SEPOLTURA CELESTE


 

CAUSE ESTERNE


Di Andrea Panatta –>  maghierranti.blogspot.com

 

Crediamo a tutto, tranne che al nostro potere. Crediamo al fatto che qualsiasi cosa possa condizionarci, pianeti, influssi astrali, il cambio di stagione, l’ora legale, le energie ‘negative’, le ‘entità’. Poco o nulla ci viene detto sul fatto che forse, e sottolineo forse, queste cause esterne possano agire in noi soltanto perché hanno trovato una ‘debolezza’ nella nostra coscienza. Ultimamente ho avuto uno scambio di vedute con un praticante dello yoga integrale di Sri Aurobindo e sorprendendomi di quanto la teoria e la pratica dei metodi fossero vicine a quanto descritto nel Piccolo libro della centratura e praticato con il metodo Yin, ho azzardato
una domanda: “Secondo te l’esterno ci influenza davvero? È a causa di un problema nell’inconscio che avviene questa influenza?” La lunghissima discussione che ne è seguita ci ha portato a poche semplici conclusioni. Tutto ciò che non è gradualmente reso consapevole e che striscia non visto nelle regioni del subcosciente può virtualmente dare forma a zone di minore resistenza nel nostro campo di attenzione (la coscienza appunto) nel quale certe forze possono dunque infilarsi e agire indisturbate. Ma, diceva il mio amico, noi possiamo rifiutare la nostra adesione a queste forze, proprio nel momento in cui osserviamo il loro tentativo di agire su di noi. Possiamo smettere di credere che siano inevitabili. Possiamo usare la volontà, la purezza dell’intento e l’aspirazione costante come puntello per sganciarci da queste energie (e da qualsiasi altra ‘sostanza psichica’) e decidere di negare attivamente la loro influenza. All’inizio potrebbe stentare a funzionare e forse ci sentiremo ancora per un po’ come immersi in un groviglio di sensazioni e stati fisici che ci spostano di qua e di là, quasi come fossimo una boa in un mare in tempesta. Ma continuando a negare la nostra adesione la coscienza imparerà a sganciarsi gradualmente dall’azione di queste forze e inizieremo a vedere con i nostri occhi interiori dov’è quel buco nel subcosciente che permette alle forze ‘esterne’ di influenzarci. Quel vedere sarà l’inizio del nostro renderci progressivamente indipendenti da tutte quelle forze che fino a poco prima ritenevamo assolutamente inevitabili e vedremo come molto probabilmente tutto quello che ci influenza lo fa con il nostro – anche se inconsapevole – consenso.

COME PRATICARE


Pratica ha innumerevoli sinonimi: disciplina, dedizione, perseveranza,  “Lavoro esoterico, cioè interiore”, graduale presa di coscienza della realtà, incessante attenzione, lucidità ininterrotta, pazienza, fiducia nell’insegnamento.
Per converso anche il non agire (stupidamente) è una pratica, il non parlare a vanvera è una pratica, non intrattenersi con le persone sbagliate nei luoghi sbagliati è una pratica.
Praticare vuol dire servirsi di tutti i mezzi utili a raggiungere uno Scopo Superiore (la quiete, la pace interiore).
I mezzi utili sono il silenzio prolungato, la meditazione, il pranayama, i rituali magici, la concentrazione su un punto o su un suono, il qi gong, il tai chi, le app di google sulla mindfulness, etc, etc.
I mezzi per praticare sono infiniti.
Il “non giudicare” è un mezzo utile.
Non dare espressione a cattive abitudini è una pratica.

La gentilezza è una pratica

Non farsi condizionare dagli altri è una pratica.
Non esser influenzati dalle proprie emozioni e dai propri pensieri è una pratica.
Essere sinceri, dire la verità, non fingere, non mentire è praticare.
Aiutare gli altri è una pratica.


Vedili come dei bonus: più ne hai, più sali di livello.

“Vedere attraverso la storia dell’io è stato uno dei migliori mezzi di guarigione”


Scott Kiloby quando era più giovane aveva sperimentato diversi tipi di disagio psico-fisico, ma ad un certo momento ha riconosciuto (ha “visto”) che queste forme di malessere sorgevano soltanto dalla “storia dell’io”.

Non dall’io – da se stesso – ma dalla “STORIA”.

Vale a dire che non c’è mai stato un io veramente frustrato ma solamente il racconto di un disagio, la convinzione o fiducia in questo racconto e le conseguenti spiacevoli sensazioni (nate appunto dal “credere” alla storia di essere un io debole, inferiore, bisognoso, malato, etc.).

La storia (ciò che gli altri gli hanno raccontato, ciò che i nostri antenati ci hanno tramandato) – era la principale fonte di malessere, il modo di comunicare di questa società (e della mente ordinaria) serve solo a produrre stress. Appena ha visto la dinamica che c’era dietro le sensazioni corporee (le reazioni del corpo alle menzogne, alle disinformazioni del sistema – compresa il suo sistema cognitivo), si è accorto che tutto quel malessere riguardava la storia stessa.

L’abitudine a raccontare quel genere di storie serviva esclusivamente a far continuare quella “storia”. Così come una tradizione si avvale di miti per far sopravvivere la storia dell’eroe di turno (Buddha, Cristo, Krishna, Mitra) allo stesso modo i “racconti” mentali si avvalgono di “necessità-urgenze mentali”/”pensieri”/”convinzioni”/”desideri”/”giudizi”/”lamentele”/”critiche”/”gossip” per salvaguardare la storia dell’io di turno.

La cosa sconvolgente è che in entrambi i casi ciò che si cerca di salvare non è l’io in sé ma la storia di un io, cioè delle informazioni astratte a proposito di un ipotetico io (che nella realtà fattuale non è mai esistito, non si è mai fatto vivo).

Le tue abitudini – così come i rituali, le pratiche spirituali o le convenzioni culturali/religiose – hanno il mero scopo di dar continuità alla tua falsa/immaginaria identità, non a te stesso (a ciò che credi il tuo io concreto), ma ad una Storia impersonale e astratta.

Inconsciamente  ciascun individuo è succube della storia in cui crede, delle storie a cui ha dato credito.

Anziché dire semplicemente “è soltanto una storia”, ci impelaghiamo in una marea di preoccupazioni e ci attreziamo di potenziali mezzi al fine di risolvere a un problema “inventato” dalla mente. Si presuppone che la storia e i suoi episodi siano reali e questa errata convinzione fa scattare le relative inutili azioni. Occorre rimuovere quel presupposto, quella convinzione.

Il rimedio sta nel “non credere più” alla storia (al passato). E’ di una semplicità disarmante, eppure quasi nessuno applica l’unico rimedio a propria disposizione.

Prova ad applicare questa comprensione alla tua storia personale.

Accorgiti che è soltanto una storia e non tentare più di intervenire verbalmente o fisicamente – cioè di opporre resistenza – alle vecchie dinamiche che puntualmente si ripresentano ai tuoi sensi.

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Testualmente Scott scrive:

“Seeing through the story of self has been one of the greatest healing tools I’ve found. It worked better than most of the medicine I took that was prescribed by a doctor. And it was certainly more helpful than all the addictive substances and activities I used to try and medicate the emotional and mental suffering. Those were all merely band aids for a more pervasive cause of stress and dis-ease—the story of me. The story was really not about survival at all. It just seemed that way. The only thing that survives in the story is the story itself. As long as the story is entertained and followed, the story persists. And as long as the story persists, with its intense peaks and valleys of thought and emotion, stress happens in the body. Perhaps heart disease and cancer should be replaced at the top of the list of human killers with “the story of me.” Millions of dollars in health care costs could probably be saved each year by teaching people to rest in presence and let all emotions and sensations to be as they are, without stories and labels.”

 

 

ESTRATTI DA “INTRODUZIONE ALLA MAGIA”, GRUPPO DI UR


Tutte le masse materiali del mondo, nella bilancia dei valori, non pesano quanto il più semplice mutamento di coscienza – G. Colazza

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Corallo Reginelli:
Mai seguire qualcuno, la luce è in noi ma avvolta da tenebre, solo noi agendo nel di dentro e non muovendoci fuori possiamo diradarle, la luce è in noi, nessuno può darcela.
La possibilità di liberarsi di tutto e tutti, per sempre, c’è: basta osservare senza io, senza proiettare, senza legami.
C’è solo trasformazione, non evoluzione.
Questa è un’idea portata nel campo psicologico per superare i triboli: oggi sono pazzo domani sarò saggio, oggi sono povero domani sarò ricco, eminente ecc.
Vivendo la parte nel tutto, gli attriti si riducono al minimo fino a scomparire, sciogliersi, fondersi nel pensiero dell’Uno.
La natura è silenzio operante senza attriti.
Se non c’è paura ma si è questo vuoto, allora non c’è io, non c’è un centro, non c’è un muoversi, non c’è inizio né meta: c’è pace, gioia, apertura, nudità totale, così si vive la sacralità che è comunione, estasi totale.
Il samsara mi porge, se lo comprendo, il nirvana: non devo muovermi per vivere il nirvana.
La nudità dell’essenza è identica per tutti ma il fumo che l’avvolge impone a ciascuno un indagare diverso. Così anziché maestri, saremo veri fratelli.
Per vivere là occorre spogliarsi di tutto ciò che siamo qui.
Non c’è inizio che nel regno del tempo, della superficialità, dove c’è una meta da raggiungere, dove l’io sragiona, si agita nel regno delle illusioni che coprono le sue necessità, abitudini materiali.
L’osservare è azione precisa che si realizza nella calma e porta all’istante l’inesprimibile vivente in noi.
Mai respingere, mai accettare, solo osservare restando fermi.
Identificarsi, attaccarsi alle esperienze è modalità fisica, psichica, dell’ego che rinforza il caos, la tragedia delle illusioni, la caccia al piacere per raggiungere la felicità… che mai sarà.
Il pensiero impedisce l’ascolto ma solo proietta.
Nella realtà, nell’immanifesto non ci sono vie da percorrere, mete da raggiungere: c’è la libertà, il tempo svanisce nell’attimo dopo attimo che è il presente che contiene l’eternità. Vivere nella libertà è essere morto al tempo, al divenire, è vivere l’eterno.
La mente limpida, quieta riceve la realtà istante dopo istante con esplosioni silenziose che t’inondano di vera gioia: non c’è più dolore, morte, paura.

Abraxa – Conoscenza delle acque

Infrangi ogni necessità. Usa di tutto ed astienti da tutto a volontà. Fatti padrone assoluto della tua anima.

Crea una potenza di fare senza stancarti . Continua, fredda, dura e, nel contempo, labile, plastica. Voler bene, volere a lungo, voler sempre senza fermarsi – mai desiderare , ecco il Segreto della Forza.

Giunto a nulla desiderare e a nulla temere, ben poche cose vi sono di cui non diverrai signore; ma di nessuna godi, se prima non l’hai vinta in te

Fissa bene lo scopo e non cambiarlo mai.

Impara a volere senza desiderare, senza paura, senza pentimento.

La Forza non si dona. Prendila. Osa.

Libero ed equilibrato, forte, calmo e puro, avendo ucciso il desiderio , dì: VOGLIO.
La soglia ti sia schiusa. LA FORZA E’ IN TE.

LEO – AFORISMI

La coscienza spirituale è perenne, continua e sempre attiva – bisogna sentire l’oscurazione del sonno come una pausa dovuta ad una limitazione temporanea.
Ogni atto umano deve essere una preparazione o un avviamento verso una coscienza superiore: è questa la base cui l’uomo deve organizzare la sua vita normale.

La riparazione delle forze nel sonno non è solo dovuta al « riposo » – ma a due altri fattori: l’uno è il cessare della tensione della coscienza di veglia di fronte al mondo materiale; l’altro è il contatto con forze occulte creatrici, con cui rientriamo in rapporto durante il sonno. Sono le forze che ci hanno organizzato il corpo materiale e che sole sono capaci di tenerlo insieme e di riparare alle sue perdite.

La coscienza normale riceve e dà solo quel tanto che il cervello può trasmettere: l’attività spirituale evita invece il cervello e passa per altri organi, in cui la coscienza dell’uomo normale non può ancora stabilirsi.


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Gli altri esseri non esistano. Le loro azioni e i loro pensieri o giudizi non ti tocchino – qualunque essi siano.

Fa si che nulla riesca a penetrare di nascosto in te: sorveglia tutto, ciò che viene dall’esteriore e ciò che emerge dalle profondità ancora impenetrate dalla coscienza tua; osservando in silenzio con intelletto ed imperturbabilità, frenando rapidamente ogni giudizio.
Se passioni ti molestano, non reagire né turbarti. Conducile invece deliberatamente a soddisfazione e poi discioglitene.

Accresciti su questa direzione fino a riuscire ad avvertire la frivolezza, l’inutilità e l’insidia di ogni pensare, così che anche la mente tua a poco a poco si plachi e venga ad accovacciarsi in silenzio ai tuoi piedi.
Così metti lentamente in piedi una forza in te, simile ad un signore il cui sguardo impone silenzio, rispetto o confusione ai servi che gli sono d’intorno. Questo è il nostro Oro

A questo punto sperimenterai una propensione a riposare in te stesso, e da codesto riposo calmo ed illuminato scaturirà un senso di liberata contentezza.
Spia questa sensazione e trattienila. Quando te ne sarai impadronito interamente, cerca di connetterla al corpo così che come calore nell’acqua vi si diffonda ed alla fine dei due non risulti che una sola cosa, che un solo stato fluidico.
E’ la prima estrazione del Mercurio (o dell’Ermete ) dalla Miniera.

Tenga ben fermo, la tua coscienza, questo stato, con una calma fermezza. Poi lascialo andare, poi rievocalo, a più riprese; studialo, imparalo, finché sia da te sentito come una realtà che attende nella subcoscienza, pronta ad emergere al tuo richiamo.

… evita il pericolo di certe infezioni psichiche, che si possono risolvere positivamente solo applicando il fuoco interno in una speciale opera di trasmutazione dei «veleni» in «succhi vitali».

Come un’acqua profonda, chiara, non mossa, lascia trasparire le cose che sono nel fondo, così non più identificato con i sentimenti, accoglili ed osservali come faresti per cose del mondo esterno. « Come io non sono il cibo che gusto, così io non sono i sentimenti che lascio risuonare liberamente in me – essi non sono miei, essi non sono me »
Nasca in te questa evidenza.

Per isolare il corpo fluidico occorre che tu renda neutralizzata ed inerte la sensitività del corpo animale.

La tecnica dello « Specchio » agisce sul nervo ottico e lo stanca finché la potenza concentrata nello sguardo si scioglie dall’organo fisico e si attua nella luce fluidica. – (Rileviamo l’identità di scopo con la tecnica yoghica del pratyahâra, consistente nel fissare un dato punto del proprio corpo, o fuori di se).

Resterà chiusa, la via, fintantoché non abbi destata in te una prontezza ancor più rapida con cui fulmineamente arresterai la reazione prima ancora che essa possa intervenire a sospendere il distacco del corpo fluidico… ove la mente si congiunge con sé e realizza l’esperienza di una indipendenza, sussistenza e superiorità rispetto a tutto che è corporeo ed animale.
Quando nel tuo fissare reso continuo ed intensificato intrepidamente nella direzione interna avviene il distacco del corpo fluidico, è una base che viene meno, e devi tenerti fermo; assolutamente, in questo stato puro, immateriale, extracerebrale della mente e dell’« io ».
Se non ne sei capace, subentra lo stato medianico e sonnambolico in cui il corpo fluidico liberato è privo di nucleo e diviene uno strumento passivo del mondo inferiore.

Se invece sorpassi attivamente il punto neutro, realizzerai nella « magnesia dei Saggi » la « Rinascita in mente ». Voglio dire che dal nucleo d’oro della tua mente integrata, raccolta ed una, sboccerà una luce intellettuale, in cui realizzerai un senso di te nuovo, possente, trasformato. Vedrai. Sarai desto.

Dice Filalete: « Per il nostro oro (sole che è il nucleo destato e costituito dalla preparazione) avviene lo stesso (che per il seme); da principio esso è morto, o, meglio, la sua virtù vivificante è nascosta sotto la dura scorza del suo corpo … Non appena è bagnato dalla nostra acqua (che è il fluidico ) rinasce, riprende vita e diventa l’ORO dei filosofi … Il fisso diviene volatile per un tempo onde ereditare una più nobile qualità che serve poi a fissare il volatile

Con quest’esperienza il tuo io lascia dunque il veicolo animale, schiavo delle « acque », ed assume un corpo fluidico – o « corpo d’aria » – per organo d’azione, col quale e con adeguate determinazioni gli è possibile operare molteplici e miracolose opere.

Entrare in un cosciente contatto col mondo di là, e da là agire attivamente, dirigendo congrue reazioni ed effetti nella vita reale

Una volta cominciato, non desistere per nessuna ragione poiché, come già ti dissi, la via della Magia non conosce « angoli morti »: si può non entrare in essa – ma una volta entrati, vi è questa alternativa: riuscire o rovinare.

IAGLA – SULLA “LEGGE DEGLI ENTI “ Leggi il seguito di questo post »

RASATI A ZERO E SCIOGLIERAI TUTTI I NODI ESISTENZIALI


Metafora dei nodi come problemi quotidiani.

Trascorriamo la maggior parte della nostra vita a districarci tra innumerevoli difficoltà.

E’ tutto un grattacapo.

Come possiamo sciogliere in un colpo solo tutti questi nodi?

RASANDOCI A ZERO!

Sembra una fesseria, ma da un punto di vista psicologico (quindi esistenziale) la rasatura è una procedura potentissima, pari a concetti come quello di realizzazione, liberazione, illuminazione, risveglio, etc… In un certo senso sono sinonimi.

Rasarsi a zero significa avere un atteggiamento completamente distaccato, indifferente alle infinite scocciature di questo mondo. Ribatterai che fisicamente non è possibile e io ribatto chiedendoti qual è la tua autentica identità. Chi sei tu in verità?

Se credi di essere solo un ruolo sociale che deve adempiere con zelo delle pratiche burocratiche, allora sì, ti do ragione; non ne puoi uscire e continuerai a grattarti nervosamente il capo.

Se non credi di essere un burattino sociale o un contenitore di carne ma qualcos’altro (di cui dovrai fare esperienza da solo), allora ti assicuro che è possibilissimo sbarazzarsi di qualsiasi problema. Puoi liberarti di qualunque cosa: qualunque dilemma (dubbio, incertezza, enigma, ostacolo,) verrà immediatamente risolto, le complessità si semplificheranno,  le seccature non ti irriteranno più, le crisi non ti tocheranno mai più.

Non dovrai più sforzarti di districarti in questa giungla di problematiche poiché sulla tua testa non ci saranno più nodi da sciogliere.

Che senso ha cercare ancora di risolvere problemi quando ormai non hai più problemi?

Devi accorgerti della futilità di questo tentativo!

Se segui questo blog dovresti già sapere in che modo rasarti quindi è inutile che mi dilungo sugli aspetti tecnici…

Proseguo soltanto per offrirvi un’altra analogia. Leggi il seguito di questo post »

MORTE = LADRA


La morte è come una ladra che entra in casa tua (corpo) e si impossessa di qualsiasi cosa.

Ti porta via ciò che hai ACQUISITO in questa vita (acquisito = ciò che non ti appartiene di natura). La tua essenza invece è intoccabile.

L’unica cosa che devi fare è “mollare la presa” dagli oggetti che la morte di porterà via. Allenta la presa o meglio offri di tua sponte ciò che hai, apri la mano e porgile tutto quello che stringevi appassionatamente.

Se opponi resistenza (cioè se rimani attaccato al corpo, agli affetti, alle persone che hai amato, al denaro, etc.) il ladro reagirà di conseguenza, percuotendoti violentemente, cioè facendoti soffrire inutilmente.

Questa sofferenza può essere evitata rinunciando deliberatamente a tutto ciò che non è davvero tuo, vale a dire tutto ciò che è correlato a questo mondo (i tuoi desideri e tentazioni di relazioni carnali/materiali). Ricorda che non sei un entità carnale, il corpo è solo un oggetto preso in prestito che prima o poi dovrai restituire. La stessa cosa vale per i tuoi pensieri, le emozioni, i ricordi. Devi essere pronto ad abbandonare di buon grado tutte queste esperienze.

Se riuscirai a mantenere questo atteggiamento la morte prenderà semplicemente il non-Sé (cioè non il soggetto ma gli oggetti come corpo, emozioni, i tuoi progetti in questo monto, le tue FANTASIE) e se ne andrà senza fare nulla a te (cioè non sentirai alcun sensazione dolorosa). Puoi prepararti a questo già da ora, riducendo gradualmente l’attaccamento ad ogni entità terrena.

Devi avere il coraggio di SACRIFICARE ciò che non ti appartiene, il non-io o io-irreale (ciò che non sei, la materia) per l’io reale (ciò che sei, lo spirito).

L’audacia di DISPREZZARE ciò hai sempre amato!

Sarai all’altezza di questo sacrificio?

La morte ti metterà alla prova.

L’unica attività spirituale dei saggi di un tempo era la preparazione a quest’unico evento.

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