3 ESERCIZI DI PNL PER RICONOSCERE/SUPERARE UN SINTOMO

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TECNICA I.T.E (Inspira, Trattieni, Espira)

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Partiamo dal presupposto che l’uomo è un essere biologico che non desidera crearsi degli impedimenti o distruggersi, ma desidera conservarsi e migliorarsi attraverso la comprensione dei segnali che arrivano dall’ambiente in cui vive.  Tra i numerosi segnali che attirano l’attenzione vi sono anche i messaggi che inviati dal nostro stesso corpo, i sintomi.

Per comprendere il significato di un particolare sintomo dobbiamo chiederci: che cosa mi vuole comunicare precisamente questo sintomo, dandomi un segno così chiaro?

In PNL i sintomi hanno un’intenzione positiva che deve essere adeguatamente riconosciuta dall’individuo. Se dunque un sintomo ha in sé un’intenzione positiva, allora la limitazione che noi avvertiamo attraverso il messaggio del sintomo dipende solo dalla visione troppo angusta che abbiamo all’interno di una cornice troppo piccola.

In una cornice più ampia, invece, il sintomo osservato non va più considerato isolatamente, ma viene preso in un contesto di vita più ampio, nel suo rapporto con le altre parti. Così, per es., sperimentiamo:

– una parte di noi che la mattina vorrebbe starsene a letto più al lungo ed entra così in conflitto con la parte che invece vorrebbe essere puntuale;

– una parte che mangia o beve volentieri più del necessario e un’altra che ci tiene alla moderazione;

– una parte che vorrebbe andare a passeggio, e un’altra che invece preferisce stare a casa a guardare la televisione..

– ecc.

Secondo la PNL ogni parte del sistema ha una propria consapevolezza e cerca di raggiungere il suo scopo, e questo non è contrario con la persona nel suo insieme, ma concorre a una finalità complessiva. Tutte le parti perseguono l’intenzione positiva di convivere armonicamente fra di loro, in un rapporto equilibrato.

I quest’ottica i sintomi sono i messaggeri di parti di personalità (anche gli organi lo sono) che ci fanno sentire perché le loro richieste, spesso giustificate, ricevono troppa poca attenzione, o troppo poco rispetto.


L’unico modo di difendersi da questa mancanza di considerazione è inviare dei segnali che richiamano l’attenzione, come per esempio dolori, paure o malumori.

Il nostro scopo è: riconoscere il messaggio del sintomo, rifletterci sopra, prendere una nuova decisione.

PRIMO ESERCIZIO

Come primo esercizio cercate di scoprire da soli l’intenzione positiva del vostro “messaggero”. Avvertite forse dolore alla nuca, prurito agli occhi, irritazioni alla pelle, stanchezza, pesantezza, mal di schiena, stress o inquietudine interiore…? Quale significato può avere questo messaggio corporeo?

Invece di trascurarlo e pensare subito ad altro, concentratevi maggiormente sulle sensazioni che percepite e riflettete su questi segnali interiori…

SECONDO ESERCIZIO

Il secondo esercizio è un po’ più lungo e complicato perché si pone l’obiettivo di fare un reframing (reincorniciamento), considerando il sintomo come il “grido di aiuto” di una parte della vostra personalità. Si tratta comunque sempre di dare attenzione ai bisogni che quel sintomo esprime.

1) Innanzitutto chiudete gli occhi e pensate al sintomo che vi tiene occupati adesso. Rivolgete la vostra attenzione ai dettagli:

– In quale punto preciso del vostro corpo lo sentite? Che temperatura e che struttura ha? [submodalità cenestesiche]

– Ha una forma? Che dimensione e che colore ha? [submodalità visive]

–  Ha un suono o una voce? [submodalità uditive]

– Vi vengono forse in mente altri particolari a questo proposito?

2) Ora cercate di superare la vecchia cornice interpretativa (il vecchi modo di analizzare i vostri sintomi) e provate ad agire contro le vostre normali abitudini mentali. In altre parole cercate di rinforzare (mentalmente, cioè attraverso la vostra immaginazione) il sintomo o di renderlo (sempre mentalmente) più spiacevole. Prestate molta attenzione a come lo fate e procedete con molta “cautela”!  Cambiate il modo in cui il sintomo agisce solo nella misura che vi sembra sopportabile. In quel passaggio si tratta solo di capire il principio del cambiamento. Ora riflettete su quale submodalità state impiegando per rinforzare il sintomo… E’ più il colore o più la temperatura? O forse è la forma? Prendete appunti in proposito.

3) Adesso invece procediamo arrivando a una conclusione inversa: quello che potete rinforzare lo potete anche indebolire.

– Cambiate le submodalità di modo che il sintomo diventi più debole… In altri termini modificate le caratteristiche visive (colori, dimensioni,  contorni, distanza, posizione, dinamica del movimento, ecc.), uditive (suoni, voci, rumori, volume, chiarezza del suono, direzione di provenienza, ritmo, ecc.),  cenestesiche (sensazioni, nel petto, nella pancia, nelle spalle, nelle braccia, ovunque, è di espansione o di contrazione, in superficie o in profondità, calda, fresca, bollente, ecc.) e olfattive/gustative (odori, profumi, sapore dolce, amaro…).

Di solito le submodalità più incisive per i sintomi fisici sono quelle cenestesiche…

4) A questo punto, dopo aver indebolito il vostro sintomo, fate qualche domanda alla parte che sta dietro al sintomo stesso…

Ad esempio, se il sintomo è il mal di testa, chiedetevi: “Tu, parte buona che mi hai mandato questo mal di testa, vorresti comunicare con me? Vuoi farti riconoscere come parte e comunicarmi qualcosa? Mi vorresti comunicare qualcosa?”

Accettate le risposte spontanee che questa parte vi invierà durante il dialogo interno.

Se non doveste ricevere subito una risposta, allora probabilmente avete scelto un modo di esprimervi non adeguato (per esempio: Maledizione! Ancora questo dolore! Questa stupida schiena!)

Perciò, anche se non vi riesce facile ripetete il tentativo con modi più cortesi e amorevoli, finché non otterrete una risposta… La risposta può arrivare anche metaforicamente, con il sorgere di un’intuizione, di una sensazione, un’idea improvvisa…

TERZO ESERCIZIO

1) visualizzate il sintomo, il messaggero, sul vostro “schermo mentale”. Come sono la sua forma, colore, grandezza…?

– Adesso saltate o entrate nella parte che vi ha inviato il sintomo. Fate come se foste questa parte, per quanto assurdo vi possa sembrare.

– Ora avete cambiato posizione percettiva e guardate voi stessi, con gli occhi della parte sintomatica.

– Date un nome a questa vostra parte, per esempio: “Io mi chiamo mal di testa”

– Che cosa provate se adesso percepite la vostra parta in questa prospettiva? Che cosa sapete fare particolarmente bene, quali sono le vostre capacità?

Forse otterrete proprio questa risposta: “Io ho la capacità di inviare dei mal di testa così forti perché questa persona si deve sforzare ancora di più per finire il suo lavoro”.

– Che cosa secondo voi vi motiva, in quanto parte, a questo comportamento?

Una possibile risposta della parte potrebbe essere: “Desidero che questa persona sia ancora più esausta, perché interrompa finalmente il lavoro e si riposi”.


2) Cambiate di nuovo la posizione percettiva e diventate di nuovo voi stessi. Adesso avete conosciuto l’intenzione positiva, cioè quello che la parte vorrebbe fare per voi.

– Ora si tratta di cercare nuove possibilità di soddisfare, con modalità di comportamento alternative, il bisogno profondo, cioè ‘intenzione positiva della vostra parte.

Riflettete su altri modi possibili di rispondere all’intenzione positiva.

– Considerando le nuove modalità di comportamento, fate attenzione a non perdere di vista il vostro scopo, che nell’esempio che abbiamo fatto è quello di continuare a lavorare.

Cercate nuove strada utili sia al vostro scopo (sbrigare il lavoro) sia all’intenzione positiva (riposarvi).

In questo esempio, una nuova modalità di comportamento potrebbe essere quella di alzarvi dal vostro posto interrompendo il lavoro per un’ora.

Per poterlo fare sarebbe opportuno spostare un appuntamento che avete la sera. Un’altra possibilità sarebbe quella di darvi il permesso di interrompere questa attività e farne un’altra più piacevole, con il fermo proposito di continuare la vecchia attività il giorno dopo, quando sarete di nuovi freschi.

3)  Domandate alla parte: “Cara parte, le nuove modalità comportamentali che mi ho proposto adesso hanno senso per te? Vengono incontro alla tua intenzione”

– Se dovessero esserci delle obiezioni, cambiate le nuove modalità comportamentali che avete trovato finché la parte non ne sarà soddisfatta.


Domandatevi inoltre:

– Ci sono altre parti che hanno qualcosa da obiettare contro questa proposta di soluzione?

– Se dovesse farsi sentire un’altra parte, chiedetele se ha da proporre altre soluzioni che potrebbero piacere alla parte che ha inviato il sintomo.


Se volete potete creare il seguente Contratto sulle modalità di comportamento:

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CONTRATTO:

Con questo contratto mi impegno a praticare dal… dal … le seguenti modalità di comportamento:

Comportamento 1:

Nome e descrizione del comportamento…

quando…, dove…,  esattamente come…

Comportamento 2:

Nome e descrizione del comportamento…

quando…, dove…,  esattamente come…

Comportamento 3:

Nome e descrizione del comportamento…

quando…, dove…,  esattamente come…

————————————————————

Trascorso il periodo di tempo concordato con voi stessi (es. due settimane),, riprendete contatto con la vostra parte e provate a vedere se siete soddisfatti delle nuove modalità di comportamento adottate.

Naturalmente non è necessario seguire alla lettera tutti i passaggi sopra elencati. L’importante è stabilire una comunicazione equilibrata con le parti del corpo che vi invia quel particolari messaggi: Il vostro dovere è semplicemente quello di ascoltare attentamente tali messaggi, ricavandone i significati opportuni e le modalità di comportamento idonee al superamento di tali sintomi…

[Esercizi tratti dal libro “PNL – Programmazione neuorolinguistica (tutti gli esercizi che aiutano a individuare e a sviluppare le proprie potenzialità)”, di R. Heinze e S. V. Heinze.


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