del Pensiero, cercherò per un’ attimo di controllare la tua mente o meglio il tuo pensiero.

Scegli una delle carte in basso ed io sarò capace d’indovinare, mi raccomando non cliccare sulla carta da te scelta altrimenti la mia  risposta non sarà valida.

Rilassati, effettua la  scelta quando sei pronto  lettura del pensiero entro pochi secondi la soluzione…….

lettura del pensiero

E’ stata rimossa la tua carta ! Abbiamo indovinato la tua carta nel box qui sopra?

Oppure c’è una spiegazione più semplice?

Vi arrendete?

Guardata ancora una volta le carte nel box precedente e confrontatele con le cinque carte del nuovo link . Notate qualche differenza?

Siete state vittime della cecità al cambiamento: un cambiamento, anche notevole, può rimanere del tutto invisibile finché non guardate di nuovo, con altri occhi.

Studi sulla cecità al cambiamento hanno rivelato che i cambiamenti più drastici in una scena passano inosservati se si verificano durante un’interruzione temporanea.
La cecità è comune anche durante i tagli e le panoramiche di un film: un bicchiere di vino, vuoto in una scena, può essere pieno nella successiva; con ogni probabilità nessuno se ne accorgerà. Anche i cambiamenti lenti e graduali sono difficili da notare, soprattutto se l’attenzione non è focalizzata sul concetto: interi edifici, barche, persone e altri oggetti assai visibili possono apparire e scomparire sotto i vostri occhi senza che ve ne accorgiate, sullo fanno abbastanza lentamente. Verrebbe da aggiungere che tantissime cose, nella nostra vita quotidiana, cambiano in modo graduale senza che ce ne accorgiamo: i piccoli acciacchi, i dolori e Le debilitazione che invadono il nostro corpo mentre a poco a poco indichiamo sarebbero intollerabili se assalisse ero bruscamente un sano ventenne; mentre su di noi questi cambiamenti entrano di soppiatto senza che ce ne diamo troppa pena. Anche altri aspetti della nostra vita, del nostro lavoro e delle nostre relazioni possono cambiare, peggiorare o migliorare in maniera così graduale da passare inosservati.

[…]  

Il multitasking o la cecità da disattenzione può creare problemi nella vita quotidiana. Quante volte, per strada, vi siete scontrati con qualcuno cellulare?

… Pensate di poter inviare un SMS mentre guidate? O di ascoltare musica mentre compilate il 730, o di twittare mentre guardate una partita di calcio? Credete di poter scrivere un e-mail, fare un solitario e controllare l’andamento del mercato azionario mentre litigate con vostra moglie?
Non siatene troppo sicuri.
Un decennio di ricerche mostra oltre ogni ragionevole dubbio che il multitasking, ossia la capacità di fare più cose contemporaneamente in modo preciso ed efficace, è un mito: il nostro cervello non ha configurato per seguire due o tre cose insieme. È progettato per rispondere a uno stimolo per volta.
Le ricerche mostrano che chi è bombardato dalle informazioni elettroniche non riesce a prestare attenzione ai dettagli, a usare la memoria o a selezionare gli argomenti: a differenza di chi si dedica con cura ha un compito alla volta. I multitasker cronici sono attirati dagli stimoli più insignificanti. Li distrae tutto. Non possono ignorare alcunché, hanno difficoltà a ricordare, e la loro capacità di autocontrollo è indebolita; faticano nell’apprendimento di nuove abilità o a reperire specifiche informazioni.
Quando ci obblighiamo a fare più cose tutte insieme, anche se sul momento ci sentiamo più efficienti, nel lungo periodo finiamo per esserlo meno.
Gli esperti delle misdirection , sfruttando il divide et impera,  dividono la vostra attenzione per impedire che in un dato momento vi concentrate su un determinato aspetto.

[….]

Molti mentalisti   riescono a raccogliere numerosi dettagli attraverso la pratica della consapevolezza situazionale: si tratta di percepire tutto quello che sta succedendo nello spazio immediatamente circostante, comprenderne il significato e prevedere cosa potrà accadere subito dopo. Questa abilità richiede un’attenzione seriale.

[…]

… Il vostro cervello integra la visione e il suono in un’unica percezione.
L’effetto Buba-Kiki è stato descritto per la prima volta nel 1929 da Wolfgang Kohler.
Osservate le due forme: quale chiamereste Buba e quale Kiki?

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La maggioranza delle persone identifica la forma arrotondata come Buba (che richiama un suono morbido) e quella spigolosa come Kiki (suono più tagliente)

[…]

Le illusioni della memoria nascono dal bisogno umano di dare un senso al mondo. Immaginiamo un evento e aggiungiamo i particolari mancanti possiamo ricordare fatti diversi da quelli avvenuti in realtà, o fatti che non hanno mai avuto luogo.

E’ la nostra immaginazione che rinsalda le associazioni.

La creazione di un falso ricordo è nota nelle scienze cognitive come effetto di disinformazione. In altre parole, presentare informazioni ingannevoli riguardo a un evento appena caduto induce nelle persone un ricordo meno preciso dell’evento originale. Una storia in apparenza coerente e raccontata con sicurezza viene ricordata molto più facilmente di una rapida successione di labili impressioni visive.

Una falsa informazione può trasformare i ricordi in modo prevedibile e talora molto potente. La costruzione di un falso ricordo ha luogo quando il cervello ricombina un vero ricordo con il contenuto delle suggestioni ricevute da altre persone. Si tratta di un classico esempio di confusione delle fonti, fenomeno che i maghi (e  non solo) trovano piuttosto utile.

La nostra memoria ci sembra un’entità unica, ma è un’illusione. In realtà è composta da più sottosistemi che lavorano in concerto, per darci il senso di una totale padronanza del nostro passato.
A un livello biologico più profondo tutti i ricordi sono fallibili. La rievocazione dell’evento passato non è come riavvolgere le immagini di una videocassetta mentale; è più come raccontare una lunga barzelletta udita una sola volta: ne rammentiamo qualche passaggio chiave, qualche frase significativa, il significato in generale, ma nonno l’ordine esatto delle parole. Nel ripetere la stessa storia a un’altra persona, la ricostruiamo a modo nostro. Siamo liberi di abbellirla, di colmare le lacune per renderla scorrevole. Magari ne ripetiamo alla lettera qualche passaggio fondamentale, ma il resto lo raccontiamo con parole nostre. Allo stesso modo, quando un nuovo ricordo si deposita nel cervello ciò che viene codificato è in realtà una rara Costellazione di dettagli soggettivi e passaggi significativi. Più avanti, nel rievocare il ricordo, il nostro cervello ricostruisce l’esperienza originale sulla base di quell’impalcatura. Nell’istante in cui riaffiora alla mente il ricordo ci sembra una registrazione fedele dei fatti, ma solo in piccola parte i suoi contenuti sono davvero precisi. Il resto è una qualche riserva di materiale di vario genere, sfondi, comparse, filmati d’archivio che il cervello compone per mezzo di un processo inconscio detto confabulazione.
Da qui in poi tutto si complica e si confonde, trasformando i ricordi. Talvolta un elemento che è stato confabulato (ossia inventato) nel richiamare alla memoria un certo episodio, può diventare un vero e proprio ricordo alla successiva rievocazione di quello stesso episodio. E con formulazioni possono dunque trasformarsi in tratti permanenti delle nostre memorie, e di venire di fatto identiche ai ricordi reali.
I ricordi sono schizzi appena abbozzati del passato. O meglio, sono abbozzi di abbozzi di abbozzi… e ogni rievocazione può introdurre nuovi errori.

Quello che ricordiamo di un episodio, al massimo, l’accuratezza dell’ultima volta in cui l’abbiamo ricordato.
Le cosiddette “ istantanee mentali” – delle specie di fotografie mentali di eventi traumatici o significativi che ci appaiono vivide e dettagliate – sono piuttosto comuni: lo stesso atto di rievocare queste istantanee può alterarle in modo significativo.
J. Cercas commenta questa particolare confusione delle fonti dei ricordi scrivendo: ” ognuno di noi detesta essere derubato dei suoi ricordi, che in fin dei conti rappresentano ciò che siamo; così taluni preferiscono i propri falsi ricordi alla realtà storica, e continuano a ricordare di aver visto qualcosa di reale anche se si trattava di un evento immaginario.

La confusione delle fonti accade perché l’essere umano ha grandi difficoltà a determinare la fonte delle sue informazioni. È difficile ricordarselo, perché la fonte delle nostre informazioni ci sembra meno importante del contenuto. Ecco perché la pubblicità è così efficace nello spazzare un prodotto come il migliore sul mercato. Come ovvio la fonte non è imparziale (la pubblicità viene pagata dall’azienda produttrice) ma, se ascoltiamo a più riprese dopo un po’ cominciamo a crederci. Questo è uno dei motivi per cui la propaganda di parte gioca un ruolo importantissimo nel formare l’opinione pubblica (i candidati che ricevono più fondi hanno un vantaggio enorme)

I falsi ricordi possono essere devastanti.
La psicologa Elizabeth Loftus dell’Università della California, un’autorità per quanto riguarda la malleabilità della memoria, è nota per aver dimostrato negli anni 90 come alcuni psichiatri e altri professionisti della salute mentale impiantassero nella mente dei pazienti ricordi ” repressi” (e poi recuperati). Una donna sotto ipnosi si era convinta per esempio di aver rimosso il ricordo di alcuni eventi traumatici del suo passato, come l’appartenenza a una setta satanica, episodi di cannibalismo su bambini e di sesso con animali, l’aver subito uno stupro e l’essere stata costretta ad assistere all’omicidio di un amico di otto anni. Dopo aver parlato con altri terapeuti, ed essersi resa conto della manipolazione subita, denunciò lo psichiatra ottenendo un indennizzo economico sostanzioso.

I falsi ricordi sono tuttavia abbastanza comuni, e il più delle volte innocui. Possiamo ricordare di aver votato in elezioni cui non abbiamo partecipato, di avere elargito in elemosina più di quanto abbiamo davvero donato, che i nostri figli abbiano camminato e parlato molto prima di quanto sia accaduto nella realtà; o di aver stretto la mano di bus bunny a Disneyland.

… Gli illusionisti sanno che i ricordi sono fallibili, e che più tempo passa peggio è. Contano sul fatto che la vostra cattiva memoria vi impedirà di ricostruire con esattezza ciò che è accaduto sul palco. Sappiatelo, e annotatevi le informazioni e le conversazioni più importanti subito dopo che si sono svolte.

[…]

La percezione di un movimento non ha origine da un’azione realmente compiuta nel mondo, ma ha luogo quando i neuroni deputati all’elaborazione del movimento vengono attivati da specifiche variazioni nella quantità di luce che colpisce la retina.
Di seguito potete notare come alcuni motivi immobili generano la percezione illusoria di un movimento.

L’illusione dei serpenti rotanti (Akiyoshi kitaoka)

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http://www.ritsumei.ac.jp/~akitaoka/rotsnake.gif

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