Bisogna stare attenti ad aiutare gli altri. Il confine tra l’essere utili e l’essere usati a volte è impercettibile. – Antonio Curnetta


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METAMORFOSI CANCEROGENA


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I RISCHI DEL CREDERE SENZA CONOSCERE


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“O si crede o si conosce”
recitava Schopenhauer, con la sua solita austerità, ponendo appena poteva degli acidi “aut aut” in ogni episodio dell’umana tragi-commedia.
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Io riformulerei l’adagio così:
Tutti sono capaci di credere o non credere, ma pochi riescono a conoscere e comprendere.
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Al di là dell’acidità Schopenhaueriana, vediamo come si può sviluppare questa apparente dicotomia.
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Partiamo con una premessa:
L’uomo è un GENERATORE DI CREDENZE, e in ciò non vi è nulla di male.
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Questa è una caratteristica umana essenziale per la sua sopravvivenza, poiché nel corso degli anni gli ha consentito di produrre rapidamente strumenti, attrezzi, tecnologie, mezzi risolutori grazie ai quali reagire con prontezza (non solo istintiva o intuitiva) di fronte alle richieste o ai pericoli dell’ambiente.
Nell’uomo vi è da sempre un bisogno urgente, un’esigenza primaria di avere credenze che spieghino gli eventi importanti della sua vita: credere (interpretare, avere una risposta) è fondamentale per organizzare (ordinare) il mondo e organizzarci (regolarci) in esso.
Le credenze servivano (e servono tuttora) per “guidare” la condotta umana, i comportamenti individuali.

(Purtroppo raramente ci si fa guidare dalla “conoscenza”, come vedremo più in là…)

Comunque sia verrebbe da dire che non si può non credere a niente, o (estremizzando) non si può vivere senza credere.
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L’essere umano tende per natura a stabilire un’interna coerenza, una conformità tra le sue opinioni ( conoscenze, atteggiamenti, valori) e i fenomeni esterni. Ma poiché le contraddizioni (la dissonanza con la realtà) sono spesso intollerabili e penose, l’individuo (l’umanità) inventa sovente storie acausali allo scopo di causalizzare l’ignoto, razionalizzare l’irrazionale in accordo al suo credo (un ristretto punto di vista). Per la stessa ragione cerca di colmare i vuoti conoscitivi generando innumerevoli sistemi di credenze, cioè costrutti mentali che possano compensare la sua intollerabile ignoranza.
In breve le persone tollerano con fatica sia la mancanza di spiegazioni, assenza di informazioni (ignoranza) sia la presenza di opinioni o di fatti che contrastano le proprie aspettative, cioè il contenuto della propria credenza.
Le persone sono terrorizzate dall’incertezza, dall’insicurezza, dalla vulnerabilità: la realtà è sempre imprevedibile e questo spaventa a morte il povero mortale di turno.
Un’altra cosa che inquieta gli individui è il dubbio.
Le convinzioni, o meglio le credenze, ci appagano perché sono più convenienti, a basso costo energetico, fanno risparmiare energia mentale. E’ più comodo farsi guidare dalle facili certezze che dall’incerta conoscenza.
Il dubbio invece paralizza la nostra psiche, immobilizza il nostro agire, produce intervalli (ritardi poco graditi dai più) nella presa di decisione.
Quando la mente non attua un “dubbio gnoseologico” tende a giudicare secondo aspettative e desideri.
Assenza di dubbi = assenza di domande scomode (irrisolte) = assenza di disagi = (apparente) armonia
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Spesso i sistemi di credenze sono delle (false) scorciatoie al (vero) conoscere.
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Il conosciuto è un esperito, accettato a posteriori.
II creduto è un’appercezione accettata a priori, una specie di saputo che si radica nel profondo, nell’inconscio; è un’apparente sapienza certa, immediata, solida, cristallizzata.
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La perdita della credenza (e delle certezze ad essa associate)  è un fendente troppo doloroso per l’integrità della psiche e per l’orgoglio dell’ego.

Solitamente si tende a credere ciò che ci aspetta, scordandosi l’attendibilità della fonte.
Il credere può avvenire per:

- Processi Euristici [ strategie di pensiero semplificate, scorciatoie il-logiche/emotive, di quattro tipi -> di  rappresentatività (stereotipia, somiglianza), di ancoraggio (affidarsi al “già noto”, al già utilizzato), di disponibilità (frequenza, priming = la prima info che ho sottomano va bene), di simulazione

- Ripetizione (reiterazione di un’informazione, un dogma, un sentimento, uno stimolo)

- Autorità di provenienza

- Risonanza psichica “senso di appartenenza”, Rinforzi emotivi, “sentire insieme”, “sentimento comune” (es. fede, comunità religiosa)-> (in ogni caso si è Burattini del Sistema Limbico)
- etc…
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In tutti i casi si predilige un tipo di razionalità limitata, poco rigorosa ma in compenso molto pragmatica. Infatti il vantaggio del credere “istintivo” è la capacità di rispondere con prontezza alle richieste esterne.
Il ragionamento o la semplice riflessione rallenta il processo decisionale, e in una società ultra-rapida dove si deve completare tutto nel minor tempo possibile, la riflessione accurata è un grosso ostacolo alle esigenze quotidiane (guardacaso quelle più spicce e superficiali).
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Al di là di questa parentesi, la credenza è quasi sempre vincente sulla conoscenza perché la prima GRATIFICA, RASSICURA e da’ la convinzione di “SAPERE”, di avere la “VERITA’”, mentre la seconda TURBA e da’ la convinzione di “NON SAPERE”, di non avere alcuna “Verità”.
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Sostanzialmente la conoscenza è più un porre domande che fornire risposte. Leggi il seguito di questo post »

MOLLA LA PRESA


a volte non è facile aprire la propria mano, ma è necessario

UN AFORISMA DI NIETZSCHE CONTRO IL FASCISMO ONTOLOGICO.


autore:  Diogene senza l’anima?

fonte: http://de-crea-zione.blogspot.it/2013/02/un-aforisma-di-nietzsche-contro-il.html

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“Solo quando l’uomo si distoglierà da sè stesso, salterà al di là della sua stessa ombra e, davvero, nel suo sole.” (F. Nietzsche)

Un frammento mi pare quasi induista.

Non certo in un senso dogmatico-religioso-moralistico sicuramente, ma un invito al superamento dell’ego e dei suoi attaccamenti in un senso più viscerale, radicale, ontologico.

Un’esortazione al superamento di quello che io chiamerei fascismo ontologico.

Come già accennato nel post contro il fascismo musicale, fascismo non è solo un’ideologia politica ben determinata, autoritaria e violenta. Fascismo è anche l’impostazione filosofica, ideologica di tutta la nostra maniera di pensare, di essere.

Definisco fascismo ontologico tutta l’impostazione di pensiero fondata sul principio di non-contraddizione, che da Aristotele ha dominato la filosofia e il pensiero occidentali, e che forse non è stato ancora superato, nonostante le innumerevoli critiche a questo principio che a partire da Nietzsche sono state fatte da numerosissimi filosofi.

Il principio di non-contraddizione si può riassumere così: una cosa o è oppure non è in una determinata maniera. Le due cose si escludono. Oppure: una cosa o è sè stessa o è il suo contrario. O ancora: è impossibile che un cosa sia al contempo sè stessa e il suo contrario. Oppure ancora: il soggetto A ha la proprietà X, oppure non ce l’ha. O infine: A per definizione non può essere non-A. In tutti i casi in cui è vera la sentenza K, è falsa la sentenza non-K (la sua negazione) e viceversa. La sentenza K, o è vera o è falsa. La somma dei casi in cui è vera e di quelli in cui è falsa, dà la totalità dei casi, e fra i due insiemi non esistono intersezioni. L’ambito in cui questo principio è più evidentemente falso, grottesco e assurdo, è l’ambito psicologico: o sei triste, o sei allegro. O anche: o sei introverso, o sei estroverso, o sei intelligente o sei stupido, o sei forte o sei debole, o sei razionale o sei emotivo, etc…

Altri aspetti del fascismo ontologico sono: la teoria gnoseologica fondata sull’immagine dello specchio, sempre di matrice aristotelica, e il riduzionismo incasellante cartesiano che riduce tutto l’esistente a due categorie rigidamente separate e distinte: la res cogitans, o anima, e la res extensa, o materia. Il materialismo è poi un’ulteriore degradamento riduzionistico di questa teoria.

Il primo aspetto afferma che le facoltà conoscitive non fanno altro che rispecchiare oggettivamente la realtà.

Il secondo aspetto, Leggi il seguito di questo post »

I potenti non possono dominarti, “Solo Se Tu…”


[Il mio segreto per mantere calma e sangue freddo...] Quando incontro un st..zo che cerca di mettermi i piedi in testa, lo guardo dritto negli occhi cosicché la mia reazione è dettata da un solo motto: “ME NE STRAFOTTO del tuo delirio di onnipotenza”  (Rocco Barbaro)

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Qual è il pane quotidiano dei tuoi Oppressori?
La tua incessante Paura irrazionale

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Qual è il nutrimento dei Potenti?
La tua paura di “Perdere”, di essere “privato” di qualcosa (che in realtà è inviolabile ed è sempre stato tuo).
Il tuo crederti incapace di vivere autonomamente.

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Facendo leva su queste paure ed insinuando in te timori insensati, “essi” ti hanno in pugno e hanno in pugno ciascuna generazione che soccombe, ciclo dopo ciclo, ai loro ricatti.
Tuttavia c’è un modo per far sentire IMPOTENTI questi palloni gonfiati…
I potenti (o meglio “quelli che tu credi potenti” e le loro controfigure) non possono dominarti “Se Tu”:

- Ti accorgi di essere già in possesso di tutto quello che serve alla tua evoluzione

- Comprendi di non aver bisogno delle “loro” caramelle (tutto ciò che ti propinano l’ultima moda, la pubblicità, il marketing, i social network)

- Te ne fotti dei loro ricatti (non ti fai trascinare come un cane al guinzaglio, non ti fai sodomizzare dal pater familias, padre padrone, oggi sinonimo di capoufficio, collega, supervisore, partner, genitore tiranno, stupida pratica burocratica d’ufficio, etc…)

- In poche parole “Se” finalmente Prendi atto del TUO POTERE (che è immenso sebbene l’individuo medio non se ne accorga o lo nasconda sistematicamente)  per far valere “il tuo SACROSANTO DIRITTO DI…” (Vivere, Fare nuove esperienze… e quindi di Essere un essere umano)

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P.s.
Inoltre, nel momento in cui tu manifesti questa nuova attitudine, è come se dicessi al potente  “da te non voglio più niente, non puoi privarmi di nulla perché io NON MI ATTACCO PIU’ ai tuoi specchietti per le alloddole e non grufolo più il tuo mangime contaminato -… egli non potrà più esercitare la sua autorità, proprio perché NON HA PIU’ PRESA SU DI TE… lo lasci andare al suo maniacale destino.

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ATTENTO ALLE TUE IMPLACATURE MENTALI


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A un certo punto potresti accorgerti, dopo essere salito in cima, che la tua scala poggiava contro il muro sbagliato, costruito sopra fondamenta sgretolate.

APPRENDIMENTO ATTIVO


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Dai sempre priorità all’Apprendimento Attivo e non alla memorizzazione passiva…
Il primo richiede uno sforzo di comprensione per rielaborare le info… Tale sforzo diventa col tempo una atto ricreativo-ludico con cui poter espandere le proprie conoscenze e costruire nuovi percorsi (neurali-affettivi-spirituali).
Il secondo, invece, consiste nella ripetizione monotona, pappagallesca, di concetti ricevuti per dettatura priva di assimilazione.

ERRORE SISTEMATICO DI GIUDIZIO


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La comunicazione interpersonale soggiace continuamente ad un ERRORE SISTEMATICO di SELEZIONE (o interpretazione),
il quale consiste nell’umana tendenza ad escludere tutto quello che (inevitabilmente) non rientra nella propria Mappa Percettiva, che non segue le regole/norme/leggi del proprio Schema o Paradigma Conoscitivo.
Ciò che crediamo di comprendere o di conoscere con certezza, altro non è che una distorsione mentale, cioè una rappresentazione incompleta a cui abbiamo affibbiato – sotto mentite spoglie -  il nome di realtà/verità.

CIO’ A CUI TI AGGRAPPI CON OSTINAZIONE… FINISCE PER SCHIACCIARTI CON OPPRESSIONE


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Per chi si attacca a qualcosa
la caduta è certa

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(Buddha)

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