SIAMO SOLTANTO DEI MISERI CALZINI


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Prima di arrabattarti dall’alba al tramonto come un misero calzino centrifugato in una lavatrice impazzita, impara a chiederti:
E se dopo tutti i miei sforzi titanici morissi come un povero cane?

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Oggi è la giornata mondiale dell’orgasmo… Vengo anch’io!


La morte porta consiglio.

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Una donna ha 15 personalità a causa di una sola malattia. Gli uomini.

Tante persone sono come gli alberi di Natale. Hanno le palle solo per decorazione.

Rimini, usa il cellulare per un gioco erotico ma le si incastra nella vagina. Adesso ha il punto 3G.

Il Natale rende tutti più buoni. (Hannibal Lecter)

Ma perché se è il compleanno di Gesù la gente fa gli auguri a me?

Canada, scoperto il gene dell’adolescenza. Si stava toccando.

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Mi fanno ridere quelli che si arrabbiano col computer e lo insultano. Che idioti, si sa che facendo così gli dai solo soddisfazione.

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Se c’e una cosa che proprio non sopporto è l’ignioranza.

Ci sono talmente tanti delinquenti fuori dal carcere che tra un po’ l’unico modo per stare tra gente onesta sarà quello di farsi arrestare.

Ipotesi scientifica: l’Universo avrebbe 10 dimensioni. Che comunque non contano.

Le parolacce sono più terapeutiche di decine di sedute di psicoanalisi.

- Leggi il seguito di questo post »

TORNA INDIETRO CRETINO…


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L’uomo – o meglio il cervello umano – è un’instancabile generatore di credenze, un’indomabile frullatore di suggestioni, razionalizzazioni, giustificazioni, idealizzazioni, edulcorazioni, elucubrazioni e chi più ne ha più ne metta. Essere conscio di tali caratteristiche non è prerogativa del credino, che per assioma rappresenta l’anti-cognizione. Dal rappresentante della faciloneria per antonomasia non ci si può aspettare altro che un’incessante bava di lumaca di fronte ad ogni traslucente fascinazione mistica, tale bava può però tramutarsi in schiuma rabbiosa allorquando venga messa in discussione la sua (“sua” si fa per dire) straordinaria visione di verità universale.
Nello stato d’animo del credino vige il principio del piacere, un sistema totalitario sorretto da due dettami:
– evitare esperienze spiacevoli, dolorose – ergo fuggire tutto ciò che contraddice il mainstream eGoterico
– ricercare esclusivamente esperienze piacevoli, selezionare informazioni (insegnamenti, scuole, maestri, libri) coerenti al suo “credo”, cioè che convalidano esclusivamente le sue supposte teorizzazioni.

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Se provate a porlo di fronte a una qualsiasi illusione ottica, egli sarà in grado di addurre spiegazioni stratosferiche, assicurandovi che la sua dottrina è da millenni che parla di Maya-late. Inutile il vostro tentativo di farlo ravvedere e fargli comprendere che zia Maya non c’entra un’H, vani saranno i vostri sforzi di illustrargli principi organizzatori della forma (Gestalt) con cui il loro cervellone configura i dati esterni (realtà) e li rielabora facendoci vedere solo il prodotto finale di tale lavorio inconscio, ovvero ci fa vedere quel che vuole lui – influenzato anche dalle info a nostre disposizioni, elementi mediante il quali alteriamo la rappresentazione del mondo. No, per carità, tutte le vostre spiegazioni sanno di muffa scientista, non possono aver presa sulle ventose astrali del credino. PEr lui il moto apparente di Wertheimer o il triangolo di Kanizsa è tutta opera di Shiva, Shakti e Maya… Guai a dire il contrario, dimostrando per l’appunto il modo in cui la mente si prende beffa dell’uomo, producendo psichedelici palazzi multi-dimensionali… No, no, quelli sono i palazzi dei Deva, la sede celeste degli Elohim, il portale verso Mondi Superiori.
Non è concesso accedere al Palazzo dei Senza Senno, senza la Presenza del by-pass.
Ahrgh, sonnambuli infedeli che non siamo altro!
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Qualcuno potrebbe obiettare che tutto sommato siamo tutti un po’ credini, chi con la maiuscolo chi con la minuscola… Questo è senz’altro vero, tuttavia le differenze che fanno la differenza non sono da sottovalutare.
A titolo d’es. prendiamo questo passo di E. Galeano:
“Lei è all’orizzonte. […] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”
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Un Credino con la maiuscola -super fanatico – alla fine dell’orizzonte o tunnel di luce utopico ci vedrebbe (proietterebbe) immediatamente paradisi, oasi, harem pieni di avvenenti dakini in attesa del suo arrivo… pertanto, forte della sua escatologia, si getterebbe alla prima occasione spiritualeggiante (leggasi bufala spiritosa)… Niente e nessuno potrebbe distoglierlo dal suo oblativo obiettivo, dal suo intento inflessibile,  – la flessibilità del suo pensiero è pari a quella del pene di Rocco Siffredi in piena erezione.
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Un credino in minuscolo – meno fanatico – prima di gettarsi a capofitto tasterebbe il terreno con un briciolo di spirito critico, diffidenza, si domanderebbe dove quel cammino lo stia davvero portando, ipotizzerebbe l’esistenza di un abisso celato dietro veli lussureggianti e di conseguenza utilizzerebbe nella migliore delle ipotesi un diverso schema comportamentale (decisione proibitiva per il Credino maiuscolo, in cui il sistema cognitivo è cristallizzato, congelato, pietrificato).

Brizzi, Tolle, Burtun, Gurdjieff & Co. per SENTIRE la presenza intendono sta roba qua ?


SETTE E MEZZO


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Ad ognuno di noi sarà sicuramente capitato di aver provato a ragionare con un amico, un parente, un conoscente o magari un completo sconosciuto anestetizzato dalle conturbanti fragranze degli aromi spirituali. Cos’è che ci spinge a intavolare una conversazione con il credino riguardo alle sue infondate e assurde convinzioni? Naturale curiosità? Ingenua ambizione di liberare il credino dalla sua stessa camicia di forza o magari il desiderio di mettere in pratica lo studio delle malattie mentali? Che sia un semplice sadico (o masochistico) piacere, o soltanto un frugale innocente passatempo? Qualsiasi sia il proprio movente, l’occasione regala senza dubbio la possibilità di osservare da vicino le elucubrazioni del credino come espressione di una dozzinale grammatica della follia; una vera e propria dialettica delirante che accomuna ogni credino quando si ritrova senza i coperchi per cucinare le sue carote e panzane. Quando ci si trova di fronte all’assurdità delle contraddizioni spirituali spadellate in ogni tipo di salsa esoterica ci si chiede increduli: com’è possibile mandar giù certa roba?  Lo stampo e gli schemi sono misteriosamente identici da setta a setta, da maestro a maestro e da credino a credino: “Ab uno disces omnis”. Per comprendere le dinamiche di questa logica maniacale, è utile osservare che si tratta sempre della stessa pappa, ovvero del guazzetto del solito fritto mistico orientale ben condito di megalomania occidentale che ancora oggi viene meticolosamente preparato e periodicamente servito su tavole e altari. I farneticanti ragionamenti del credino non sono che fumo negli occhi per nascondere l’assenza di arrosto. In effetti è alquanto semplice vedere come tutti i gruppi, sette e circoli esoterici si cimentino allo stesso modo nell’improbabile arte di difendere l’indifendibile. Quando, durante lo scambio col credino si arriva al punto in cui la logica e il buon senso si rifiutano di avventurarsi nel ginepraio dell’insensatezza e a fatica fanno richiesta di chiarezza, cult leaders, seguaci e apologeti di ogni tipo, messi con le spalle al muro, come degli improvvisati prestigiatori tirano fuori con nonchalance dalle loro maniche dei veri e propri assi che, ai loro occhi foderati, non solo risultano legittimi e ragionevoli, ma addirittura imbattibili.

La carta del “Livello Superiore”: (es: “Mi dispiace” dice il credino “non comprendi l’insegnamento perché è al di sopra delle tue possibilità.”) Il guru, e anche il seguace già indottrinato, osserva con finta umiltà e altrettanta finta compassione che il motivo del travisamento dell’interlocutore è dovuto al fatto che egli sia ad un livello non abbastanza adeguato per comprendere che il guru sia più illuminato, e più cosciente di lui; il suo insegnamento appartiene ad una diversa dimensione. Il fatto di non comprendere non è colpa dell’interlocutore, ma è soltanto dovuto al fatto che egli ha la sfortuna di trovarsi semplicemente ad un livello inferiore, insomma, meno divino.
La carta della “Proiezione”: (es: “Ciò che critichi in me” dice il credino, “secondo la Legge dello Specchio non è altro che la proiezione di un tuo stesso problema.”)
Criticando il credino, l’interlocutore sta in realtà soltanto proiettando un lato di sé stesso: ogni problema che egli vede non è che una proiezione di un suo stesso problema. Per dirla con le parole del guru di turno: “Ognuno di noi proietta sugli altri il suo personale, talvolta infimo, livello di coscienza e crede che gli altri agiscano in base a quelli che sono i suoi criteri di giudizio.” In questo modo la palla torna immediatamente nel campo dell’interlocutore lasciando incolume la purezza del guru, che con animo magnanimo e cristallino gli fa soltanto da specchio.

La carta del “Contro-Giudizio”: (es: “Dietro la tua critica c’è presunzione, disdegno e ignoranza” risponde il credino all’interlocutore, “e sia ben chiaro che non lo dico esprimendo giudizi sulla tua intelligenza, sei solo addormentato.”) Questa è una carta potente. Quando il credino ti dice che sei addormentato non è un giudizio in quanto lui ne è libero, infatti egli non esprime giudizio, ma esprime non-giudizio e lo fa solo intenzionalmente e per insegnare.  Dire all’interlocutore di essere addormentato non vuol dire nemmeno che sia il credino a proiettare: sebbene la legge dello specchio sia fittizia quanto inutile, il credino se ne frega rimanendone immune. Distaccato e magnanimo egli reputa quella dell’interlocutore soltanto come una fase naturale delle cose da cui deve crescere ed evolvere. Il sonno impedisce all’interlocutore di vedere chiaramente e la buona intenzione del credino è quella di aiutarlo a vedere.  Dire che gli altri sono addormentati, meccanici o incompleti non è un giudizio né un’offesa, ma è la quintessenza di ogni presunto, equanime e saggio insegnamento.

C’è da notare che ciascuna di queste carte non è giocata con l’intento di invitare a una discussione o aprire un dialogo. Cosa si può dire quando viene giocata una di queste carte? Beh, non molto, ed è proprio questo il punto: esse sono messe in tavola proprio per porre fine a ogni tipo di discussione e vengono usate quando si viene a dissipare l’invisibile e fittizia nube delle proprie convinzioni. L’intrinseca essenza delle sopraelencate carte, giocate da guru, cult leaders, seguaci e apologeti degli stessi e dei circoli psicolorientoccidentaligiosi è la seguente: ogni responso negativo verso il credino è una fallace fabbricazione di chi lo esprime, o perché o non è abbastanza ‘sveglio’ da comprendere dal suo livello inferiore, o perché sta semplicemente proiettando un suo problema. Chi critica parte da premesse sbagliate perché la sfortuna ha voluto che non abbia potuto verificare che quando il leader o il gruppo fa o dice assurdità, queste hanno un significato comprensibile su un altro livello, sono immuni da giudizio e hanno un fine spirituale superiore.

Rimanendo sempre in tema di magia, perchè di magia da baraccone si tratta, per incanto altre carte spuntano fuori dal mazzo de credino:

La carta “Cambia Giro” o anche “Salta Giro”: “Ma ti pare logico che Giona possa essere vissuto nel ventre della balena?” Chiede allibito l’interlocutore. “Non era una balena” risponde il credino “era un grosso pesce!” Oppure: “Il fatto che non si siano avverate le profezie del maestro” dice il credino “mi fornisce certezze verso il futuro.” Giocando questa carta il credino deflette critiche e argomentazioni in maniera talmente astuta e impercettibile così che nessuno si accorga, lui compreso. Le contraddizioni del credino o vengono completamente ignorate oppure vengono addirittura rigirate a proprio vantaggio trasformandole in conferme.

L’asso del Guru di Briscola, o la “Matta”: (es: “Se esperisci l’aura divina del leader” dice il credino “vedrai la verità!”)

E’ ovvio che questo tipo di giocata non apporta alcun elemento logico e concreto ad un eventuale dialogo. Il credino dice: “Io l’ho sperimentato veramente, ho ascoltato la sua voce, sono stato accarezzato dalla sua aura.” (che schifo!) L’interlocutore, non per colpa sua, non può sapere in quanto non si è mai trovato nella vicissitudine inequivocabile e rivelatrice di verificare l’oggettiva autenticità del guru o di qualsivoglia insegnamento spirituale: il credino non si reputa migliore, ma modestamente solo più fortunato. Quando il credino si fa una grande scorpacciata di baggianate e corbellerie dette dal proprio maestro, non vede
l’ora di rigurgitarle giocandosi questa carta, questo “jolly” che è il suo favorito: “Vero o no, per me funziona! Se solo avessi incrociato il suo sguardo,” dice tronfio “se solo tu avessi sentito la sua energia, capiresti e non avresti più alcun dubbio!”
La carta dell’Etichettatura: (“Chi critica” risponde il credino “è soltanto il tuo ego”; oppure “Sei solo identificato!”)
Per non usare sempre la carta “della Proiezione”, quando l’interlocutore esprime la sua assennata opinione, essa viene subito messa in quarantena dal credino in quello spazio lasciato vacante dal suo raziocinio. Questo dà al credino quel tanto per permettergli con ogni presunzione di riconoscere quel qualcosa, distorcerlo, minimizzarlo, catalogarlo e metodicamente buttarlo nel cestino in quanto proveniente da un ragionamento logico, ovvero inconsapevole e incompleto. La ormai ‘ridigurizzata’ mente del credino non ha che la scelta di sterilizzare il pensare altrui per non rimanerne infettato, perché esso è originato da una parte spiritualmente assente, carente o malata. Come contro un virus che fa ammalare la spiritualità, il credino sguinzaglia gli anticorpi del suo credo, sfoggiando il suo sgargiante esclusivo linguaggio per bollare e neutralizzare le critiche insussistenti.
La carta “Due Pesi e Due Misure”. (“Le funzioni umane” dice il credino “non sono la consapevolezza divina, e viceversa.”)
Questa carta a doppia faccia ha la velleità di giustificare l’operato del guru e il suo indottrinamento, legittimandone ogni stonatura. Essa viene giocata per lasciare intaccata e illesa la sua indubbia appartenenza al divino. La parte ultraterrena (consapevolezza) e la parte terrena (funzioni) nel guru agiscono su piani imprescindibilmente diversi.  Se non si è “consapevoli”, non si può certo giudicare la consapevolezza. Per esempio, dietro ad un’azione criminale intrapresa dal guru, o anche dal suo seguace, se non si è sotto l’influsso di una qualsiasi illuminazione è impossibile coglierne chissà quale integerrimo e incomprensibile motivo nascosto dietro. Giudicare l’operato della consapevolezza, infatti, è un chiaro segno d’incomprensione del livello su cui essa opera. Per esempio: il guru può mentire, mettere incinta la moglie del proprio amico, predicare bene e razzolare come gli pare, esprimere giudizi e emozioni negative, ecc… perché lui è puramente un veicolo, uno strumento usato dalla consapevolezza in maniera intenzionale e didattica. Così, per magia, le sue menzogne saltano di livello: dal livello terreno a quello astrale. Questa carta con una faccia ha la particolarità di giustificare ogni baggianata e ogni spregevole azione del guru, poiché di nessun rilievo rispetto alla coscienza soprannaturale, nonché al tempo stesso con l’altra faccia sottolinea la parte terrena, bassa e senza speranza che invece è preponderante e padrona assoluta nell’interlocutore. (La parte bassa del guru inventa la parte alta per giustificarne l’operato.) 
La carta della “Certezza della Possibilità” o anche di “Chiusura”: (“Non ci sono prove che la consapevolezza esista” dice il credino “ma non si può neanche provare che non esista.”)
Esistendo la possibilità (sebbene infinitesimale e insussistente) dell’esistenza di qualsiasi cosa immaginata, questa più che improbabile certezza della possibilità, nel credino si traduce istantaneamente in convinzione, certezza e realtà. Di fronte all’assenza di qualcosa invece di dire semplicemente “Non c’è!”, usando la sua astratta logica il credino dichiara: “Ci potrebbe essere… quindi c’è!” Questa convinzione, questa fede nell’esistenza dell’inconfutabile, costituisce il presunto asso nella manica del credino. Rimanendo con nonchalance d’accordo di essere in disaccordo, si crea la separazione necessaria e conseguente garanzia di sospendere ogni tipo di giudizio nei loro confronti, mantenendo intatta e lecita ogni loro fantasia e convinzione. 

Imperterrito il credino continua a fare questo gioco d’azzardo in maniera stoica, rimanendo imperturbato, distaccato e… assente. Ognuna di queste carte può potenzialmente porre fine al gioco e dare al credino l’illusione di concludere la conversazione lasciando con successo maestro, seguace e gruppo ad un incompreso ed indiscutibile livello superiore. Il credino però ignora che il raziocinio e il buon senso rendono immuni dalla presunta efficacia e veridicità di ogni sua giocata. Infatti, affinché possano funzionare, queste carte possono e debbono essere giocate esclusivamente dai guru e i loro seguaci all’interno dei loro ambienti settari. L’analisi qui riportata potrà tornare utile per sbugiardare il dozzinale ‘bluff’ dei credini, in quanto potrà essere facilmente applicata ad ognuno di loro. L’uso di queste smargiassate è di per se stesso la carta tornasole che ciò con cui si ha a che fare è senza dubbio un organizzazione settaria, faziosa, autoritaria, ambigua e perniciosa, e la persona con la quale avete appena avuto quello scambio è certamente un credino.

BRINDISI AGLI IDIOTI (Gurdjieff)


“Ho dell’ottimo cuoio da vendere
a chi vuole farsi le scarpe.”

G. I. Gurdjieff

 

 

 

 Prima fonte:  http://viverealtrimenti.blogspot.it/2011/02/newsletter-cura-della-comunita-di.html

 

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La «scienza degli idioti»
 
G. I. Gurdjieff è un autore essenziale per afferrare determinati princìpi del Lavoro psicosintetico. In queste newsletter verranno offerti alcuni passi che illustrano il suo pensiero in proposito.
Il seguente elenco è tratto da un’interessante rivista portoghese, Tentaculo, che riporta questa formulazione della «scienza degli idioti», sulla quale si fondavano i famosi «brindisi agli idioti» di Gurdjieff. L’elenco, non è una semplice trovata umoristica, ma qualcosa su cui riflettere seriamente. La traduzione ci è stata gentilmente offerta da una traduttrice cubana, Alatiel, che ha visitato la nostra comunità e che ringraziamo di cuore.
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L’idiota ordinario
 
Tutto psichismo, niente essenza. Cerca conforto, evita pressioni a tutti costi. Ordinario in tutti i sensi.
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Il super idiota
 
Pieno di emozioni. Si sente superiore agli altri. Ha molti bisogni e tutti sono più importanti di quelli altrui. Non è capace di parlare di sé, ponderare, esaminare, pensare in modo razionale. Passa sopra tutti e tutto. Ha dei frequenti squilibri emozionali e la sua volontà è l’unica ad essere ubbidita.
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L’arci-idiota
 
Segue la routine come un orologio. Totalmente prevedibile ma non fidato, a meno che si prendano delle precauzioni contro le sue debolezze e abitudini. Non riesce mai a finire qualcosa.
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L’idiota senza speranza (disilluso)
 
Si prende pena solo di sé stesso, è incapace di vedere la sofferenza altrui.
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L’idiota compassionevole
 
Si prende compassione degli altri, vede la sofferenza degli altri più grande della propria e non riesce ad aiutare se stesso. Tende a negarsi personalmente o nulla.
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L’idiota strisciante
 
Non ha pietà di sé né degli altri. Non accetta aiuto e quando questo gli è dato, si sente a disagio e colloca una maggiore distanza fra lui e la fonte di aiuto.
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L’idiota scatolato
 
Coglie lampi di verità, ma non cambia nulla dentro di sé. Incomincia a vedere, ma non ha volontà, è restio o incapace di avere un obiettivo reale.
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L’idiota totale
 
Vede il proprio “io” reale e lo riconosce come un semplice cumulo di abitudini inconsce. Si vede vorticare nel ciclo della vita e dell’esistenza e può avvertire i risultati di un lavoro incessante e ripetuto. Tuttavia, nonostante sia totalmente cosciente di sé in quanto essere essenziale, non può agire veramente.
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L’idiota a zig-zag
 
Inizia una lotta disperata per liberarsi dalla oppressione della mente. Costui è dominato dai bisogni sociali e culturali, ma la lotta ha avuto inizio. Si muove da un lato all’altro a zig-zag perché non riesce ad andare in linea retta per via del suo psichismo. Solo la battaglia attira la sua attenzione. Dimentica tutto il resto
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L’idiota illuminato
 
Conquistata la libertà, si è liberi dalle sofferenze e dalle esigenze della psiche. È in uno stato di essenza attiva, ma è alla ricerca della scelta di una via.
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L’idiota che dubita
 
Anche se è libero dalle esigenze della psiche, l’universo è infinito e inconoscibile. “Quella formichina sono io! La libertà stessa ha i suoi limiti!”
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L’idiota imbecille
 
Rifiuta la fuga e la liberazione personale, e si rivolge al mondo per ottenere potere e riconoscimento, condividendo con altre persone, ma alla sua maniera e nei suoi termini. Desidera essere il signore del mondo.
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L’idiota capace
 
Talentuoso e dotato di una mente fortemente sviluppata, è capace di fare e agire senza dover pensare o dare troppe spiegazioni. È un artigiano o un artista.
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L’idiota benevolo
 
È capace di aiutare gli altri in modo concreto e allo stesso modo è capace di una vera misericordia, e non di una compassione immaginaria e inefficace.
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L’idiota immobile
 
Non cerca di fuggire né di avvicinarsi alla fonte di aiuto. È capace di ricevere e canalizzare gli aiuti dalle fonti e dai poteri superiori.
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L’idiota al quadrato
 
Deliberatamente crea ostacoli e pressioni insormontabili.
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L’idiota al cubo
 
Sviluppa la coscienza di sé, creando deliberatamente ostacoli e pressioni per le altre persone, malgrado il suo desiderio di pace e di quiete.
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L’idiota logaritmico
 
Deliberatamente crea il paradosso di tentare di trasmettere la conoscenza agli altri. Tenta di guidarli attraverso il Corridoio della Follia, sapendo che è impossibile aiutare là nelle profondità dei loro ‘io’.

 

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Fonte 2 -> http://www.danze-di-gurdjieff.it/Templates/Italiano/TopicsOTI1.htm


“Questa donna, di cui stiamo parlando, ci ha raccontato qualcosa della sua vita con Gurdjieff e delle sue abitudini, anche apparentemente strane, tipo il ‘brindisi degli idioti’.
Ad esempio la prima volta in cui venne introdotta nella stanza dove Gurdjieff teneva i suoi banchetti, andò istintivamente a mettersi di fianco a lui, inginocchiata per terra. Gurdjieff le donò un pezzo di dolce e lei si sentì immediatamente accettata dal maestro. Era durante questi grandi pranzi che Gurdjieff faceva il ‘brindisi degli idioti’ – ma su questo non ha fornito particolari – so solo che c’era l’Idiota Quadrato, l’Idiota Normale, l’Idiota Circolare e tanti altri tipi di Idioti. Questa cosa degli Idioti, per quanto a prima vista possa sembrare strana e incomprensibile – o anche un atteggiamento molto duro, persino offensivo – ha un suo senso preciso: credo che Gurdjieff in questo modo volesse indicare la caratteristica principale della persona, il carattere distintivo della personalità, la sua maschera, l’ostacolo maggiore – e in questo sta l’idiozia – per una crescita oltre la personalità, verso la vera essenza, ciò che egli chiamava l’anima… e così prima faceva la ‘foto’ alla persona e poi la prendeva in giro!
Ci ha raccontato anche di altri atteggiamenti di Gurdjieff con i discepoli: strani, ironici ma in qualche modo affettuosi, sicuramente utili per aiutarli a trascendere convenzioni sociali e condizionamenti, e prepararli per il Lavoro: durante questi pranzi lui aveva alla sua destra una donna che chiamava poubelle (spazzatura), alla quale dava le cose che non aveva più voglia di mangiare e, se lei non le voleva, accanto c’era un’altra persona – soprannominata egout (fogna) – a cui lei poteva riversare questo surplus. Mi raccontò, come a volte Gurdjieff caricasse in auto lei e le altre danzatrici della prima fila, che venivano chiamate dagli altri discepoli ‘le vacche sacre’ – e le portasse in giro guidando a una velocità spaventosa. Da queste storie del suo maestro mi arrivava certo un’immagine di serietà, ma ancora più di determinazione – una specie di spirito zen: totale, ma con una vena di follia, serio, ma mai serioso. Non doveva per niente essere rigido come tendono a farlo apparire alcuni gurdjieffiani.”

Quel che ti fotte non è il tuo sistema cognitivo ma il tuo sistema RINCOGLIONITIVO


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ovvero le tue insistenti seghe mentali

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http://img169.imageshack.us/img169/2884/seghe20mentaliqg5.jpg

 

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